Da ragazzo nello spogliatoio del Varese al presidente dell’Inter campione d’Italia con la seconda stella: la parabola di Beppe Marotta, varesino doc, continua a intrecciarsi con riconoscimenti prestigiosi. L’ultimo è arrivato a Genova, dove nella cornice dell’Acquario, durante il Charity Event di Stelle nello Sport, gli è stato consegnato il premio “Un Cuore da Leone – Gian Luigi Corti”, riconoscimento dedicato alla memoria dello storico giornalista e dirigente del volley azzurro. Marotta succede a figure del calibro di Gianluca Vialli, Fefé De Giorgi e Giovanni Malagò.
“Passione, impegno, coraggio e generosità”: sono queste, come ha spiegato il presidente della giuria Filippo Grassia, le qualità che hanno guidato la scelta del premio e che da sempre contraddistinguono il dirigente varesino. Qualità che Marotta ha mostrato sin dagli esordi, quando da bambino trattava con il magazziniere del Varese pur di assistere agli allenamenti, e che lo hanno portato a costruire una carriera di oltre cinquant’anni.
Marotta non ha mai dimenticato il territorio da cui proviene: Varese è il luogo dei primi sogni, della stima dell’avvocato Colantuoni, dei passi che lo portarono poi verso Monza, Ravenna, Venezia – dove riportò la squadra in Serie A dopo 31 anni – e Bergamo, fino all’approdo alla Sampdoria. È a Genova che il dirigente ha lasciato affetti profondi e risultati storici, tra cui la qualificazione ai preliminari di Champions League. È qui che, in occasione della premiazione, ha ritrovato molti amici e ricordi.
Poi Juventus, con lo storico primo scudetto dell’era Conte che Marotta definisce “il più bello”, e l’arrivo all’Inter, dove oggi guida la società da presidente, forte di un percorso fatto di intuizioni, mediazione, capacità gestionali e un team costruito “centellinando ogni collaboratore”, come ha raccontato sul palco.
“Essere qui a Genova per me è un onore particolare – ha detto Marotta –. Ho ricevuto tanti premi negli ultimi anni, ma questo ha un valore speciale. La mia storia è nata dalla passione, una passione che mi ha sempre accompagnato. Sono grato alla famiglia Garrone e ai tanti compagni di viaggio”.
Il ciclo nerazzurro, garantisce Marotta, è tutt’altro che finito: “Vogliamo toglierci ancora tante soddisfazioni”. Ma il varesino guarda anche oltre la carriera dirigenziale, immaginando un impegno rivolto ai giovani e al diritto allo sport: “Vorrei restituire qualcosa a questo mondo che mi ha dato tanto. Oggi molti ragazzi non possono avvicinarsi allo sport per difficoltà economiche: questo è un problema che dobbiamo affrontare”.
La premiazione è stata affidata al presidente del Consiglio regionale ligure Stefano Balleari, all’assessore Simona Ferro e al consigliere Lorenzo Garzarelli. A Marotta è stato donato un quadro del pittore Nicola Perucca che ne ripercorre idealmente il viaggio sportivo. L’evento ha sostenuto la Fondazione Gigi Ghirotti, alla quale è stato consegnato un assegno da 63.000 euro. “Un aiuto preziosissimo”, ha commentato il professor Franco Henriquet, da 41 anni alla guida della fondazione.
