Galimberti si conferma sindaco con il 53 per cento dei voti

I varesini si sono pronunciati e al ballottaggio (47.04 percento di votanti – al primo turno era stata del 50.93 su circa 60.000 aventi diritto) hanno scelto di riconfermare come loro primo cittadino Davide Galimberti, che ha raggiunto il 53 per cento dei voti.

Per altri cinque anni Varese rimarrà immobile come è stata nell’ultimo lustro. Un voto, quello di oggi, che conferma lo status quo, indubbiamente gradito a quel 25 per cento di varesini che s’è espresso a favore di Galimberti e grazie al quale la città proseguirà nel suo rassicurante quanto deprimente immobilismo.

Ai tanti che si sono astenuti dal voto e che, per i prossimi 60 mesi, continueranno a mugugnare contro l’Amministrazione cittadina, va ricordata, più che l’incoerenza, la totale mancanza di senso civico.

Non si deserta l’urna e poi ci si abbandona alla teoria del lamento. Gli elettori di sinistra non mancano mai di sostenere i loro rappresentanti e, compatti, vanno a votare con il sole e con la pioggia.

I benpensanti, gli elettori cosiddetti moderati di centrodestra, non rinunciano ad un “ponte” – che quasi regolarmente cade nel giorno delle elezioni – e se ne vanno gioiosi al mare o ai monti, salvo poi lamentarsi delle decisioni prese da quelle istituzioni che loro hanno snobbato e che non hanno concorso a dare vita.

Il centrodestra s’è indubbiamente mosso in ritardo e ora deve fare una seria riflessione per individuare quadri e dirigenti in grado di interpretare i desiderata dei cittadini.

Sarà interessante verificare, nell’interesse di tutta la città, se riuscirà a convincere la maggioranza a sviluppare progetti comuni a beneficio dei varesini. Il muro contro muro non serve a nessuno.

Sarà sufficientemente duttile Galimberti? O continuerà a scimmiottare il sindaco di Milano con politiche urbanistiche basate su dogmi ideologici e non sulle concrete esigenze dei cittadini?

Alberto Comuzzi ©

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