Nel deserto

Molto sintetico, Marco. Non si addentra a descrivere le tre tentazioni. Però si addentra nel deserto e noi con lui. Lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Misteriose parole, misterioso Spirito Santo che spinge Gesù contro Satana. Fu una bella prova anche per il povero diavolo che, come sappiamo, ne uscì con la coda tra le gambe. Ma non si diede per vinto, sarebbe tornato a tempo opportuno. E noi? Ci siamo già ritirati o nemmeno abbiamo iniziato? Elemosina, preghiera, digiuno. Ci ricordiamo quanto detto solo…

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Con loro

I malati li chiamiamo pazienti perché patiscono. Anche i dottori dovremmo chiamarli pazienti perché pazientano. È molto più bello avere a che fare con i sani, con gli intelligenti, gli interessanti, con quelli che ci fanno divertire e ci tirano su. E allora perché tu sei venuto a chiamare i malati e i noiosi, gli sbagliati e i pubblicani? Da dove ti veniva la forza di stare sempre con questo tipo di persone? Forse perché non è così: non stavi sempre con loro, stavi tanto, costantemente, con Dio-in-te, col Padre…

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Elemosina preghiera digiuno

Ci siamo già a lungo fermati su queste dispute legalistiche: perché noi digiuniamo mentre i tuoi no? Oggi ci lasciamo colpire da una parola che durante l’anno ormai si usa solo prima di esami clinici, per fare una breve comparsa spirituale in Quaresima: digiuno. Tuttavia anche in Quaresima è una parola che sa di vecchio e di volontaristico. Perché infatti digiunare? Come può Dio essere contento se mangio di meno? La domanda è però forse un’altra: come posso esser contento io, sapendo che c’è qualcuno che digiuna senza averlo scelto? Ecco che si illumina…

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Di nuovo

Lo ripete. Lo rifà di nuovo perché anche la gente ha di nuovo fame. L’evangelista Marco narra qui una seconda “moltiplicazione” dei pani e dei pesci. Era dunque abitudine di Gesù dar da mangiare agli affamati. Di nuovo. È bella questa espressione. Ci ricorda che i bisogni dell’umanità non sono soddisfatti “una tantum”. Bisogna provvedere di nuovo, di continuo. E continuo deve essere il nostro curarci degli altri. Si avvicina la quaresima e ci chiediamo: che digiuno farò? I più coraggiosi però si chiederanno: chi sta digiunando a causa mia? Di chi sento compassione al punto da…

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Effatà!

Effatà, apriti! Siamo tutti chiusi, incapaci di ascoltare ed ascoltarci. Ascoltar noi stessi, anzitutto, e gli altri. Effatà, sospiriamolo anche noi guardando verso il cielo. Effatà! Non sentiamo più nulla, né ispirazioni né emozioni né Spirito. Per questo non sappiamo più cosa dire e, se parliamo, facciamo danni. Non abbiamo più nulla da dire perché non abbiamo più nulla da ascoltare. Siamo tutti pari, tutti già bravi, tutti arrivati al top. Solo chi sa di non sapere affina l’udito e ascolta e impara e cresce. Solo chi sa di non saper parlare misura le parole, alza…

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La giornata

Momenti di cielo, momenti di terra. Guarigioni ed esorcismi, silenzio e preghiera. Alba solitaria, tramonto affollato. La giornata di Gesù era intensa, ma non lo schiacciava. Certamente piena, ma non lo travolgeva. Soprattutto, Dio c’era sempre. Era grazie al contatto costante con Lui, che tutto il resto poteva accadere. Sullo stesso vangelo https://lalocandadellaparola.com/2024/01/10/ventiquattro-ore/

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Le corse

La barca e la folla. I momenti di solitudine e intimità fraterna alternati a quelli di immersione tra la gente. Com’è importante trovare i giusti spazi! Com’è vero che non si può dimenticare d’essere uomini, non macchine instancabili. Persino la terra riposa d’inverno e dorme, per poi dare frutto. E invece noi sempre affannati, sempre col respiro alto come chi corre, come chi ha paura, come chi sta per morire. Ricordaci Signore che hai creato anche il riposo, la sosta, lo stacco. Ricordaci che il vero riposo interiore lo trova…

