Mosca e Kabul si accordano dimenticando il loro storico conflitto

Generale Giuseppe Morabito membro del Direttorio della NATO Defence College – Tra il significativo disinteresse dei media internazionali e nazionali, il 27 maggio 2026, la Russia e i talebani afghani hanno firmato un accordo di cooperazione tecnico-militare a margine della Conferenza internazionale sulla sicurezza di Mosca. I termini dell’accordo non sono stati resi pubblici ma è confermato è che entrambe le parti lo hanno inquadrato quale ampliamento della cooperazione bilaterale e non sono stati neppure divulgati dettagli specifici riguardanti equipaggiamenti, trasferimenti o impegni operativi. La Russia aveva formalmente riconosciuto il governo talebano nel luglio 2025, (a prima grande potenza a farlo), e successivamente ha rimosso i talebani dalla sua lista di organizzazioni terroristiche . L’accordo del 28 maggio rappresenta il consolidamento operativo di tale posizione diplomatica.

La capacità militare dei talebani si è notevolmente deteriorata a causa del conflitto armato lungo il confine pakistano all’inizio del 2026 che ha causato la neutralizzazione di parte sostanziale delle infrastrutture militari talebane. Le munizioni standard NATO lasciate in territorio afghano nel 2021 si sono in gran parte esaurite, e altre sono state vendute o sono ormai inutilizzabili. Il bilancio della difesa di Kabul rimane in deficit cronico. Internamente, il regime si trova ad affrontare una crescente instabilità: la competizione etnica tra le fazioni pashtun e talebane tagike è sfociata in violenza nel Badakhshan rimanendo incentrata sul controllo delle entrate derivanti dall’estrazione dell’oro.

Mosca e Kabul hanno deciso di sviluppare una relazione economica più ampia. Gli scambi commerciali bilaterali tra Afghanistan e Russia sono aumentati vertiginosamente nel 2025, superando il volume di 530 milioni di dollari, e funzionari russi hanno citato un ulteriore notevole aumento nei primi due mesi del 2026.

Va a questo punto ricordato della guerra dell’URSS in Afghanistan (1979-1989). Il conflitto era durato circa dieci anni e iniziato il 28 dicembre1979 con una invasione sovietica. L’obiettivo dell’Armata Rossa era sostenere il governo comunista locale contro i mujaheddin,| (ribelli islamici allora finanziati e armati da Stati Uniti, Pakistan e Arabia Saudita).

Il conflitto si trasformò rapidamente in una sanguinosa guerriglia montana (spesso definita il “Vietnam sovietico”), che si concluse con il ritiro completo delle truppe sovietiche, formalizzato tra il maggio 1988 e il febbraio 1989.

Le cause del conflitto del 1978 vanno ricercate in un colpo di stato che portò al potere i comunisti afghani con l’Unione Sovietica che invase il paese per deporre il presidente Hafizullah Amin, giudicato inaffidabile, e sostituirlo con Babrak Karmal. Le forze in campo sovietiche erano oltre 100.000 uomini, che si confrontarono con la resistenza frammentata ma agguerrita dei mujaheddin. Dal 1986, gli insorti ricevettero dagli USA i temuti missili terra-aria Stinger, che neutralizzarono la supremazia aerea dell’URSS. Ci furono circa 15.000 soldati sovietici caduti e fino a 1,5 milioni di vittime tra i civili e i combattenti afghani a cui va aggiunto un notevole dispendio economico e militare che secondo gli esperti contribuì in modo decisivo al collasso dell’Unione Sovietica. Inoltre, il ritiro sovietico non portò la pace, ma scatenò una guerra civile che aprì la strada all’ascesa dei Talebani negli anni ’90.

Conseguentemente è importante quanto deciso a maggio scorso che, data l’assenza di termini resi pubblici, ha uno significato immediato nell’accordo politico piuttosto che strategico/militare. Mosca e Kabul stanno indicando, agli attori regionali e all’Occidente, che la loro relazione sarebbe adesso una cooperazione istituzionalizzata. Per i talebani, l’immagine di un accordo di difesa con un membro permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite conferirebbe una sorta di legittimità internazionale che nessun’altra relazione attualmente offre al momento. Per la Russia, l’accordo formalizza la leva negoziale senza impegnarsi in obblighi specifici che potrebbero provocare immediate reazioni negative da parte del Pakistan o dei paesi dell’Asia centrale. I commenti sull’accordo di Mosca si sono concentrati.

