Maria, esule fiumana nel Campo Profughi di Ancona respinta dall’IRO

Fonte: https://www.anvgd.it/maria-esule-fiumana-nel-campo-profughi-di-ancona-respinta-dalliro/https://anvgdud.it/

Fonte: Elio Varutti – 13/04/2023

Maria Salvagno, nata sotto l’Austria a Lussinpiccolo il 20 aprile 1908, esule di Fiume nel 1946, non è ammessa all’emigrazione. Figlia del fu Giuseppe e di Martha Pizulich, è profuga a Ancona, dove riceve la carta d’identità del Comune n. 8.599 il 24 luglio 1948.

Dal timbro nei documenti e dalla intestazione di una certa lettera di appoggio si sa dell’esistenza di un “Comitato Centro Meridionale per la Venezia Giulia e Zara, sezione di Ancona” che, ha per vicepresidente il tale Bruno Breccia, che firma le pratiche di Maria, inclusa la sua scelta del diritto d’opzione per la cittadinanza italiana, del 23 luglio 1948, che non è stata ancora approvata dalle autorità jugoslave in data 26 agosto 1949.

La sua “Application for IRO assistance” (Domanda di assistenza IRO, agenzia delle Nazioni Unite) è del 29 agosto 1949, con l’aiuto del Comitato provinciale di Ancona dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Zara (ANVGZ).

Si ricorda che l’IRO è l’Organizzazione Internazionale per i Rifugiati (“International Refugee Organization” = IRO) che organizza partenze delle navi da Bagnoli, presso Napoli, verso le Americhe e l’Oceania. La presente ricerca si basa sui rari documenti inediti nell’Archivio di Bad Arolsen (Germania), da poco disponibili nel web.

La nazionalità di Maria, così com’è scritta nei documenti per emigrare è: “Venezia Giulia e Zara”, oppure: “Italian”. Ciò sarà fatale per il respingimento della sua domanda d’emigrare, poiché gli italiani non erano ammessi sotto il mandato dell’IRO.

Dal 1938 viveva a Fiume in via Roma n. 8. Maria abbandona la città del Quarnaro con la sorella Laura, sposata Mandich, poiché il marito “joined the Partisans and because after the war a regular communist” (è partecipe coi partigiani e perché dopo la guerra [è un] regolare comunista”. Così si legge nella relazione negativa all’espatrio, firmata da H.C.F

George, funzionario dell’IRO (Arolsen Archives). Non è tutto, nella medesima relazione Maria aggiunge di non voler tornare a Fiume, a casa sua, perché: “Some people arrested only because they protested against the quality of bread during shopping” (Alcune persone sono state arrestate solo perché hanno protestato contro la qualità del pane durante la spesa).

È anche per tali motivi che gli italiani di Fiume se la danno a gambe levate dai titini, oltre che le violenze subite e le eliminazioni nelle foibe, o nelle fosse comuni.

Dopo l’esodo, dal 3 giugno 1946, Maria è in Ancona ospite “all’interno 30” presso la Caserma “Onorato Rey di Villarey”, in via Gardetto, svolgendo un “occasional work as streamstress” (lavoro occasionale di sarta). La caserma fungeva da Centro raccolta profughi, mentre oggi è una sede universitaria.

In un altro documento si legge che Maria alloggia al “Senigallia Camp”, sempre nelle Marche. Il Campo profughi di Senigallia, tuttavia, era utilizzato soprattutto per “Displaced Persons ebree” (Ravagnan : 2012), in procinto di emigrare in Palestina, fino al 1948, e dopo, in Israele. (“Displaced Persons” = Rifugiati).

Ritornando agli esuli d’Istria, Fiume e Dalmazia, come ha dichiarato Franco Rismondo, presidente dell’ANVGD di Ancona, “Dai registri delle Prefetture per Ancona si parla di circa 600 ‘posizioni’ (596) ovvero pratiche intestate a singoli o famiglie, per circa 1.200 persone (1.211). Bisogna dire che non tutti i registrati ad Ancona sono rimasti nella Provincia e diversi residenti sono giunti in tempi successivi, già registrati come profughi presso altre Prefetture” (Luminari : 2021).

Donna, separata, disoccupata – Dai documenti analizzati nell’Archivio di Bad Arolsen si sa che Maria Salvagno in Samsa, nata austriaca, divenuta italiana dopo la Grande Guerra, è separata, disoccupata e quarantenne. Volendo emigrare, sono tutti fattori che giocano a sfavore dell’accettazione della relativa domanda per l’estero. Dalla Venezia Giulia erano accolti più facilmente i giovani maschi (ventenni, trentenni) con un mestiere preciso e, soprattutto, di nazionalità non italiana, non tedesca.