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E tu bambino

Questa festa ci riporta ai giorni del Natale, col piccolo Gesù presentato al tempio di Dio e l’anziano Simeone che lo definisce luce delle genti. Da qui la festa della candelora, la benedizione delle candele, che domani verranno usate per benedire la gola nella festa del suo patrono san Biagio. Luce, abbiamo bisogno di luce, di gente luminosa e illuminata. Abbiamo bisogno di gratitudine, di persone capaci di portare a Dio la propria vita in segno di riconoscenza. Sì, dobbiamo riconoscere che tutto ciò che abbiamo, cose, persone e idee, tutto è…

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Unico volo

Siamo felici di seguire un Gesù così libero, così forte di una forza interiore. La forza che gli veniva dal contatto costante con Dio dentro di sé. È lì, in Dio-in-noi che ritroviamo tutti. È lì che possiamo dialogare con chi è lontano, irraggiungibile, già passato nell’altra vita. È lì che abbracciamo chi rifiuta il nostro abbraccio, è lì che facciamo pace e benediciamo chi ci è nemico. È in noi, nel contatto interiore con Dio-in-noi, che ci accorgiamo di essere tutti connessi, tutti parte di un unico volo. Vi rimando…

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Calmati

Che invidia! Dormire tranquillo durante una tempesta, mentre le onde si rovesciano nella barca. E dormire non solo per la stanchezza, ma per la fiducia in Dio. La nostra testa è sempre agitata, il nostro cuore sempre impaurito. Pensieri e preoccupazioni si affollano rubandoci il sonno e la serenità. Ci pare che gli altri non si accorgano di nulla e vorremmo gridare non vi importa di me? Abbiamo bisogno di imparare a respirare, a dire a questo mare di pensieri Taci, càlmati! È vero, non abbiamo ancora fede. Non riusciamo e trovare in te, Signore, la nostra pace…

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Ospiti

Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno. Senza chiedere né rifiutare, perché è giusto dare a tutti la gioia di preparare per te qualcosa di buono. In foto vedete l’ospitalità del popolo di Manseu, a Timor Est, che raggiunsi l’agosto scorso sul monte Ilimanu. Tutto il villaggio era in fermento per prepararmi il caffè. E tutti erano lì, a guardarmi bere, per scorgere sul mio viso ogni minima traccia di gradimento. Chi le scorderà mai quelle tovaglie, quelle tazzine cinesi col bordino dorato, procurate con chissà…

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In sé

Lui era in una casa, ma i suoi dicevano che era fuori. Fuori di sé. Eppure il maestro insegnò sempre l’opposto, cioè ad essere in sé. Gesù è il maestro del rimanere in se stessi e del rimanere in lui. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato (Gv 15). Gesù era costantemente in sé ed era proprio in sé che trovava Dio. Quel Dio buonissimo che lui chiamava Padre e di cui si percepiva Figlio. Siamo noi che…

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Voglio pace

Facciamo un’eccezione e fermiamoci oggi sulla prima lettura, presa dall’antico testamento. Un racconto comico quanto serio ed emozionante. Una pagina di Bibbia che amo, perché in quella grotta ci andai davvero, anni fa, alle sorgenti di Engaddi, in Israele (in foto). Una caverna dove quel giorno entrò re Saul per coprire i suoi piedi, che è un modo elegante per dire “fare i suoi bisogni”. E non si accorse che il fondo della caverna era occupato nientemeno che da Davide e i suoi uomini. Il giovane Davide a cui Saul stava dando una…

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Vedrete

Uno dei due discepoli di Giovanni Battista che avevano seguito Gesù, era Andrea, fratello di Simon Pietro. E l’altro chi era? Probabilmente era chi scrisse questa pagina, Giovanni l’evangelista. Una testimonianza diretta, lucida dopo anni, precisa persino nell’annotare l’ora in cui i due andarono e videro dove dimorava Gesù: circa le quattro del pomeriggio. Dunque Giovanni e Andrea, colleghi di pesca con i rispettivi fratelli (Giacomo e Simone) e padri (Zebedeo e Giona), erano entrambi discepoli del Battista. Erano dunque dei pescatori e certo non frequentavano la facoltà teologica di Gerusalemme, ma ciò non…

