Ieri, giovedì 16 Aprile, i giornalisti hanno scioperato «per mantenere le proprie tutele e per il futuro dell’informazione», come si legge nel comunicato ufficiale del loro sindacato, la Fnsi (Federazione nazionale stampa italiana).
I giornalisti sono preoccupati per l’informazione stessa ridotta «ad un terreno incolto per l’intelligenza artificiale e lo sfruttamento di manodopera intellettuale». In pratica, si legge ancora nel comunicato della Fnsi, «gli editori continuano a prendere finanziamenti, eppure senza riuscire a immaginare un futuro per l’informazione e i suoi lavoratori, che siano dipendenti o collaboratori coordinati e continuativi e lavoratori autonomi. Viviamo il grande paradosso di una società che consuma informazione e di editori che bruciano chi fa informazione».
Nel 2026, infatti, i contributi pubblici all’editoria continuano ad essere significativi: oltre 83,7 milioni di euro erogati negli ultimi due anni ai quali se ne aggiungono altri 60 per il corrente.
I fondi statali ai giornali in Italia, sostiene la legge che ne prevede l’erogazione, mira a consentire il pluralismo dell’informazione, garantire l’indipendenza dagli interessi commerciali e sostenere l’occupazione nel settore. Le elargizioni sono destinate principalmente a cooperative di giornalisti, enti non profit e giornali di minoranze linguistiche, con l’obiettivo di mantenere testate che altrimenti farebbero fatica a restare sul mercato.
Nel 2025 a beneficiare di contributi pubblici diretti sono stati i tre maggiori gruppi editoriali: Rcs Media Group (Rcs libri/Mondadori e Corriere della Sera) circa 11,3 milioni di euro; Gedi (Repubblica/Stampa) 6,7 milioni; Cairo Editore, 5,25 milioni.
Di fatto lo Stato ha finanziato le aziende di Marina Berlusconi (Mondadori), di John Elkann (Gedi, recentemente ceduta ad Antenna Group, guidato dalla famiglia greca Kyriakou) e di Urbano Cairo (Rcs Media Group e Cairo Editore).
Ricevono fondi anche testate come Famiglia Cristiana (3 milioni), Avvenire (2,78), Libero(2,7), Italia Oggi (2), Gazzetta del Sud (1,74), Il Manifesto (1,56) e diverse altre, tra le quali Corriere Romagna, CronacaQui.it, Il Foglio, Il Quotidiano del Sud, Italia Sera, La Verità, La Libertà (Piacenza). Cospicui fondi sono distribuiti pure a testate locali e pubblicazioni in lingua tedesca, ladina e slovena quali Dolomiten e Primorski Dnevnik, La Usc di Ladins.
L’informazione è un bene prezioso che deve appartenere ai cittadini e non allo Stato, di volta in volta guidato da questo o quel governo. Devono essere i cittadini a scegliersi i giornali che, ovviamente, per uscire ogni giorno hanno bisogno di conquistarsi la fiducia dei lettori. Drogare l’informazione con contributi dello Stato non significa affatto difendere il pluralismo e la democrazia.
La fiducia dei lettori va conquistata sul campo. Editori e giornalisti possono ottenerla attenendosi aderenti alla narrazione dei fatti che interessano realmente l’opinione pubblica. Dare quotidianamente spazio a commenti frutto di ideologia e non a notizie reali significa mortificare il giornalismo e ancor più ingannare il lettore. I cittadini devono ribellarsi e pretendere che l’intero sistema mediatico venga ribaltato. Se un giornale non è letto, spiace ammetterlo, ma va chiuso.
Lo Stato si preoccupi invece di controllare come, perché e dove finiscono gli investimenti pubblicitari ai giornali.
Troppo denaro pubblico è sperperato. I cittadini pagano le tasse e hanno diritto di non vedere dissipato ciò che con tanto sacrificio raccolgono affidandolo a chi li amministra.
Un cambio di mentalità urge anche in chi professionalmente fa informazione che, troppo spesso, dimentica i principi su cui si basa la corretta notizia, la quale deve contemplare interesse pubblico, aderenza ai fatti e onorabilità della persona quando citata.
Ha ancora senso la risposta del segretario di Stato americano Henry Kisinger (1923-2023) ad un giornalista che gli chiedeva che cosa avrebbe fatto all’indomani del suo ritiro dalla vita pubblica: sto meditando di dedicarmi al giornalismo così potrò finalmente dire ai politici come comportarsi senza assumere alcuna responsabilità.
