La città che sale

Marco Garzonio, autore de “La città che sale” edito da San Paolo (22 euro, 374 pp), racconta la storia di Milano negli ultimi trent’anni, partendo da una frase di Lucio Dalla “Milano continua il tuo mistero”.

La narrazione parte dal 17 Febbraio 1992 giorno dell’arresto di Mario Chiesa e l’arrivo dell’inchiesta “Mani pulite”. Milano è la città delle metamorfosi e delle sperimentazioni. Le sue vicende storiche passano attraverso la rivoluzione industriale, la nascita del fascismo, la riscossa della resistenza.

Nel dopoguerra ha guidato la ricostruzione, il boom economico attraversando periodo controversi come gli anni di piombo dal terrorismo sapendo, però, rigenerarsi superando l’industrializzazione, la nascita del terziario fino all’economia di servizi.

Ciò che l’autore si chiede basandosi sulla esperienza personale e se esiste un “modello Milano” o se la città vada identificata come un “laboratorio”. Garzonio crede che Milano sia paragonabile ad un “laboratorio” in cui si sviluppano idee utili alla città stessa come ad altri contesti a differenza di un “modello” identificabile con una condizione di staticità.

Questo laboratorio si basa su solide fondamenta quali il lavoro e la tipica “operosità” della città; la sua anima solidale; l’innovazione. Importanti le istituzioni punto di riferimento cittadino la Chiesa con il famoso “rito ambrosiano” dove emerge con forza la figura del Cardinale Carlo Maria Martini.

Il Cardinale Martini è stata la guida morale della città soprattutto negli anni bui dell’inchiesta “Mani pulite”. Forse il segreto di Milano come ricorda l’ex sindaco Giuliano Pisapia e che le decisioni che riguardano la città sono sempre scelte pluralistiche senza decisione unilaterale ma che derivano dalla collaborazione tra le istituzioni.

Ora la sfida lanciata a Milano dalla pandemia da virus di Wuhan. Da qui l’idea che “La città che sale”, quadro di Boccioni, sia l’immagine della voglia di vita di Milano di quel laboratorio di idee che getteranno le basi per la città del futuro per essere di nuovo protagonista del cambiamento epocale che stiamo vivendo.

Donatella Salambat ©

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