Formigoni non condanna a priori Sala e ricorda che alle origini della grande Milano ci sono la sua giunta regionale e quella del sindaco Albertini

Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, un assessore e 74 tra funzionari, impresari edili, tecnici e architetti sono al centro di un’indagine della magistratura per una serie di abusi edilizi.

Qualcuno ha già tentato di accostare l’evento alle vicende di “mani pulite”, una specie di Tangentopoli con tavoli di malaffare e viavai di mazzette a beneficio di amministratori, urbanisti e speculatori immobiliari.

Esponenti politici di tutti i partiti hanno colto l’occasione per dire la loro con il segretario dei 5Stelle, Giuseppe Conte e quello di Europa Verde, Angelo Bonelli che hanno già emesso la sentenza: via Sala da palazzo Marino.

Più prudenti gli esponenti di centrodestra con in testa il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni: spetta a Sala stabilire se è in grado di continuare a governare la città.

La voce più autorevole su quanto sta accadendo a Milano – proprio per quanto fatto e non solo a beneficio del capoluogo Lombardo, ma dell’intera Regione che ha prosperato nei tredici anni in cui l’ha governata – è senza dubbio quella di Roberto Formigoni.

Intervistato dall’agenzia Adnkronos l’ex Governatore ha tenuto a precisare che «il primo ente a sviluppare la nuova dimensione verticale della città fu Regione Lombardia, con il palazzo chiamato Lombardia costruito attorno al 2005. Noi inaugurammo una nuova stagione di verticalità. Poi i privati ci seguirono. Fu proprio nella collaborazione tra pubblico e privato, soprattutto con le giunte di Albertini a Milano e del sottoscritto in Regione che è scaturita quella Milano urbanistica ammirata in tutta Europa. Addirittura due palazzi furono giudicati come i grattacieli più belli dell’anno dal Politecnico di Chicago, che periodicamente attribuiva il premio di migliore grattacielo nel mondo. Mi riferisco a Palazzo Lombardia nel 2012 e al “bosco verticale” nel 2015».

Per quanto riguarda le dimissioni del sindaco chieste da Verdi e 5Stelle (mentre il Pd, partito a cui appartiene Sala, fa timidamente quadrato in sua difesa), Formigoni è lapidario: «non condanno nessuno se non ci sono prove inconfutabili».

Queste parole risultano ancor più autorevoli di altre perché pronunciate da chi s’è visto allontanare dalla politica nella stagione in cui era stata decretata la fine dei cattolici moderati nella gestione della cosa pubblica.

«Il paragone con Tangentopoli mi sembra lontano mille miglia», specifica Formigoni. «Non siamo assolutamente in quella prospettiva proprio perché mancano le carte. Si sa ancora poco delle accuse; vorrei in mano le carte o più carte per poter valutare. Queste che circolano e vedo sui giornali mi sembrano assolutamente scarse».

L’ex governatore, insomma, si sente in sintonia con i tanti esponenti del centrodestra che anche in questa occasione mostrano di essere garantisti autentici.

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