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Passando lo vide

Ecco che chiama il quinto, dopo le due coppie di fratelli pescatori. Levi, figlio di Alfeo. Povero Alfeo. Essere della tribù sacerdotale di Levi e ritrovarsi con un figlio collaborazionista dei romani. Un infame venduto al nemico per raccoglierne le imposte facendoci la cresta. Un impostore, appunto. Gesù però vede in lui un fratello malato. Sono così tante le malattie del cuore… Tutte però si possono curare e il rimedio non è che l’amore. Sentirsi chiamato, sentirsi stimato, dà a Levi la forza di alzarsi e seguire Gesù. Diventerà poi Apostolo ed evangelista. Il suo…

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Dal tetto

Probabilmente siamo ancora nella casa di Pietro e Andrea, dove Gesù guarì la suocera di Pietro. Una casa che ormai è assediata dalla folla, scoperchiata da chi vuole raggiungere Gesù ad ogni costo per salvare un amico. Una casa in cui si annuncia la Parola, quella Parola che quando è sulla bocca di Gesù accade all’istante. Una casa in cui risuona la più bella parola che si possa udire: Figlio, ti sono perdonati i peccati. Vero, verissimo: solo Dio può perdonare i peccati. Ma se diveniamo consapevoli che Dio abita…

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Uscendo dall’acqua

Quando dovremo decidere noi, collocheremo questa festa d’estate. Celebrare il battesimo di Gesù all’indomani del Natale e dell’Epifania è perlomeno fuorviante perché ci rende naturale immaginare il battesimo di Gesù bambino, magari con i parenti e qualche invitato. Nulla di tutto ciò. Giovanni Battista immergeva (= battezzava) nel Giordano la gente desiderosa di cambiare vita. Gente che non conosceva ancora Gesù, che Giovanni stesso attendeva con fede: Viene dopo di me colui che è più forte di me, egli vi battezzerà in Spirito Santo.  In questa pagina di Marco è narrato…

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I Magi

Offrirono tre doni, ma quanti erano loro, i Magi, non lo sappiamo. Forse partirono in molti ed arrivarono a Betlemme in pochi. È tanto facile scoraggiarsi, lasciar spegnere l’entusiasmo e smettere di camminare. Almeno imparassimo a concludere, a lasciarci salutando, decidendo di dire basta. Macché, si smette semplicemente, si tace, non si cammina più, non si parla più. i si stacca dal gruppo e si sparisce. Forse invece i Magi alla partenza non erano che tre o quattro, magari derisi o salutati da un “buona fortuna” carico di sarcasmo. Non sempre si viene capiti…

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Seguitemi

Filippo e Natanaele, altri due nuovi discepoli. Due nomi, due storie. Un nome tutto pagano, greco, Filippo, “colui a cui piacciono i cavalli”. Che ci faceva un ebreo con un nome simile? Filippo era di Betsaida, e Betsaida è al nord, vicino al confine. Non vogliamo dire che era figlio di una coppia mista (cosa vietatissima, ma si sa come vanno certe cose), di certo però era figlio di gente non troppo osservante. L’altro invece era Natanaele, “dato da Dio”, e non occorre aggiungere altro. Gesù però aggiunge, commenta, osserva…

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Sacra famiglia

Tornano ancora queste pagine di Vangelo che ci accompagnano ormai da due giorni. Ci fermiamo su queste parole: Maria e Giuseppe portarono il bambino Gesù a Gerusalemme per presentarlo al Signore. Nel vangelo di Luca, questo da Betlemme a Gerusalemme è il primo viaggio di famiglia. Seguirà poi quello da Gerusalemme a Nazareth e, dodici anni dopo con Gesù dodicenne, da Nazareth a Gerusalemme dove si perderà. È bello immaginarli così, in viaggio, loro tre. Fa invece un po’ sorridere sapere che andarono a presentare il primogenito al Signore. Come…

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Cresceva

Anna, di ottantaquattro anni, parlava di Gesù bambino ma non a tutti. Solo a quelli che aspettavano la redenzione di Gerusalemme. Aspettavano la libertà fisica e morale. Erano oppressi, occupati da Roma, e lo attribuivano anche ai propri peccati. Desideravano la redenzione. Oggi è nato per voi un salvatore, avevano detto gli angeli ai pastori nella notte di Natale, aggiungendo: troverete un bambino.  La redenzione viene da un bambino. Da quel bambino che Anna e Simeone avevano indicato e preso in braccio. Da quel bambino che cresceva e si fortificava. Ci voleva dunque tempo perché divenisse un…

