Vannacci punta su Milano il Generale Burgio si presenta alla stampa


di Daniele Carozzi – Di Carmelo Burgio, generale dei Carabinieri con “gli alamari cuciti sulla pelle”, come si suol dire di chi ha dedicato 49 anni alla Benemerita servendo lo Stato e le Istituzioni, evitiamo di stilare il curriculum: sei pagine di operazioni in teatro, da Libano, Bosnia, Albania fino all’Irak, un tot di lingue conosciute oltre a lauree e master di vario livello e una sequela di comandi operativi contro mafia e n’drangheta. La notizia è che Burgio si è presentato alla stampa quale candidato Sindaco di Milano nella lista “Futuro Nazionale” e lo slogan “Il Futuro ritorna a Milano”.

Chi si aspettava un programma dettagliato su cosa e dove fare, è rimasto deluso. Il suo eloquio è pacato, calmo, sereno, tipico di chi pensa prima di agire. Di chi non intende coinvolgere l’interlocutore con frasi ad effetto o con la ricerca di applausi.

«Gli altri non hanno ancora né candidati né programmi. Noi almeno abbiamo il candidato. Quanto al programma, lo stiamo preparando. Ciò che posso dire è che, fra Area B, Area C, parcheggi a prezzi stratosferici, dove il povero anziano che non ha la app si trova in difficoltà, Milano è ormai una città per soli ricchi».

A chi chiede una idea di massima sui progetti futuri, Burgio risponde «voglio approfondire una situazione sulle diverse agevolazioni, di case popolari, benefits per asili, mense scolastiche, detrazioni fiscali che favoriscono maggiormente gli immigrati, le cui mogli nella maggior parte dei casi non lavorano, e penalizzano invece le famiglie milanesi dove entrambi i coniugi lavorano». Alla domanda perché candidarsi a Milano quando non si è della città, la risposta è: «perché no? Frequento Milano da oltre 15 anni, e non credo sia necessario essere nato in una città per poterla amministrare».

Non poteva ovviamente mancare la domanda di come Burgio la pensi su “Fascismo e Antifascismo”. «La Storia non si può mai dividere fra tutti i buoni da una parte e tutti i cattivi dall’altra. Dopo l’8 settembre il governo legittimo era quello del Re. E se parliamo di Resistenza, non si dice mai quanti furono proprio i militari a combattere collaborando anche con le truppe Alleate. Quando io ero ragazzo non si poteva parlare di foibe, non si poteva parlare di partigiani della Garibaldi che hanno massacrato altri partigiani a Porzus, o della strage commessa a Schio da partigiani su gente innocente.

La Resistenza non è stata soltanto eroismo e retorica. Era costituita sicuramente da persone che combattevano per un ideale di libertà, ma anche da approfittatori o opportunisti che fino al giorno prima indossavano la camicia nera. Insomma, durante la guerra civile in Italia, errori e vendette sono state commesse da entrambe le parti.

Io comunque mi inchino a chiunque abbia combattuto con una uniforme e per i valori in cui credeva. il fascismo avrà pur fatto arrivare i treni in orario, ma alla fine è stato un fallimento. E chi fallisce deve andarsene.» Poi cita il generale Ratko Mladic’, massacratore di Sebrenica, morto poco fa. «Nessuno dice che la strage da lui provocata fu la vendetta per una strage prima attuata nei confronti della sua gente. Queste vendette sono cose per me inconcepibili. Vi dirò di più, quando a Nassirjya arrestammo i colpevoli dell’attentato che fece strage di nostri militari e civili, in un momento di ira, di vendetta, avremmo potuto passarli per le armi e invece li consegnammo alle truppe regolari irachene, facendo loro sottoscrivere che erano in ottime condizioni di salute.

La guerra non deve giustificare certe cose. Un militare deve avere il senso dell’onore.» Sul problema sicurezza? «Un sindaco deve rappresentare tutti i cittadini, non solo il suo bacino elettorale. E la mancanza di sicurezza a Milano non è soltanto “percepita”: è reale. La sicurezza è una pre-condizione affinché tutto possa avvenire nella serenità, nell’ordine: il lavoro, il divertimento, lo sport, una passeggiata serale… Un sindaco che dichiara che l’inseguimento a Ramy non fu corretto, quando invece lo era, un sindaco che pregia dell’Ambrogino d’Oro il padre di Ramy, non è un sindaco di tutti i cittadini. È un sindaco che vuol piacere unicamente al suo elettorato». Dalla sicurezza al termine “rastrellamento” che terrificò certa stampa, il passo è brevissimo. E arriva la spiegazione. «Ogni professione ha un suo linguaggio tecnico.

Quando noi carabinieri facevamo le ricerche di latitanti nei boschi o in zone impervie, il termine tecnico era ed è “rastrellamento”. Se la medesima ricerca viene fatta in città, assume invece il termine di controllo “ad alto impatto”. Se poi si vuole sempre interpretare le cose in negativo, beh… allora non c’è speranza!» Sempre sulla sicurezza, gli viene fatto notare che per reati fino a due anni di reclusione non si è nemmeno arrestati e per quelli fino a quattro anni non si va in galera. Non è dunque una fatica di Sisifo? «È vero. Abbiamo provato ad arrestare un ladro d’auto tre volte in una notte, sempre rilasciato. Qui è il legislatore che deve intervenire, abrogando o migliorando le leggi».

Sull’indagine edilizia di Milano, Burgio non si sbilancia. Non sono stati trovati illeciti, dice. «Potrebbe esserci stato un “addomesticamento” delle regole. Ma se l’addomesticamento è avvenuto bene, è difficile da dimostrare. Comunque il patrimonio storico di una città come Milano va salvaguardato. Non è concepibile elevare torri oscurando un contesto storico.

Quanto allo Stadio di San Siro, sarei favorevole al recupero del medesimo anziché a una sua costosissima demolizione». Sulla questione immigrazione, come era immaginabile, taglia corto: espulsione per i soggetti stranieri dannosi alla società. Ultima domanda: lei auspica una intesa con il Centrodestra? «Certo. Io sono di Destra e spero in una intesa con il Centrodestra. Lo dico da militare: è più importante la squadra della persona.»

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