Autonomia, tasse, sicurezza e immigrazione il programma di “Patto per il Nord” 

Tra i richiami alla tradizione della vecchia Lega Nord e critica all’attuale linea del Carroccio, il neonato movimento Patto per il Nord punta a rientrare con decisione nel dibattito politico nazionale. A spiegarne obiettivi, priorità e strategia il segretario del partito, Paolo Grimoldi, ex deputato e volto storico del leghismo lombardo. In questa conversazione, raccolta a Milano, Grimoldi affronta i temi cardine della nuova formazione: autonomia differenziata, pressione fiscale, sicurezza, politiche migratorie, criticità del sistema sanitario e ruolo dell’Europa. 

a cura di Daniele Carozzi – La vecchia Lega Nord, quella dei duri e puri di progenie Cattaneo, Miglio e Bossi, pareva uscita dalla porta ma, ripudiato Salvini, rientra dalla finestra e vuole posizionarsi nel panorama politico nazionale. A parlarci di progetti, obiettivi e speranze sorbendo un caffè a Milano, è il monzese Paolo Grimoldi, cinquant’anni, già deputato per la Lega Nord dal 2006 al 2022 e, dal 15 novembre, Segretario del neonato partito “Patto per il Nord”.

Non vi basta l’autonomia ottenuta dalla coalizione di Centro Destra?

«Macché, sono soltanto promesse. Le stesse promesse firmate nel 2018. Cose insignificanti. Noi siamo per il bagaglio valoriale della vecchia Lega: una vera e propria autonomia, di modello svizzero, come paventava Gianfranco Miglio, che deve avvenire mediante una riforma costituzionale e gli otto passaggi parlamentari di rito. Un progetto per la macro area del Nord, ovvero fino a Toscana e Marche.»

Quali priorità avete?

«Il vecchio discorso del residuo fiscale, visto che attualmente noi diamo allo Stato molto più di quanto ci viene restituito, deve capovolgersi. Oltre a ciò intendiamo tutelare chi lavora con la perequazione degli stipendi e delle pensioni, oltre a diminuire la pressione fiscale.»

E allora parliamo di stipendi e pensioni

«Si è mai chiesto come mai al Nord le pensioni sono nella quasi totalità contributive, mentre al Sud sono in numero esagerato gli assegni sociali? Ovvero di gente che non ha mai lavorato o ha lavorato in nero! Ma non è finita qui. Gli stipendi andrebbero perequati alla zona in cui si vive. Lo stipendio con cui sopravvivi a malapena Milano, ti permette invece di vivere più che bene a Catanzaro, giusto per fare un esempio. Quanto alla pressione fiscale, sappiamo di quanto siano mostruosamente gravate le nostre imprese.»

Cosa rimprovera a Salvini?

«Per Salvini e il Governo del quale fa parte, di cose che non vanno ce ne sarebbe una lunga lista… Lei ricorda la gag di Crozza sul rapporto di forestali tra Canada e Sicilia? I forestali canadesi sono 4.200 e devono badare a un territorio immenso, eppure in quel minuscolo triangolino che al paragone è la Sicilia, ve ne sono 24 mila. Ebbene questo Governo ha foraggiato con 55 milioni i forestali della Sicilia. Regione che ha meno della metà degli abitanti della Lombardia ma ben cinque volte i suoi dipendenti pubblici! Non è finita qui. Ha provveduto alla stabilizzazione dei dipendenti pubblici al Sud, ma non al Nord. Sa come si chiama questo? Voto di scambio. Io ti regalo qualcosa e tu mi voti…»

Cosa mi dice del ponte sullo stretto?