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Contraddizione

Sono misteriose le parole del vecchio Simeone. Dice che Gesù sarà segno di contraddizione affinché siano svelati i pensieri di molti cuori. Parole misteriose sì, ma anche evidenti. È nei contrasti che riusciamo a vedere meglio dentro noi stessi, nel cuore. A volte sono proprio i contrasti con gli altri che ci svelano quanto e se ci teniamo a loro. Altre volte è la vita a contraddirci: problemi di salute, economici o di lavoro ci trafiggono l’anima e ci permettono di guardarle dentro. Scopriamo ciò che non credevamo d’avere: capacità di resistenza, forza di…

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Consumarci

Abbiamo celebrato ieri l’inizio di una nuova vita e già celebriamo la fine della vita di un ragazzo, di Stefano primo martire. Vita e morte si intrecciano stretti, ma forse amare è proprio questo. Chi segue Gesù non è esentato dalla morte né dalle difficoltà, ma sa per chi morire e per chi faticare. E questo cos’è se non amore? Non siamo in questo mondo per uscire indenni dalla vita, ma per consumarci ardendo per amore…. https://lalocandadellaparola.com/2023/12/26/consumarci/

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Nessuno

Dio, nessuno lo ha mai visto:il Figlio unigenito, che è Dioed è nel seno del Padre,è lui che lo ha rivelato. Perché chi vede lui, vede il Padre. Eppure non vediamo che un uomo, non un Dio. Ed è esattamente questo che ci vuole insegnare: essere più umani. Noi che vorremmo essere degli déi, dobbiamo imparare cosa significhi essere uomo e donna. Buon Natale a tutti voi!… https://lalocandadellaparola.com/2023/12/25/nessuno/

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Dio e uomo

Tutte le generazioni da Abramo a Davide sono quattordici, da Davide fino alla deportazione in Babilonia quattordici, dalla deportazione in Babilonia a Cristo quattordici. Settimane di anni, di generazioni. Settimane e settimane di epoche e persone, di madri in attesa di generare figli. E dopo tre volte il doppio di sette, cioè al tempo giusto e perfetto, fu generato Gesù Cristo per opera diretta dello Spirito Santo. E noi in questa notte, ancora una volta, dopo migliaia di anni e di generazioni, noi ancora una volta celebreremo il Figlio che diviene Uomo Gesù. Che lo voglia o no,…

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Fratellanza

Tempo di Natale, tempo di parenti. “Parenti serpenti”, dice il proverbio che per intero è ancora più forte: “parenti serpenti, cugini assassini, fratelli coltelli”. Razza di vipere, dirà da grande alle folle questo bambino Giovanni. Razza della vipera, discendenti del serpente. Dunque non tanto parenti serpenti, ma “parenti del serpente”. Come uscire allora da questa parentela con la serpe, da questa fratellanza con il male? Occorre un nome nuovo, una nuova dinastia. Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome, dicevano a Elisabetta, e ben per questo lo chiamò Giovanni. Occorre un nome…

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Con te

Ha guardato l’umiltà della sua serva, dice il canto della giovanissima Maria in casa di Elisabetta. Carlo Maria Martini ci disse che umiltà si potrebbe anche tradurre con umiliazione. L’incontro di Maria con Elisabetta fa capire a Maria che è tutto vero. Vedere quella donna al sesto mese di gravidanza l’aiuta a credere che l’angelo non è stato un sogno e che la propria gravidanza è possibile e reale. A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?  Le parole di Elisabetta la confortano e la fanno sentire improvvisamente capita e anche…

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Chi sei?

