Ci sono libri che raccontano un autore e libri che, attraverso quell’autore, provano a interrogare il nostro tempo. “Pensare in grande”, dedicato ad Antonio Rosmini e curato da mons. Antonio Staglianò e Samuele Tadini per le Edizioni Àncora, appartiene a questa seconda categoria. Non è soltanto un volume su un grande pensatore dell’Ottocento, ma un invito a recuperare un modo di pensare capace di tenere insieme ragione e fede, conoscenza e vita, verità e amore.
A firmarlo sono due studiosi particolarmente vicini alla prospettiva rosminiana. mons. Antonio Staglianò, professore di Teologia fondamentale, è stato scelto nel 2022 da Papa Francesco come presidente della Pontificia Accademia di Teologia. Samuele Tadini, filosofo e storico della filosofia, è tra i maggiori conoscitori del pensiero di Rosmini, referente scientifico del Centro Internazionale di Studi Rosminiani di Stresa e professore di Filosofia presso la Facoltà di Teologia di Lugano. Il loro lavoro restituisce al lettore la complessità di una figura che non può essere racchiusa in una sola definizione: Rosmini fu filosofo, teologo, sacerdote, patriota e fondatore dell’Istituto della Carità.
Nato a Rovereto nel 1797 e morto nel 1855 a Stresa, Rosmini visse in un’Europa attraversata da profondi cambiamenti culturali e religiosi. Era un’epoca nella quale cominciavano a emergere quei processi di scristianizzazione che oggi, in forme diverse, tornano a interrogare la società contemporanea. La sua risposta non fu la chiusura, ma il dialogo: cercare di mostrare che fede e ragione non sono nemiche e che la ricerca della verità può diventare un autentico servizio all’uomo.
È proprio qui che “Pensare in grande” trova uno dei suoi punti di forza. Rosmini viene presentato come il filosofo dell’idea dell’essere e il teologo della grazia triforme, due prospettive che si incontrano nella convinzione che l’uomo non possa essere compreso se si separano la dimensione razionale da quella spirituale.
Per Rosmini, infatti, la ragione non deve essere messa da parte quando entra in gioco la fede. Al contrario, essa accompagna l’uomo nella ricerca della verità. Il ponte tra filosofia e teologia è l’essere: la filosofia si misura con l’essere ideale e universale, mentre la teologia si apre all’Essere assoluto e divino. La ragione conduce fino alla soglia della verità; la fede, illuminata dalla grazia, permette di andare oltre.
Questa visione porta Rosmini a difendere l’unità del sapere, opponendosi alla frammentazione delle conoscenze. Un tema che appare particolarmente moderno in un’epoca come la nostra, nella quale siamo continuamente esposti a una quantità enorme di informazioni, ma non sempre possediamo gli strumenti per collegarle, comprenderle e trasformarle in sapienza.
Il libro si sofferma anche sulle diverse forme della conoscenza, dalle scienze dell’intuizione a quelle della percezione e del ragionamento.
Il pensiero rosminiano invita a superare il frammentismo e a ricercare un’unità nella quale filosofia, scienza, etica e teologia possano dialogare senza perdere la propria specificità. Ma c’è un altro elemento che rende particolarmente interessante la proposta rosminiana: la carità intellettuale. Per Rosmini il pensiero non può rimanere chiuso nelle aule universitarie o nelle dispute degli studiosi. Pensare è anche un atto di responsabilità. La conoscenza deve diventare servizio, la verità deve tradursi in vita e la cultura deve contribuire alla crescita della persona.
Da questa convinzione nasce la sua pedagogia della carità, articolata nelle dimensioni temporale, intellettuale e spirituale. Educare significa aiutare l’uomo a comprendere la propria dignità, i propri diritti e i propri doveri, ma anche la responsabilità che ciascuno ha nei confronti degli altri.
Rosmini individua in questo cammino quattro pilastri: l’unicità della scienza, la comunicazione della santità, la consuetudine di vita e la scambievolezza dell’amore. Non sono formule astratte, ma indicazioni per trasformare il pensiero in esperienza concreta, nella giustizia, nella solidarietà e nella fraternità.
È forse questo il passaggio più interessante del libro: Rosmini non propone semplicemente di “sapere di più”, ma di pensare meglio per vivere meglio. La sua figura, riconosciuta dalla Chiesa con la beatificazione del 18 novembre 2007 da parte di Papa Benedetto XVI, appare così non come una presenza confinata al passato, ma come quella di un autore capace di porre domande ancora aperte. Come è possibile parlare di Dio all’uomo contemporaneo? Come conciliare fede e ragione? Come evitare che la cultura diventi soltanto accumulo di informazioni? E soprattutto: quale rapporto deve esistere tra la ricerca della verità e la responsabilità verso gli altri? Forse è proprio il titolo del volume a consegnarci la chiave per comprendere Rosmini: pensare in grande non significa pensare cose complicate, ma avere il coraggio di non accontentarsi di una visione parziale dell’uomo.
La sua lezione potrebbe essere racchiusa in un passaggio ideale dalla conoscenza alla sapienza, dalla sapienza alla responsabilità e dalla responsabilità alla carità. È questa, in fondo, la sfida che Pensare in grande affida al lettore: non avere paura di pensare in profondità, perché soltanto un pensiero capace di cercare la verità può diventare un pensiero capace di servire l’uomo.
