Vertice in Turchia. La Nato ha un impegno incrollabile

Generale Giuseppe Morabito membro del Direttorio della NATO Defence College – Il Vertice NATO 2026 si è svolto Ankara, Turchia il 7-8 Luglio. Si chiama ufficialmente “Ankara Declaration”. È il 36° vertice NATO e il primo che si svolge in Asia, esattamente nella seconda città più popolosa del paese, in Anatolia centrale. Il vertice è stato ospitato del presidente turco Erdogan che nel, non lontano 2021, era stato definito dall’ex primo ministro italiano Draghi un dittatore.

Da allora nulla è cambiato in Turchia e visto come stanno le cose non si può proprio dare torto all’ex Presidente del consiglio italiano. Certamente la ragion di stato prevale sulla realtà, visto, la prosperi scambi commerciali tra Roma e Ankara che supererebbero i 30 miliardi di euro.

Significativo che la prima dichiarazione del presidente americano Trump una volta giunto ad Ankara sia stata quella per cui ha partecipato al vertice solo perché organizzato da Erdogan. Non un bell’inizio ma, salvo cambi di posizione una volta rientrato a Washington, sempre possibili da parte del presidente Trump, i punti importanti della dichiarazione finale approvata dagli ambasciatori e poi firmata dai leader si possono riassumere come di seguito.

La difesa collettiva rimane un “Impegno incrollabile” legato all’Articolo 5 del Trattato Atlantico: attacco a uno è attacco a tutti. Per quanto riguarda IL5% del PIL per la difesa, si è confermato che tutti gli alleati devono presentare piani “chiari, concreti e credibili” per arrivare al 5% di spesa in difesa entro il 2035.

A Luglio 2026 la NATO stimava 258 miliardi spesi solo nel 2025-2026. Per il Segretario Generale della NATO Rutte si prospetta una maggiore responsabilità europea a seguito della dichiarazione per cui: “Gli alleati europei e il Canada, lavorando con gli Stati Uniti, si assumono una maggiore responsabilità per la difesa dell’Alleanza”.

Con riferimento all’Ucraina e al confermato supporto della NATO si è convenuto un impegno a 70 miliardi in equipaggiamento, assistenza e addestramento per Kiev nel 2026, e “almeno lo stesso livello” nel 2027. I fondi proverranno in parte da impegni bilaterali esistenti più un prestito UE da 60 miliardi per 2026-2027. La parola “prestito” appare un eufemismo…ma tante’!

Gli USA non contribuiranno a questo fondo (c’era da aspettarselo) e il presidente ucraino che ha partecipato all’evento avrebbe ottenuto dalla Casa Bianca in permesso di fabbricare missili Patriot su licenza USA. La cosa non rimane comunque facile e si prospettano tempi non brevi.

Apparentemente non ci sono stati passi avanti sull’ingresso dell’Ucraina nella NATO. La dichiarazione si limita a “riaffermare il supporto” a Kiev. L’industria della difesa è quindi rimasta il cuore del vertice e focus principale, per accontentare gli USA con stati annunciati contratti da “decine di miliardi” per l’industria bellica americana.

Interessante il proposito, espresso da Canada, Turchia, Danimarca e altri, di produrre munizioni standard per tutta la NATO (calibro artiglieria da 155 mm). La Turchia ha chiesto di togliere le restrizioni al commercio di difesa tra alleati NATO perché’ vuole entrare nelle iniziative UE e ha annunciato l’impegno si 24 miliardi per il suo progetto “Cupola d’Acciaio” di difesa aerea e ha proposto di togliere le sanzioni USA e rientrare nel programma F-35. Il problema rimane quello se fidarsi o meno di Erdogan… qui ci vuole un grosso sforzo di fiducia atteso il passato di accordi commerciali per la difesa con la Russia.

Parlando di Iran tutti leader hanno convenuto che “l’Iran non dovra’ mai dotarsi di un’arma nucleare” e chiedono rispetto per la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz affermandone l‘importanza.

In estrema sintesi il vertice di Ankara è servito a Trump per stipulare firmare contratti a favore dell’industria bellica USA e al Segretario Generale della NATO Rutte per mostrare che l’Europa si sta riarmando. L’Ucraina ottiene soldi ma non garanzie di adesione e questo rientra nella logica attuale dell’Alleanza.

Per quanto riguarda il nostro paese, la Presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni si è congratulata con il Presidente turco Erdogan “per gli eccellenti risultati del Vertice che hanno riaffermato l’unità dell’Alleanza Atlantica e l’impegno comune alla difesa collettiva e alla sicurezza dello spazio transatlantico, incluso il fianco Sud dell’Alleanza”.

Per Roma il messaggio più importante che esce dal vertice conferma che “la NATO è un’alleanza unita, consapevole delle sfide che ha di fronte, determinata a rafforzarsi” e che “l’Alleanza Atlantica è ancora più forte, solida e maggiormente capace di rispondere alle sfide complesse del nostro tempo”. L’Italia è determinata a “rispettare gli impegni”, ma “in modo sostenibile, stabilendo tempi, modi e le priorità in base al contesto”.

Di conseguenza le spese nella difesa, la Presidente Meloni ha ripetuto “il punto non è quanto investiamo in difesa e sicurezza, ma anche in cosa investiamo quando spendiamo in difesa e sicurezza”. Parlando di tecnologia militare e dipendenza dalle forniture di Paesi terzi è stata ribadita che “se aumentiamo le risorse che investiamo senza porci il problema politico di come garantiamo il controllo delle filiere fondamentali della difesa, rischiamo di pagare per finanziare la nostra dipendenza.

didascalia: Generale Giuseppe Morabito membro del Direttorio della NATO Defence College 

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