Giorgia Meloni ha tanti nemici. Molte colleghe la detestano perché è arrivata dove loro avrebbero voluto arrivare, ma non sono riuscite, né mai riusciranno. La prima donna italiana capo del governo e per di più non di sinistra. Una ferita insanabile.
I leader dell’opposizione la disapprovano permanentemente, spesso con astio, sia per giustificare in qualche modo il proprio ruolo, sia, soprattutto, perché frustrati dalle sconfitte politiche che periodicamente subiscono da lei.
Il Capo del Governo ha antagonisti fuori e dentro l’Italia. Nel 2022 il centro-destra ha vinto le elezioni e FdI, il partito della Meloni, pur con il 26 per cento dei voti non ha potuto non mediare nomine di ministeri e sottosegretari con gli altri partner, Lega, FI e Noi moderati, che insieme non hanno raggiunto il 18 per cento.
Va oggettivamente riconosciuto che è molto complicato tenere insieme partiti che, pur condividendo un’identica concezione della vita, hanno storie diverse e che, in occasione di campagne elettorali, tendono a marcare le rispettive identità.
In questi tre anni sono emerse posizioni diverse su temi importanti come la salute o eventi di politica estera. FdI è il partito meno compromesso sulle morti causate dalle vaccinazioni, mentre FI ha numerosi esponenti di primo piano che ancora oggi difendono la loro intransigente posizione a favore dei vaccini. Ecco perché procedono a rilento i lavori della Commissione parlamentare di inchiesta sulla gestione dell’emergenza sanitaria causata dalla diffusione epidemica del virus SARS-CoV-2 e sulle misure adottate per prevenire e affrontare l’emergenza epidemiologica da SARS-CoV-2.
Così mentre Giorgia Meloni ha sempre manifestato convinto appoggio all’Ucraina, sottolineato anche con affettuosi abbracci in pubblico al suo leader Volodymyr Zelens’kyj, la Lega non ha mai nascosto fortissime perplessità mostrando di tenere conto della posizione di Mosca.
Molti elettori di centro-destra s’interrogano sull’eccessiva comunanza con l’Ucraina da parte del Presidente del Consiglio nonostante sia noto che più di due italiani su tre auspichi una veloce fine del conflitto e la ripresa dei rapporti con la Russia che non è percepita come Paese ostile.
Diventata capo del Governo, Meloni ha avuto subito un grande compito: farsi riconoscere come un leader democratico e affidabile.
Nel 2022 alla Casa Bianca c’era il democratico Biden e nei principali Paesi occidentali governavano Trudeau (Canada), Scholz (Germania), Macron (Francia), Johnson (Gran Bretagna), von der Leyen (Commissione europea), mentre Lagarde era presidente della Banca centrale europea. Si trattava di personalità tutte legate al progetto di governo oligarchico gestito da tecnocrati che periodicamente si trovavano (e continuano ad incontrarsi) al Forum economico mondiale in Davos.
Rispetto a questi leader “politicamente corretti” Giorgia Meloni rappresentava un’anomalia. Inoltre, pochi giorni dopo il suo insediamento a Palazzo Chigi, il Presidente statunitense, nel corso di un evento per la raccolta di fondi al Partito democratico, aveva pronunciato nei suoi confronti parole pesanti come il piombo: «Avete visto cos’è successo in Italia, non si può essere ottimisti».
Meloni ha dovuto risalire la corrente, da sola, come un salmone preoccupato di sgusciare rapidamente tra gli artigli degli orsi appostati lungo il fiume.
In Europa e in Italia non sono mancati i plantigradi che hanno tentato di farsi un boccone del salmone; e non è ancora del tutto sopita la polemica di quell’orsacchiotto goloso che, annidatosi persino tra le colonne del Palazzo del Quirinale, si sarebbe dato da fare per far finire in padella la preziosa preda.
Aldilà dell’allegoria, la sinistra sente che, dopo trent’anni, la sua egemonia sta franando. Le presidenze Clinton, Obama, Biden sono il passato e Trump sta infliggendo colpi mortali all’ideologia woke e all’Agenda 2030, trovando in Putin un attendibile alleato. Nel nostro Paese perde pezzi il sistema di potere che ingegnosamente il Pd e i suoi alleati si sono costruiti a partire da Tangentopoli, nel 1992: lo spauracchio della rinascita fascista non fa più presa, diminuiscono gli interessi sul debito pubblico, seppure di poco cresce il reddito del ceto medio, la Magistratura sta per essere riformata e anche ad eleggere il prossimo presidente della Repubblica potrebbero essere direttamente i cittadini.
Una vittoria del centro-destra tra due anni con una riproposizione di un governo guidato da Giorgia Meloni sarebbe un colpo durissimo per le élite radical chic e catto-comuniste che hanno fatto il bello e cattivo tempo in Italia da oltre tre decenni e che, artatamente, sono state abili nell’ossequiare formalmente persino la Chiesa, ma che, di fatto, ne hanno subdolamente contrastato l’opera di evangelizzazione e spesso frenato l’attività di promozione umana.
