Tre minacce coincidono con la pandemia. La Nato deve cambiare

La pandemia da Covid 19, o meglio da Virus di Wuhan (oramai anche le Nazioni Unite e la dipendente Organizzazione Mondiale della Sanita ha confermato, tra le polemiche, che la pandemia e’ partita da quella zona sia che il virus sia “scappato” da un laboratorio sia che sia “partito” da un pipistrello nelle campagne di Wuhan), ha accelerato lo spostamento del potere economico sulla direttrice da ovest a est, mettendo in evidenza una serie di problematiche nei sistemi di difesa e economici delle principali nazioni europee.

Dal volgere al termine della Seconda guerra mondiale alla creazione della NATO, l’importanza di uno strumento militare sufficiente è stato al centro di una difesa e deterrenza verso est credibili, mentre l’innovazione e la tecnologia condivise sono state fondamentali per mantenere un’Europa libera e saldamente democratica.

Oggi le “difese europee” potrebbero essere poste di fronte a una minaccia in cui strategia, capacità e tecnologia potrebbero combinarsi non a favore dell’Europa stessa. Il futuro della pace in Europa potrebbe dipendere dalla capacità di europei e degli alleati nord americani di organizzare una difesa e una deterrenza credibili in un complesso di crisi sia non convenzionali sia cibernetiche.

Per rimanere credibile, la deterrenza dell’Alleanza dovrà quindi “coprire” queste caratteristiche ed in caso contrario, l’Europa potrebbe essere vulnerabile sia nel campo del digitale sia su quello tecnologico.

Fondamentale è che le strategie per la difesa sia militare sia economica di tutti i trenta paesi dell’Alleanza abbiano un indirizzo politico strategico condiviso. Le minacce per la NATO e i suoi stati membri su cui tutti gli analisti concordano sono principalmente tre.

La prima, sicuramente la più pressante per l’Italia, si concretizza nel Medio Oriente e Nord Africa in quanto il permanente jihadismo salafita, in tutte le sue variegate forme, e l’impatto della pandemia stanno innalzando il livello di instabilità sociale e politica nella regione. Le guerre siriana e libica hanno anche consentito alla Russia di indebolire ulteriormente la già limitata influenza dell’Europa nell’area, con la coesione transatlantica ulteriormente minata dalla costante diatriba su cosa fare con l’Iran e il suo minaccioso, per tutti, programma nucleare.

La seconda è l’approccio alla Russia che, anche se si palesa una debolezza economica e un’instabilità politica interna, rimane alla luce delle spese militari per lo sviluppo di nuove armi il pericolo maggiore per la difesa europea.

La terza, e non ultima, è la Cina la cui ascesa economico/militare (anche se c’è un minimo rallentamento nell’anno in corso) è il più grande fattore di cambiamento geopolitico di questo millennio.

Il principale problema dell’Europa potrebbe configurarsi con il fatto che Cina e Russia lavorino insieme per indebolire la capacità degli Stati Uniti di assicurare un credibile sostegno alla difesa del Vecchio Continente. Le forze statunitensi sono ridotte in tutto il mondo e in un momento e in un luogo scelti da Pechino e Mosca potrebbero non essere reattive e deterrenti. Immaginiamo per esempio un contemporaneo attacco alle democrazie di Taiwan e Ucraina. Inoltre, la Belt and Road Initiative (la Nuova Via della Seta) e l’indebitamento di molti stati europei nei confronti di Pechino potrebbero indebolire la coesione tra coesa la NATO: il Transatlantic Link (il Legame Transatlantico).

Chi conosce la NATO si pone due domande :“L’Europa da sola potrebbe difendere l’Europa?” e “La NATO può difendere l’Europa?” A Brussels negli uffici del quartiere generale si inizia a pensare che si possa rispondere con un “doppio si” solo se l’Alleanza si trasforma. L’Europa deve capire che se Washington può fornire la conferma di assicurare per la difesa europea, è l’Europa che deve fornire l’assicurazione di essere pronta a contribuire fattivamente sul piano economico. La NATO è un’istituzione essenzialmente europea che può adempiere alla sua missione difensiva solo se l’Europa sosterrà i costi tali fornire all’Alleanza i mezzi e gli strumenti per mantenere un livello di deterrenza minimo ma credibile.

Date le pressioni economiche post-pandemia tutto questo sembra difficile posto che sarà difficile per i singoli governi europei spostare, senza perdere consenso, fondi dal sostegno alla ripresa economica e sociale alla modernizzazione e messa in efficienza dello strumento di difesa nazionale.

L’Europa deve abbandonare la certezza della passata dipendenza degli Stati Uniti perché il virus ha cambiato profondamente i presupposti su cui si fondano le relazioni transatlantiche dal 1945 e ha cambiato il rapporto tra i settori civile e militare, e si potrebbe azzardare che è cambiata anche la percezione della differenza tra le condizioni di pace e di guerra. Ci troviamo di fronte a una sfida cruciale, a meno che gli europei non facciano molto di più per la propria difesa, gli americani non saranno probabilmente in grado di difenderli.

In questo quadro di incertezza c’è bisogno di un qualificato approfondimento sull’Alleanza e soddisfare gli standard più elevati nel contribuire al dibattito pubblico e alle future deliberazioni su questioni strategiche, di sicurezza e geopolitiche.

In merito quest’ anno l’unico think tank esistente che porta il nome dell’Alleanza, la NATO Defence College Foundation , celebra i dieci anni dalla sua costituzione e con suo Presidente l’ambasciatore Alessandro Minuto-Rizzo continua a perseguire la fattiva collaborazione con il principale istituto di alta formazione dell’Alleanza: il NATO Defence College di Roma. 

Lo scopo delle attività della Fondazione è dare qualità al futuro e consentire il cambiamento, quello che serve alla NATO del prossimo decennio. (Generale Giuseppe Morabito Membro del Direttorio della NATO Defence College Foundation)

(crediti Ispionline)

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