Generale Giuseppe Morabito membro del Direttorio della NATO Defence College – Da alcuni giorni e’ stata resa pubblica, senza il dovuto eco sui principali ‘media” internazionali , la dichiarazione congiunta della Lega Araba, che per la prima volta condanna esplicitamente l’attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre 2023 e chiede al gruppo, o quantomeno quanti di loro ancora operativi, di disarmarsi e porre fine al suo dominio nella Striscia di Gaza. Per gli analisti della regione si tratta di un documento che sarebbe molto più di una nota diplomatica e rappresenta un cambiamento radicale nel rapporto del mondo arabo in merito sia alla causa palestinese sia alle relazioni con lo stato di Israele.
Dopo decenni di sostegno esplicito o di silenzio strategico, la maggior parte delle nazioni arabe ha ora decisamente preso posizione. Questa mossa suggerisce che gli stati arabi stiano ora dando priorità alla stabilità regionale e ai propri interessi nazionali rispetto alla solidarietà ideologica con un gruppo terroristico.
Questo cambio di approccio apparirebbe anche profondamente legato alla più ampia tendenza alla normalizzazione con Israele. Gli Accordi di Abramo della prima presidenza Trump hanno dimostrato che i principali stati arabi sono propensi a costruire legami diplomatici ed economici con Israele, molto probabilmente nel tentativo di promuovere la stabilità regionale e contrastare l’influenza dell’Iran (ora fortemente ridimensionata dalla guerra dei dodici giorni). L’attacco del 7 ottobre ha portato questo processo degli Accordi di Abramo a un brusco arresto e c’è chi sostiene che l’attacco terroristico sia stato progettato e condotto con questa specifica motivazione. Chiedendo il disarmo di Hamas e la fine del controllo autoritario la Lega Araba sta di fatto rimuovendo uno degli ultimi grandi ostacoli ai tentativi di normalizzazione. Questa mossa segnala un desiderio collettivo di riprendere la strada dell’integrazione e della cooperazione regionale, un percorso che molte influenti nazioni arabe ritengono essenziale per la loro sicurezza e prosperità a lungo termine.
In poche parole, la Lega Araba avrebbe voltato le spalle alla fazione armata terroristica. Non si tratta solo di un cambiamento retorico, ma appare come un nuovo posizionamento strategico che potrebbe ridisegnare radicalmente il panorama politico del Medio Oriente.
Questa decisione è interpretabile analizzando in diversi fattori e il principale, tra tutti, sarebbe la rinnovata, seppur ancora debole, spinta verso una soluzione a due stati. Per anni, lo spietato controllo di Hamas su Gaza e il suo statuto che invoca la distruzione di Israele hanno rappresentato l’ostacolo primario a qualsiasi significativo processo di pace.
Oggi, la Lega Araba ha preso una posizione per cui uno Stato palestinese vitale può esistere solo con un governo unico e unificato sotto l’Autorità Nazionale Palestinese. Il messaggio è chiarissimo e si concreta nella certezza che a Israele il governo e le capacità militari di Hamas non sono visti come una forma di resistenza, ma come una minaccia esistenziale all’idea stessa di nazione palestinese. La Lega Araba ha, in sostanza, scelto la strada dello Stato Politico rispetto alla lotta terroristica armata e questa è una sostanziale scelta strategica.
La condanna pubblica dell’attacco del 7 ottobre è di per sé un momento spartiacque. Mentre molte nazioni arabe inizialmente rilasciarono dichiarazioni formulate con cura, la portata del sanguinati attacco e la successiva guerra catastrofica a Gaza hanno cambiato l’approccio alla tragedia passata e in corso. La dichiarazione della Lega Araba è un riconoscimento che l’attacco è stato un fallimento strategico che non solo non è riuscito a far progredire la causa palestinese, ma l’ha attivamente ostacolata per sempre. Questa pubblica dissociazione delle azioni terroristiche dei da molti indicati come i “tagliagole’’ di Hamas rappresenta una rottura con la regola, non scritta e di lunga data, nella politica araba che consisteva nella posizione per cui la resistenza palestinese, indipendentemente dai suoi metodi, non sarebbe mai e poi mai stata apertamente criticata.
La catastrofica crisi umanitaria a Gaza ha inoltre esercitato un’enorme pressione sui governi arabi affinché agissero. Il conflitto, scatenato dall’attacco di Hamas, ha causato enormi sofferenze diffuse, sfollamenti e una crisi umanitaria. La dichiarazione della Lega Araba, pur condannando apertamente le azioni intraprese dallo Stato di Israele, si concentra sul ruolo di Hamas nel perpetuare il conflitto. L’appello al gruppo terroristico a cedere il potere è prospettato come il passo necessario per porre fine al conflitto e consentire la distribuzione su vasta scala dei tanto necessari aiuti umanitari, a cui si aggiunge la ricostruzione e un percorso verso un futuro più stabile per la popolazione di Gaza. Questa enfasi sull’imperativo umanitario riflette la profonda preoccupazione provata in tutto il mondo per l’immensa sofferenza a Gaza e il desiderio di trovare una via d’uscita dall’attuale crisi.
Infine, la dichiarazione congiunta esercita una pressione significativa sui paesi che sono stati storicamente sostenitori di Hamas, in particolare Qatar e la Turchia di Erdogan. Queste nazioni, che hanno tentato di svolgere il ruolo di mediatori, ora sono costrette a schierarsi su una posizione araba collettiva che si oppone apertamente al mantenimento del potere e allo status di forza armata di Hamas. Questo nuovo allineamento potrebbe costringere queste nazioni a usare la loro influenza per fare pressione su Hamas affinché accetti i termini della dichiarazione, altrimenti rischierebbero di non essere in linea con il più ampio consenso arabo. Hamas ha perso gran parte degli armamenti e dei terroristi “addestrati” e, anche se rimpiazzati da “arruolamenti forzati” nella Striscia, chi ora imbraccia il fucile per contrastare le operazioni della Forze Armate israeliane non ha le stesse capacità di chi ha avuto il tempo di essere addestrato in Iran o altri paesi compiacenti. Questo non vuol dire che la tanto annunciata occupazione di Gaza City sarà un’operazione semplice e senza notevoli perdite ma le Forze di Difesa Israeliane (IDF) saranno quasi certamente in grado ci completarla con successo data la attuale ridotta capacità operativa di Hamas.
In conclusione, la svolta della Lega Araba avversa ad Hamas è sia uno sviluppo, guidato da una rivalutazione pragmatica del passato, sia un suggerimento deciso ad evitare ulteriori perdite di vite umane. La ragione del documento appare radicata nella speranza che si possa ancora procedere alla soluzione dei due Stati, nel riconoscimento delle conseguenze distruttive e disumane dell’attacco del 7 ottobre, nel desiderio di stabilità regionale e normalizzazione con Israele e, principalmente in una profonda preoccupazione per la terribile crisi umanitaria a Gaza. Questa svolta storica rappresenta, senza alcun dubbio e posizione di parte, un potenziale punto di svolta nel conflitto tra Israele e Hamas, che potrebbe ridisegnare radicalmente il panorama politico del Medio Oriente. Un panorama di pace duraturo e senza il fragore delle armi.
didascalia: Generale Giuseppe Morabito membro del Direttorio della NATO Defence College
