Varese, “un giardino” per l’Italia, “una carta” per il mondo

È da qualche settimana in libreria “La carta di Varese. Fascino Splendore” (Pietro Macchione Editore, pp. 146, € 25,00), scritto da  Carla Tocchetti, poliedrica intellettuale «nata professionalmente in una casa editrice a Padova, dopo una ventennale esperienza in agenzie di pubblicità milanesi nel settore salute», come si legge nella nota biografica nella terza pagina di copertina.

I varesini in particolare e il pubblico più in generale devono essere riconoscenti all’Autrice per la ricostruzione, realizzata con meticolosità certosina, dell’affascinante storia di un brand che, nel tempo, è diventato un vero e proprio oggetto di cult: la carta di Varese.

Non c’è interno di cassetto o di armadio di pregio, costruito dalla metà del Settecento agli inizi del Novecento, che non sia stato impreziosito con la carta decorativa denominata prima, “carta da parato Remondini” dal nome della tipografia veneziana (originaria di Bassano) che l’aveva realizzata e lanciata in Europa, poi “Stampi Remondini PESP” e infine “Carta Varese, Carta tipo Varese, Carta uso Varese”.

Lasciamo al lettore la suspence di conoscere l’evoluzione del nome dell’artistico manufatto, anche per non fare torto all’Autrice che vedrebbe penalizzato l’acquisto del libro, una volta svelata la “trama” in cui si dipana.

Per stimolare la curiosità alla lettura del testo di Carla Tocchetti, che mostra un indubitabile affetto per la cultura della città di Varese e anche per rendere il dovuto merito alla sua ricerca, riveliamo che quel PESP, dopo “Stampi Remondini”, è l’acronimo di Ponti, Esengrini, Suardi, Pasolini. Chi erano costoro? I mariti di Remigia, Ester, Antonia e Maria, le quatto gentildonne Ponti (le proprietarie delle sontuose ville, oggi di proprietà comunale) che  sono le vere artefici della ripresa dell’antica produzione di carta decorata da stampi originali Remondiniani destinata, oltre che a diffondere il nome della città nel mondo, a diventare quel sofisticato prodotto universalmente noto come “carta di Varese”.

In appendice sono riprodotte decine di esempi di “carte” con le quali i lettori, educati ad apprezzare le bellezze dell’arte, possono lustrarsi gli occhi.

Alberto Comuzzi ©

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