“Esistenza e destino nella poesia femminile del Novecento” edito da Àncora è un saggio antologico, curato da Pierluigi Cambi, che esplora la condizione umana attraverso la voce di quattro autrici: Anna Achmatova, la prima donna a pubblicare poesie in Russia, poi perseguitata dal regime dei Soviet; Antonia Pozzi ragazza dell’alta borghesia milanese alle prese con le regole della sua stessa classe sociale; Wislawa Szymdorska intellettuale polacca premio Nobel per la letteratura del 1996; Patrizia Cavalli che ha vissuto e lavorato a Roma.
Il volume traccia una mappa della scrittura al femminile analizzando le opere di queste poetesse, diverse per biografia ed epoca, macché condividono la percezione di una incolmabile “mancanza d’essere”.
Il saggio si concentra sul conflitto tra l’esperienza del vivere (esistere) e l’essenza stessa dell’essere aggravati dalla presenza del destino percepito come una presenza oscura e indecifrabile.
L’opera evidenzia una costante tensione tra l’essere e resistere dove la poesia diventa lo strumento capace di controllare questo moto interiore.
Le quattro autrici offrono un punto di vista personale e dal contempo universale sui drammi sulle gioie della vita distaccandosi dai comuni canoni letterari tradizionali diventando testimoni della loro epoca.
Il destino viene affrontato come “terza presenza” un’entità occulta e ineluttabile che agisce nella vita delle poetesse segnandone l’esistenza.
Il lavoro di Cambi si distingue per essere un’analisi che pone a confronto stili e contesti diversi; dall’intimismo tragico di Anna Achmatova e Antonia Pozzi per giungere al distacco erotico e filosofico di Wislawa Szymdorska e dalla concretezza esistenziale di Patrizia Cavalli.
Il lettore è guidato in un percorso che evidenzia come il destino si manifesta in forme diverse e totalizzanti nelle opere di ciascuna poetessa. Il libro è un punto di riferimento per chiunque vuole comprendere come le donne hanno interpretato e rielaborato il Novecento dando voce alla profondità dell’animo umano.
La poesia non è più solo espressione ma diventa uno strumento capace di esplorare il Novecento ponendosi domande sempre da un punto di vista femminile.