Per la curiosa faccenda dei sandali di Gesù vi rimando a questo articolo https://lalocandadellaparola.wordpress.com/2023/12/10/scalzi/ Ci fermiamo un attimo su altre parole di Giovanni Battista, su quel suo modo così strano di parlar di sé. Io non sono. Ecco la sua risposta quando insistono a chiedergli chi sei? È forse davvero il primo passo da compiere. Iniziare cioè a capire chi non siamo. Poi, forse, capiremo qualcosa in più di noi stessi. Io non sono. Non sono come voi, come voi mi vorreste, come voi vi aspettereste. Avessimo almeno questa forza,…

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Scegli

Mentre scendevano dal monte (dove avevano visto Gesù trasfigurato parlare con Mosè ed Elia) i discepoli domandarono a Gesù: «Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elìa?». La domanda è più che legittima perché, avendoli visti insieme, è ovvio chiedere perché Elia dovrebbe apparire prima. Ma ci siamo già fatti questo genere di domande tre giorni fa. Oggi piuttosto ci colpisce l’espressione di Gesù: hanno fatto di Giovanni quello che hanno voluto. Come di un oggetto. Ed è sempre così, degli altri possiamo fare davvero quello che vogliamo. Possiamo amarli, rialzarli, dare…

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Le opere

È vero, non ci va mai bene nulla e per poter apprezzare qualcuno lo dobbiamo perdere. Quando è lì con noi, non gustiamo la sua presenza. Non va bene Giovanni Battista, con la sua vita solitaria nel deserto. Non va bene Gesù, con le sue frequentazioni ambigue. Non va bene l’inverno perché è freddo né l’estate perché è calda. Ma cosa davvero vogliamo? Siamo come quei bambini a cui si chiede cosa vogliono di regalo a Natale. “Non lo so”, rispondono annoiati. Ma se non gli fai trovare nulla sotto…

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Scalzi

Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Ai tempi di Giovanni Battista, due erano le ragioni per cui si girava scalzi. La prima ragione è la maledetta miseria, che costringe ancora oggi milioni di persone a camminare scalze per il mondo. L’altra ragione era l’opposta. Cioè vi erano persone che volontariamente, in segno di penitenza, chiedevano al maestro spirituale di slacciare loro i saldali e rimandarli scalzi come poveri. È il gesto più…

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Come senza pastore

Che scena meravigliosa, che spettacolo! È tutto un movimento, un non restare fermi, un darsi da fare. È un cuore che batte forte, quello di Gesù, che si emoziona di con-passione per la stanchezza fisica e psicologica della gente. È un uomo che decide, Gesù, che invia, che provvede, che cerca soluzioni. È un uomo che prega e chiede di pregare perché molti non si limitino a ricevere ma sappiano dare. Operai, gente che compie opere di misericordia. Gratuitamente avete ricevuto gratuitamente date…. https://lalocandadellaparola.com/2023/12/09/come-senza-pastore/

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Il frutto di quell’albero

Ecco il peccato originale, la misteriosa origine di ogni peccato. La voglia di fare da soli, di decidere da sé la propria legge o, peggio, di non volere alcuna legge. Il sospetto che la legge di Dio non sia una barriera per non cadere ma un recinto per impedire la libertà. Non morirete affatto, anzi!, aveva suggerito il principe del male, sibilando come serpe dalla doppia lingua, dalla ambigua parola. Ecco la serva del Signore, ecco una ragazza che vuole servire a Dio, che gli vuole essere utile. Ecco una…

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Vegliare

A noi non piace scoprire di non essere attesi. Arrivare a casa dopo un lungo viaggio e non trovare nessuno ad aspettarci. “Rimanere svegli, essere attenti, avere cura, vegliare dunque: veglia la sposa che attende lo sposo, la madre che attende il figlio lontano, la sentinella che scruta nel cuore della notte; veglia l’infermiere accanto al malato, il monaco nella preghiera notturna; vegliano gli uomini e le donne che sono pronti a raccogliere i segnali di aiuto dei loro amici nel pericolo, dei loro fratelli nel dolore, del loro prossimo…

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L’attimo

Dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita. E non si tratta solo di vino. Si tratta di ubriacature d’ogni genere: shopping compulsivo, uso incontrollato del cellulare, fumo, cibo. Ci si può ubriacare di pettegolezzi ed affannare per essere sempre i primi, anche quando non c’è nessuna gara. Ci si ritrova a dissipare energie per ciò che non conta o per chi non ne ha realmente bisogno. E quando un figlio dell’uomo è lì, davanti a noi, non abbiamo la forza di comparire davanti a lui, a lei, ai molti. Siamo colti impreparati, impacciati ed inattivi come un ubriaco al mattino dopo.…