«Noi del Patto per il Nord siamo assolutamente contrari al ponte sullo stretto. Quattordici miliardi, che poi lieviteranno, quando invece là dove si produce e si lavora Salvini toglie fondi dalla metropolitana Milano-Monza o impone rallentamenti ai cantieri sulla Verona – Padova. Così come aumenta il pedaggio sui caselli autostradali e ora li impone persino sulla intasata Milano-Meda. Tutto per finanziare un ponte sullo stretto, che non è assolutamente prioritario. Un ponte che deve essere finanziato dallo Stato. Si è mai chiesto come mai una simile opera, che secondo Salvini dovrebbe essere una risorsa per il trasporto e per l’economia nazionale, non ha attirato investimenti privati? Se i big dell’impresa non sono attratti da un simile investimento, un motivo ci sarà.»

Parliamo ora di sicurezza

«Le risorse destinate al Nord sono assolutamente insufficienti, con poche pattuglie di Forze dell’Ordine in grado di prevenire reati e disagi. Il gioco è sempre lo stesso: poliziotti e carabinieri vengono assunti, fanno qualche anno qui e poi, essendo il Nord troppo caro per i loro stipendi, dato che sono quasi tutti meridionali, fanno domanda per tornare al Sud. Così abbiamo personale che non arriverà mai a conoscere in modo approfondito il territorio.»

Credo di sapere già il suo pensiero sull’immigrazione clandestina. Ma come risolvereste voi un problema che neppure la coalizione di Centro Destra sembra in grado di arginare?

«Glielo dico subito: con il blocco navale in acque internazionali.»

Ma lo sa che se lei blocca un gommone o una nave Ong, i clandestini si gettano in mare e se lei non li salva succede un finimondo internazionale?

«Se si gettano in mare, li ripesco uno ad uno e poi li porto in Libia. Meglio dare soldi alla Libia per tenerli lì, piuttosto che mantenerli in casa nostra. Aggiungo che il Governo Meloni li sta facendo entrare legalmente a 500 mila per triennio. In più chiama infermieri dall’Uzbekistan o da Cuba quando potrebbe meglio pagare il nostro personale evitando che fugga all’estero.»

Sulla Sanità cosa mi dice?

«Anche qui mancano risorse. E poi abbiamo un sovraffollamento di pazienti che arrivano dal Sud perché in quelle regioni hanno carenze ataviche. Non lamentiamoci dunque se al Nord ci sono lunghissimi tempi di attesa per una visita o una terapia.»

Separazione delle carriere in Magistratura?

«Assolutamente d’accordo. Non scordiamo gli anni in cui il P.C.I. incoraggiava e finanziava i giovani affinché affrontassero la carriera giudiziaria.»

Cosa ne pensa dell’Unione Europea?

«Questa Europa a noi non piace. Non piace il suo “green deal”. Dobbiamo cambiarla per contenere i danni… Però pensi che se l’Europa ci costa 8 miliardi l’anno, Roma ce ne costa 125!»

È vero che voi del Patto per il Nord sareste favorevoli ad un servizio militare obbligatorio?

«Quello di avere una gioventù troppo spesso allo sbando o senza valori, è un dato oggettivo. Dunque un servizio armato secondo il modello svizzero, magari un mese all’anno in uniforme, per un tot numero di anni, non sarebbe male dal punto di vista educativo e valoriale.»

A proposito di militare, cosa ne pensa di Vannacci?

«Vannacci avrà pur ragione nel dire che la Storia, fascismo compreso, va riscritta perché a scriverla sono soltanto i vincitori. Posso anche essere d’accordo con lui, ma non lo ritengo un fatto prioritario. Fra riscrivere la Storia e diminuire tasse e bollette, preferisco la seconda.»

Per finire, quali Jolly giocherete per le amministrative di Sondrio, Como, Lecco e Varese?

«Per Sondrio contiamo su Jonny Crosio, su Como confidiamo in un bis dell’attuale sindaco in carica, Alessandro Rapinese e su Lecco vedremo fra Lorenzo Bodega, Giovanni Colombo o Andrea Robbiani. Su Varese ancora non posso dirlo. Non voglio rischiare di “bruciare” chi abbiamo in mente.»

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