Dalla memoria dei defunti alla luce di Ognissanti la risposta della fede alle illusioni della società moderna

I primi giorni di novembre invitano a riscoprire il senso autentico del ricordo, ben lontano dal consumismo di Halloween. Le riflessioni di monsignor Marco Navoni sulle radici e sul significato della tradizione.

Nel cuore dell’autunno, mentre le vetrine si riempiono dei simboli commerciali e consumistici di Halloween, la comunità cristiana si appresta a vivere uno dei momenti più intimi e profondi del calendario liturgico: la solennità di Tutti i Santi del 1° Novembre e la successiva Commemorazione dei fedeli defunti del 2 Novembre. Due appuntamenti indissolubilmente legati che vanno ben oltre il semplice ricordo affettivo, proponendo una chiave di lettura originale sul senso della vita e della morte.

A ripercorrere l’origine e la spiritualità di queste ricorrenze è monsignor Marco Navoni, dottore della Veneranda Biblioteca Ambrosiana, nel suo volume L’anno liturgico ambrosiano. Storia e spiritualità. Mons. Navoni evidenzia come fu Sant’Odilone di Cluny, intorno al Mille, a collocare la festa dei morti il giorno successivo a quella dei Santi, creando un ponte ideale tra la terra e il Cielo. Una tradizione che nella Chiesa milanese ebbe una storia complessa e autonoma, legata inizialmente alla festa della cattedrale, prima che San Carlo Borromeo nel 1852 la uniformasse al resto d’Occidente.

Secondo il teologo milanese, i primi giorni di novembre impongono ai fedeli un doppio movimento dello spirito: «Ci obbliga innanzitutto a volgerci verso il passato, ma anche a protenderci successivamente con il pensiero verso il nostro futuro». Il ricordo dei cari scomparsi non deve cedee al rimpianto desolato o ridursi alla sola deposizione dei fiori sulle tombe, ma farsi preghiera attiva e comunione spirituale.

In una società contemporanea che tenta con ogni mezzo di rimuovere l’idea della finitudine umana, la prospettiva cristiana capovolge il paradigma. Contro i “paradisi artificiali” e la disperazione di chi considera la fine della vita come un muro insuperabile, la festa di Ognissanti ricorda la meta finale. Come sottolinea mons. Navoni, guardare ai Santi significa guardare al Paradiso e alla speranza della risurrezione: la morte cessa così di essere la fine di tutto per diventare l’inizio di una vita nuova, nell’attesa di ricongiungersi in un’unica famiglia eterna.

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