“Famiglia, scuola di pratica sinodale. La vita quotidiana delle famiglie costruisce la Chiesa”: è questo il tema scelto dalla Diocesi di Milano per la Festa della Famiglia, che si celebra domenica 25 Gennaio. Il 15 Maggio è la data universalmente riconosciuta per celebrare la Giornata internazionale della Famiglia, soggetto al quale nominalmente guardano tutti i governi del mondo, ma che, all’atto pratico, solo la Chiesa, protegge e sostiene.
In questi giorni c’è chi sta predisponendo una nuova bozza di aggiunta alla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia, un noto trattato delle Nazioni Unite che i governi e i tribunali di tutto il mondo utilizzano per definire leggi e decisioni che influenzano direttamente il modo in cui vengono trattati i minori. Si tratta di una nuova bozza che trasforma l’aborto e la transizione di genere in quelli che chiamano “diritti dei minori”, “diritti” che possono essere applicati nonostante le obiezioni dei genitori stessi del minore.
Va da sé che se il provvedimento passasse tribunali, governi, scuole, istituzioni varie finiranno per togliere ai genitori la potestà d’intervenire per tutelare i propri figli. Da tempo a congiurare contro la famiglia sono proprio anche istituzioni internazionali come l’Onu e l’Organizzazione mondiale della sanità egemonizzate da un’ideologia profondamente anti umana.
Ma come si fa a dire che si è favorevoli alla famiglia quando si fa di tutto per scardinarla favorendo adulterio, aborto, eutanasia, pedofilia?
L’Istat dà un’immagine reale di ciò che è la famiglia oggi in Italia quando certifica che «nel 2021, data dell’ultimo censimento, le famiglie erano circa 26 milioni e 200 mila, stabili rispetto all’anno precedente e in crescita rispetto al 2019. Negli ultimi venti anni è però aumentata la quota di famiglie composte da una singola persona e drasticamente diminuita la percentuale di quelle numerose».
In Italia, le famiglie con un solo componente (unipersonali) rappresentano oltre un terzo del totale, circa il 37 per cento dei nuclei famigliari, mentre le famiglie con un solo genitore sono circa 3 milioni (18-20% delle famiglie), indicando un cambiamento strutturale verso nuclei più piccoli e una maggiore diffusione di single e famiglie monoparentali.
È casuale un simile sviluppo della società?
No. È intenzionale. Anzi, è scientificamente predisposto. Disgregare la famiglia aiuta a recidere i legami tra genitori, figli, nonni, zii, parenti e affini. Significa anche abbandonare il singolo a sé stesso, rendendolo più vulnerabile.
Non è forse vero che molti single abbiano sentito l’urgenza di creare, tra di loro, una specie di “società di mutuo soccorso” alla quale ricorrere quando, da soli, magari per una banale influenza, non sono in grado di badare a sé stessi? Non è forse questa la prova che da soli la vita è tremendamente difficile, spesso praticamente impossibile?
Famiglie unite costituiscono comunità brillanti che oltre ad essere autonome, in caso di bisogno, sono anche in grado di aiutare il prossimo. L’uomo e la donna sono naturalmente predisposti a vivere insieme. In tutte le culture costruire una famiglia e avere figli è assolutamente normale.
L’idea di distruggere la famiglia è coltivata dal luciferino progetto di coloro che intendono resettare un mondo volutamente globalizzato. Un progetto nato negli anni Settanta a Davos e che, nel tempo, ha conquistato il cuore di élite importanti come quelle di alcuni governi statunitensi ed europei (con la Gran Bretagna in testa).
C’è un nesso non casuale tra globalizzazione e distruzione della famiglia. L’ha perfettamente compreso Leone XIV quando afferma che «per una società armonica è necessario che i governi investano sulla famiglia uomo-donna e che occorre adoperarsi per porre rimedio alle disparità globali, che vedono opulenza e indigenza tracciare solchi profondi tra continenti, Paesi e anche all’interno di singole società». Ne consegue, sono sempre parole del Papa che «è compito di chi ha responsabilità di governo adoperarsi per costruire società civili armoniche e pacificate. Ciò può essere fatto anzitutto investendo sulla famiglia, fondata sull’unione stabile tra uomo e donna, società piccola ma vera, e anteriore a ogni civile società». A buon intenditor poche parole.