A questo punto, quasi esclusivamente sulla dimensione militare. Ciò va letto nell’evidenza che la Russia sta contemporaneamente costruendo legami militari, economici, infrastrutturali e istituzionali con l’Afghanistan, creando dipendenze interconnesse che si rafforzano a vicenda. Mosca ritiene che il Corridoio Trans-Afghano parte integrante della sua strategia logistica, con stime preliminari di 8-15 milioni di tonnellate di merci movimentate annualmente, e vede il suo sviluppo come una possibile estensione del suo corridoio di trasporto Nord-Sud verso Pakistan e India. Parallelamente viene indicato che ministri dei trasporti russo e uzbeko hanno firmato accordi per avviare la fase di sviluppo del progetto ferroviario trans-afghano, volto a creare corridoi di trasporto internazionali che si estendano verso sud fino al Pakistan.

È noto che il sottosuolo afghano con le sue potenzialità è una dimensione importante nel rapporto tra Mosca e Kabul. Il ministro talebano ad interim dell’Industria e del Commercio dichiara che l’Afghanistan possiede ingenti riserve di litio e rame, oltre a pietre preziose, ed ha espresso la speranza che le aziende russe investano in questo settore.

Mosca non ha un’immediata necessità industriale di litio afghano, poiché detiene le terze riserve di litio più grandi al mondo, ma posizionare le aziende russe tra i primi attori dell’estrazione afghana potrebbe servire a un duplice scopo: generare entrate per il regime talebano (e quindi stabilizzare un partner) e al contempo impedire l’accesso occidentale o esclusivamente della Cina Popolare a giacimenti strategicamente importanti. L’ambasciatore talebano a Mosca ha dichiarato che Kabul ritiene opportuno partecipare nuovamente in modo attivo all’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (SCO), di cui l’Afghanistan è Stato osservatore. L’integrazione nella SCO ancorerebbe il governo talebano a un quadro multilaterale dominato da Russia e Cina Popolare, isolandolo ulteriormente dalle pressioni normative occidentali. Qualsiasi assistenza tecnico-militare russa ai talebani, qualunque sia il suo contenuto non divulgato, comporterebbe una tensione strutturale con Islamabad.

Il Pakistan, quasi certamente, interpreterà la cooperazione militare russa con Kabul come quantomeno, implicitamente ostile, dato il conflitto in corso sulla Linea Durand (i 2640 Km, di confine con l’Afghanistan). Mosca nelle dichiarazioni pubbliche si concentra su quelli che ritiene “obblighi occidentali” tesi a sbloccare i beni afghani piuttosto che sugli impegni russi. L’interesse di Mosca per la ferrovia transafghana, progettata per estendersi verso sud fino al Pakistan, fornisce un certo contrappeso, poiché Mosca ha bisogno della cooperazione pakistana affinché il corridoio funzioni. Questa contraddizione strutturale tra l’armamento di Kabul e il corteggiamento di Islamabad difficilmente potrà essere gestita in modo positivo in caso di un’ulteriore escalation lungo la Linea Durand.

Al momento la Russia appare quale sostenitrice della ripresa economica afghana, addossando al contempo l’onere morale e finanziario alle capitali occidentali. Questa impostazione è destinata a guadagnare terreno nei forum del Sud del mondo e complica la comunicazione occidentale, soprattutto considerando la difficoltà di difendere le politiche di congelamento dei beni nei confronti di una popolazione afghana che si trova in una situazione di grave disagio umanitario per non parlare della condizione femminile. I decisori occidentali dovrebbero prevedere che questo argomento verrà utilizzato in contesti multilaterali, tra cui le Nazioni Unite, l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO) e potenzialmente i forum affini ai BRICS.

La frammentazione interna dei talebani, in particolare la resistenza armata delle fazioni tagike nel Badakhshan, crea il rischio che qualsiasi percepito allineamento della Russia con la leadership pashtun di Kandahar venga interpretato dalle fazioni settentrionali come un’ingerenza esterna a favore dei loro rivali. Il ruolo storico di Mosca nel già citato conflitto degli anni ’80 rimane un punto di riferimento politico attuale nel nord dell’Afghanistan. Qualora il conflitto interno si intensificasse, il personale o gli interessi russi associati al governo talebano potrebbero diventare bersagli per rendere nulli gli accordi appena conclusi.

Didascalia: Generale Giuseppe Morabito membro del Direttorio della NATO Defence College

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