Il grande reset segna il passo, per fortuna

Il direttore di Radio Maria, padre Livio Fanzaga, nel corso della sua lettura quotidiana dei giornali, avverte da tempo i propri ascoltatori che è in atto il reset (azzeramento dei popoli per un nuovo ordine mondiale) auspicato da alcune élite economiche (Rockefeller, Bill Gates, Rothschild, Soros & soci).

A suo avviso, però, il disegno di una globalizzazione amministrata da una oligarchia ristretta è destinata ad implodere davanti alla reazione di tanti diversi popoli. Klaus Schwab, fondatore del World Economic Forum che si tiene ogni anno a Davos, in Svizzera, al quale prendono parte i maggiori rappresentanti della finanza mondiale e i vertici delle più importanti multinazionali, ai primi sintomi della pandemia ha teorizzato che «nulla più sarebbe stato come prima», implicitamente confermando che l’umanità si avviava ad un nuovo ordine planetario.

A considerare che il reset sia ardentemente voluto da pochi “illuminati” uomini i quali dispongono di immense risorse economiche è anche suor Teresilla Krefta, direttore editoriale di Mimep Docete, una piccola ma ben strutturata casa editrice cattolica.

Anche la religiosa si sente in sintonia con padre Livio, convinta che il reset sia destinato a fallire perché non conforme al bene dell’umanità e quindi, in una visione cristiana, rassicurata dalla promessa che «le forze del male non prevarranno».

Certo è che gli effetti riscontrabili nel disgregare la famiglia, isolare le persone, limitare le libertà individuali, finora baluardo irrinunciabile della civiltà occidentale, sembrerebbero perfettamente calzanti con il più perfido disegno diabolico. Vale la pena ricordare che il termine “diavolo” deriva dal latino tardo diabŏlus, traduzione del termine greco diábolos, cioè “dividere”, “colui che divide”.

Sotto questo profilo è interessante notare ciò che sta accadendo, per esempio, in tema di vaccinazioni. Non v’è dubbio che in Italia sta crescendo una diatriba, fin troppo accesa, tra chi è favorevole e chi è contrario a vaccinarsi.

Non c’è categoria sociale o professionale (giovani e anziani, medici, farmacisti, infermieri, insegnanti, politici etc.) che, al proprio interno, non veda individui su posizioni contrastanti.

Desta comunque un certo stupore, che solleva più di un interrogativo, uno studio sulla diffidenza al vaccino in base al livello di istruzione negli Stati Uniti. Il lavoro, pubblicato a fine Luglio dalla Carnegie Mellon University, uno degli atenei più prestigiosi al mondo, conferma che i più restii a vaccinarsi sono i soggetti in possesso del Phd, paragonabile al nostro dottorato di ricerca. Il medesimo studio monitora anche l’andamento, da Gennaio a Maggio del 2021, di questa classifica.

Mentre i vari gruppi al di sotto del Phd (laurea di primo livello, frequenza universitaria senza laurea, diploma, scuola dell’ obbligo) mostrano, nel tempo, una diminuzione di tale diffidenza – certamente dovuta alle pressioni mediatiche – gli appartenenti all’élite dell’istruzione hanno un indice di diffidenza costante. In pratica le persone più acculturate del pianeta sono il vero scoglio contro cui l’onda vaccinale corre il rischio di infrangersi.

Non è compito nostro dirimere una questione tanto complessa e dibattuta a livello internazionale, risulta però evidente che stiano segnando il passo i disegni di alcuni globalisti.

È largamente condivisa l’opinione che il mondo sia sottosopra dall’Ottobre 2019, da quando cioè da un laboratorio di Wuhan s’è diffuso un micidiale virus. La confortante voce della Chiesa è sempre più flebile, ma non mancano al suo interno coloro che incoraggiano a mantenere viva la speranza di vedere presto la luce in fondo al tunnel in cui si sarebbe cacciata buona parte dell’umanità.

Tra tante tribolazioni che inducono oggettivamente al pessimismo e alla disperazione, noi diamo fiducia all’ingenua proposta della Chiesa che, nonostante tutto, invita a confidare nel futuro. Preferiamo cioè “sbagliare” con la Chiesa piuttosto che avere ragione da soli.

Alberto Comuzzi ©

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