Oggi 21 Agosto la Chiesa ricorda, tra gli altri santi, papa Pio X, al secolo Giuseppe Melchiorre Sarto, nato a Riese (Treviso) nel 1835 e morto nella Città del Vaticano nel 1914, un mese prima dello scoppio della prima guerra mondiale.
Questo Pontefice è passato alla storia principalmente per due encicliche. La “Pascendi Dominici Gregis” in cui stigmatizza gli errori del modernismo e la “Il fermo proposito” con la quale attenua il “non expedit”, (dal latino “non conviene, non è opportuno”), il divieto emesso nel 1874 da papa Pio IX con il quale ai cattolici italiani era impedito di votare o di partecipare alla vita politica del Regno d’Italia.
Tale norma era nata, dopo la presa di Roma del 1870, per protestare contro l’ingerenza dello Stato italiano che, entrando a Porta Pia, aveva decretato la fine del potere temporale dei papi.
Rendendosi conto della crescente diffusione delle perniciose idee marxiste, nel 1905 Pio X promulga l’enciclica “Il fermo proposito“ con la quale, pur mantenendo il divieto generale per i cattolici di partecipare alla politica italiana, consente deroghe per il voto nelle amministrazioni locali e l’ingresso in Parlamento (a titolo personale) in casi specifici autorizzati dai vescovi.
Per il superamento definitivo del “non expedit” si dovrà attendere il 1919 quando papa Benedetto XV prenderà atto della nascita del Partito Popolare propiziata da don Luigi Sturzo con l’”Appello ai liberi e forti”.
La figura di Papa Sarto è però strettamente connessa alla sua determinata azione, in sintonia con il suo predecessore LeoneXIII, nel contrastare il modernismo, un movimento di inizio Novecento che cercò di reinterpretare la dottrina cristiana alla luce della filosofia moderna e della scienza.
Nell’introduzione alla sua enciclica “Pascendi” Pio X è molto chiaro: «Gli è da confessare che in questi ultimi tempi, è cresciuto oltre misura il numero dei nemici della croce di Cristo; che, con arti affatto nuove e piene di astuzia, si affaticano di render vana la virtù avvivatrice della Chiesa e scrollare dai fondamenti, se venga lor fatto, lo stesso regno di Gesù Cristo. Per la qual cosa non Ci è oggimai più lecito di tacere».
Che cosa spinge Papa Sarto ad intervenire è lui stesso a spiegarlo poco dopo quando dichiara che «i fautori dell’errore già non sono ormai da ricercarsi fra i nemici dichiarati; ma, ciò che dà somma pena e timore, si celano nel seno stesso della Chiesa, tanto più perniciosi quanto meno sono in vista.
Alludiamo, o Venerabili Fratelli, a molti del laicato cattolico e, ciò ch’è più deplorevole, a non pochi dello stesso ceto sacerdotale, i quali, sotto finta di amore per la Chiesa, scevri d’ogni solido presidio di filosofico e teologico sapere, tutti anzi penetrati delle velenose dottrine dei nemici della Chiesa, si dànno, senza ritegno di sorta, per riformatori della Chiesa medesima; e, fatta audacemente schiera, si gittano su quanto vi ha di più santo nell’opera di Cristo, non risparmiando la persona stessa del Redentore divino, che, con ardimento sacrilego, rimpiccioliscono fino alla condizione di un puro e semplice uomo».
Lascia stupefatti riflettere su queste parole scritte 120 anni fa alla luce di quanto accade oggi sotto i nostri occhi.
Leone XIV, memore dell’azione dei suoi predecessori Leone XIII e san Pio X, sta segnando il proprio pontificato con provvedimenti che intendono proteggere le persone dalla spinta automazione, dall’intelligenza artificiale e dal devastante progetto della globalizzazione.
Leone XIII, con l’enciclica “Rerum Novarum”, s’era riproposto di definire i principi della dottrina sociale cristiana attraverso i quali dare una risposta agli impellenti interrogativi posti dalla questione sociale. San Pio X aveva raccolto il testimone dal suo predecessore e, ne aveva in parte proseguito l’opera.
Ora Leone XIV si trova a dover dare risposte ad un mondo (per fortuna in parte fortemente contestato) che vorrebbe resettare tutto e che pretenderebbe sostituire Dio con la tecnologia. Altro che “mondo al contrario”. Siamo al mondo alienato.
didascalia: Papa Pio X – immagine da Parrocchia San Matteo di Riese
