Le guerre sono sempre mosse da ragioni economiche e sono promosse da élite dominanti che intendono perpetrare o espandere il proprio potere. Le due guerre che vedono coinvolte l’Europa, gli Usa e Israele, riguardano due Pesi importanti di quel Brics di cui nessuno aveva mai sentito parlare fino al 2011.
Si tratta infatti di un’organizzazione intergovernativa e un blocco geopolitico di economie emergenti (nato originariamente come acronimo per Brasile, Russia, India e Cina, successivamente allargatosi a Sudafrica, Indonesia, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Etiopia e Iran) volto a creare un ordine economico e finanziario alternativo all’egemonia occidentale.
Obiettivo primario dei Brics è ridurre la dipendenza dal dollaro statunitense nelle transazioni internazionali mantenendo indipendenti le proprie banche centrali. Ovviamente i volonterosi, capeggiati da Regno Unito e Francia, hanno preso le difese dell’Ucraina, invasa dai cugini russi, con l’obiettivo di difendere i valori democratici calpestati dalla nomenclatura del Cremlino.
Il sogno britannico di spezzettare la Russia in staterelli per meglio depredarli delle ricchezze del sottosuolo è quindi rinviato, almeno per ora, visto che Mosca prosegue nella guerra a Kiev.
Allo stesso modo è rimandato anche il disegno di portare la Banca centrale russa sotto il controllo della Banca centrale europea che è il soggetto preposto, insieme alla Commissione europea, a tutelare gli interessi dell’alta finanza internazionale, il vero dominus che sovrasta i governi in Occidente.
L’Iran è uno dei Paesi peggiori in cui vivere perché poggia su una teocrazia che non rispetta la persona. Purtroppo la dittatura lì installatasi è così feroce da non consentire la nascita di alcuna opposizione. Anche a Teheran però nessuno è disposto a sottomettersi alle famiglie occidentali che controllano l’alta finanza internazionale.
Certo fa paura uno Stato che ha come obiettivo la distruzione di un altro Stato. Israele ha diritto di usare ogni mezzo per tutelare l’incolumità dei propri cittadini e l’Iran deve comprendere che non può mantenere sotto scacco milioni di persone foraggiando formazioni terroristiche come Hezbollah, Houthi e Hamas.
Resta però sullo sfondo il dubbio che, oltre alla questione della bomba atomica, grave e reale, Teheran sia uno scoglio per i “santuari” della finanza internazionale, Wall Street a New York e City aLondra, ai quali non intende sottomettersi. Insomma è un problema serio l’economia dei Brics, le cui Banche centrali sfuggono dal controllo della grande finanza.
Qualcosa di strano, su cui gli storici di professione dovrebbero meglio indagare, accadde anche a Berlino nel Gennaio 1939, sette mesi prima che la Wehrmacht invadesse la Polonia.
Con un’inattesa decisione Hitler impose le dimissioni da presidente della Reichsbank a Hjalmar Schacht (1887-1970).
Nella sua lunga carriera di stimato banchiere, Schacht, ministro dell’economia dal 1934 al 1937, ebbe relazioni importanti. Conobbe il finanziere John Pierpont Morgan, il presidente degli Usa, Theodore Roosvelt e alti esponenti politici di tutto il mondo. Fin dal 1908 iniziato alla massoneria nella loggia di Berlino “Urania zur Unsterblichkeit”, conservò a lungo l’amicizia con Montagu Norman, che fu Governatore della Banca d’Inghilterra dal 1920 al 1944.
La tesi più accreditata per spiegare il suo allontanamento dalla Banca centrale tedesca è che Schacht si sarebbe opposto alle faraoniche spese militari per il riarmo tedesco.
Ècerto però che il suo più acerrimo nemico fu l’economista Gottfried Feder (1883-1941), che fin dalla prima guerra mondiale,
sviluppando una grande ostilità verso i banchieri, elaborò nel 1919 il “Brechung der Zinsknechtschaft”, un manifesto contro l’asservimento ai grandi interessi.
Caposaldi della teoria di Feder erano la nazionalizzazione di tutte le banche e l’abolizione degli interessi bancari.
Il suo proposito era quello di combattere la “schiavitù dell’interesse”: il sistema bancario e l’usura venivano descritti come meccanismi di oppressione che arricchiscono gli speculatori a spese dei lavoratori e dello Stato attraverso il pagamento continuativo degli interessi sul debito.
La domanda, pleonastica, è: che cosa sarebbe accaduto alla finanza mondiale se la Germania nazista avesse introdotto un sistema per cui il denaro preso a prestito non sarebbe stato più remunerato con interessi? Che sconquasso si sarebbe prodotto nel mondo qualora altri Stati, più o meno autoritari, più o meno democratici, avessero condiviso tale decisione imitandola?
Parafrasando Giovanni Falcone che sosteneva «seguite i soldi e troverete la mafia»,potremmo azzardare: «seguite l’alta finanza e comprenderete le guerre».