Maria Salvagno rientra tra i 350 mila fuoriusciti d’Istria, Fiume e Dalmazia sparpagliati in oltre 100 Campi profughi in Italia dal 1945. I loro destini non paiono distanti dalle cruciali vicende dei circa sette milioni di “Displaced Persons” che nell’estate del 1945 si trovano nell’Europa centro-occidentale appena liberata dal nazifascismo.

Questi ultimi sono oggetto di studi di vari autori, come Silvia Salvatici. I funzionari dell’IRO attivi a Milano approvano la domanda di chi ha la nazionalità croata, ceca, polacca, ma non quella italiana, o tedesca, poiché ex-nemici degli Alleati. Bocciano, quindi, quella di Maria Salvagno che, tra le altre, può vantare di aver frequentato solo fino alla seconda classe elementare della Scuola italiana di Lussinpiccolo, dal 1914 al 1916. Sarà per tale motivo che l’ufficiale dell’IRO la definisce, senza tanti scrupoli “almost illiterated” (quasi analfabeta).

C’è una forte componente femminile nei Campi Profughi in Italia, come nel Centro Europa. Se sei donna, separata e disoccupata, col passare del tempo, avrai molte difficoltà ad inserirti nel tessuto sociale e ad uscire dalle baracche o dalle vecchie caserme che servivano da Centro raccolta profughi istriani.

“La popolazione dei campi che si è ridotta al «nocciolo duro» è passata attraverso un rapido processo di femminilizzazione perché nella costruzione dei percorsi di resettlement [reinsediamento, NdR] il genere gioca un ruolo cruciale” (Salvatici : 2019 : 185). Il tema dell’uguaglianza maschio-femmina allora è rilevabile anche nei campi profughi dell’esodo giuliano dalmata. Del resto, la Convenzione dell’ONU sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna è del 1979. Poi c’è da passare dalle parole ai fatti.

Maria Salvagno, in conclusione, riceve la comunicazione dagli uffici IRO di non essere ammessa all’emigrazione il 5 novembre 1949, poiché “non rientra nella competenza dell’IRO” (Arolsen Archives). Caso chiuso.

Cenni bibliografici, archivistici e del web

– Domanda di assistenza IRO di Maria Salvagno in Samsa con timbro tondo del “Comitato Centro Meridionale per la Venezia Giulia e Zara, sezione di Ancona”. – Carta intestata dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Zara, Comitato provinciale di Ancona e altri documenti in lingua italiana e inglese, 1948-1949, Archivio di Arolsen (Germania) nel web.

– Mauro Luminari, “Il Giorno del Ricordo, la tragedia delle foibe e dell’esodo giuliano dalmata nelle Marche“, on line dal 10 febbraio 2021 su centropagina.it

– Martina Ravagnan, “I campi Displaced Persons per profughi ebrei stranieri in Italia (1945-1950)“, in «Storia e Futuro», n. 30, novembre 2012.

– Silvia Salvatici, “Il genere, la storia e I refugee studies“, in: Enrica Asquer, Anna Bellavitis, Isabelle Chabot (dir.), Vingt-cinq ans après. Les femmes au rendez-vous de l’histoire, Publications de l’École française de Rome, 2019, pp. 173-186.

Ringraziamenti – Oltre agli operatori e alla direzione degli Archivi di Arolsen, si ringrazia Claudio Ausilio (ANVGD Arezzo) per la collaborazione alla ricerca.

Progetto e attività di ricerca di: Elio Varutti, Coordinatore del gruppo di lavoro storico-scientifico dell’ANVGD di Udine. Networking di Girolamo Jacobson e E. Varutti. Lettori: Sergio Satti, Giorgio Gorlato (ANVGD di Udine) e i professori Ezio Cragnolini e Enrico Modotti.

Ricerche per il blog presso l’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua in via Aquileia, 29 – primo piano, c/o ACLI. 33100 Udine. – orario: da lunedì a venerdì ore 9,30-12,30. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin. Vicepresidente: Bruno Bonetti. Segretaria: Barbara Rossi.

didascalia: Domanda per l’assistenza IRO di Maria Salvagno su carta intestata dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Zara (ANVGZ), Comitato provinciale di Ancona, particolare, 1949 (Archivio di Arolsen)

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