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Osservare

Osservate. Le luci di Natale si accendono sempre più nelle vie delle città e le vetrine ci incantano di colori. Viviamo nella società dell’immagine e vediamo ogni giorno migliaia di foto, di video. Anche i messaggi con cui comunichiamo sono sempre meno scritti e sempre più da guardare. Torneremo ai graffiti sulle pareti delle caverne? Osservate, dice Gesù. Non limitatevi a vedere, nemmeno a guardare. Osservare, guardare attentamente, tenere gli occhi fissi su qualcosa o qualcuno, fino a significare osservare una promessa, una regola, una parola data.  Osservate quello che accade, dice…

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Il Re dirà

Eccole, le opere di misericordia. La tradizione ce ne ha consegnato un elenco più lungo, attingendo anche all’antico testamento e ad altre pagine di Vangelo. Le ha poi suddivise in due gruppi, quelle spirituali e quelle corporali. Papa Francesco ha suggerito di aggiungerne una quindicesima: “avere cura della casa comune”, cioè il creato. Gli elenchi, lo sappiamo, tendono sempre ad allungarsi ed è un buon segno. Non si può infatti porre limiti alla misericordia così come, purtroppo, infiniti e costanti sono i bisogni dell’umanità. Ciò che importa sono le opere,…

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Comunicare

Non osavano più rivolgergli alcuna domanda, perché aveva risposto bene e la loro domanda maliziosa era rimasta smascherata. Noi, che di domande maliziose non ne facciamo, abbiamo ugualmente paura. Preferiamo rimandare, accontentarci di una comunicazione di superficie. Siamo stanchi e non abbiamo la forza di affrontare un dialogo che potrebbe essere difficile. Così preferiamo non chiedere, non sapere, lasciare tutto fermo. Il dialogo con i figli, con il coniuge, resta limitato alla comunicazione degli orari, degli impegni. “A che ora esci? Hai le chiavi?”, non si ha la forza di…

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La folla

Il popolo pendeva dalle sue labbra. Sempre il popolo pende dalle labbra di qualcuno. Grida “libertà!”, ma cerca un padrone, un capo da seguire, qualcuno che prometta di risolvere i problemi. La storia è piena di gente dalle cui labbra pendeva il popolo. Il mondo ne è tuttora pieno e sempre lo sarà. Nessuno diventa duce da solo. Che dire dunque? Gesù di Nazaret era un populista, uno che sapeva cosa dire e cosa tacere, pur di incantare le folle? Dal resto dei vangeli sappiamo che Gesù non faceva di questi…

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Talenti

Secondo le capacità di ciascuno, dice la parabola. E capacità significa volume, possibilità di contenere, dimensione. Dunque questo padrone diede a ciascuno secondo la propria capacità, non secondo la simpatia, non secondo i meriti, né fece preferenze o ingiustizie. Colmò le tasche di tutto ciò di cui le poteva colmare. Se la prese con quello che, pur avendo ricevuto, non aveva creduto in se stesso e aveva fatto prevalere la paura di sbagliare. A causa di questa parabola talento, che un tempo era una moneta, significa oggi appunto capacità, dono, qualità da mettere al servizio…

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Non distrarti

Il distratto ce lo immaginiamo a fissare il muro o imbambolato davanti ad un cellulare mentre si parla di cose importanti. Ed è certo così. Non esiste però solo la distrazione che rende inattivi. Dis-trarre significa infatti “tirare da due parti diverse”. Dunque esiste una distrazione iperattiva: Mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano… L’unica cosa importante però, non la fecero: accorgersi. Non si accorsero del diluvio, non si accorsero di ciò che stava loro accadendo. Un bel monito per noi, sempre così attivi, sovraffollati di incontri e impegni che ci danno…

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Ciascuno

È proprio così. C’è una parte che ognuno deve viversi e a cui nessuno si può sostituire. C’è in ciascuno di noi l’energia sufficiente ad affrontare ogni istante di vita, persino il più difficile. Contorcersi le viscere nel vedere l’altro faticare non serve che ad aumentare l’ansia e questa maledetta, si sa, è terribilmente contagiosa. Dobbiamo allora infischiarcene e lasciare che ognuno viva le sue sofferenze da solo? No di certo. La nostra vicinanza sarà però fatta di preghiera e sarà una preghiera di fede assoluta: io so che Gesù…

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