Il digitale? Ottimo mezzo di controllo sociale

Dal 4 Dicembre dello scorso anno, per chi non se ne fosse ancora accorto, è attivo l’It wallet, il portafoglio digitale integrato nell’app Io, che permette agli italiani di conservare e gestire i propri documenti di identità in formato elettronico, come la patente, la tessera sanitaria e la carta europea della disabilità, direttamente sul proprio smartphone.

Questi documenti digitali hanno lo stesso valore legale di quelli cartacei e possono essere utilizzati, sia per accedere a servizi online, sia per dimostrare la propria identità nei casi richiesti (alle forze dell’ordine, pernottare in un albergo, noleggiare una vettura etc.).

Stiamo parlando di documenti validi anche per le interazioni tra privati, come fare acquisti, per esempio, o, accedere ad internet se l’Autorità europea stabilisse l’indispensabilità del tesserino digitale.

L’utilizzo di It wallet, per ora volontario, rientra nell’ambito della strategia nazionale ufficialmente «per l’identità digitale e la modernizzazione dei servizi pubblici».

Chi si fosse recato recentemente in Comune per rinnovare la carta d’identità si sarà reso conto che avrà dovuto rilasciare le proprie impronte digitali. L’atto è obbligatorio per la cosiddetta Carta d’Identità elettronica (Cie).

Le impronte sono raccolte dal dito indice e medio della mano destra e dall’indice della mano sinistra e sono fondamentali, afferma il legislatore europeo, «per garantire l’autenticità del documento e prevenire frodi o furti di identità».

Di fatto si deve a un regolamento dell’Unione Europea del 2019, con applicazione effettiva a partire dal 2021, l’introduzione dell’obbligo di inserire le impronte digitali sulla carta d’identità per tutti gli Stati membri, inclusa l’Italia.

Questo requisito è stato confermato dalla Corte di Giustizia Europea nel marzo 2024.

Domanda: perché la Commissione europea è così interessata a concentrare in un unico tesserino tutti i dati relativi ad ogni singolo cittadino europeo?

La risposta è semplice: per controllarlo e gestirne la vita.

Solo un ingenuo può immaginare che non vi sia un preciso interesse di chi, in possesso dei dati personali, non ne faccia un uso per propri fini e certamente la storia recente ci ha insegnato che nessun dato digitale è al sicuro dai cosiddetti data leaks, ossia diffusione di dati di qualsiasi genere recuperati in modo fraudolento da soggetti che spesso rimangono non identificati, i cosiddetti hacker.

A tale “mercato” ricorrono spesso le organizzazione di intelligence in modo diretto o indiretto. L’unica certezza è che, una volta che i propri dati sono finiti in mano a terzi, rimangono per sempre nella disponibilità del miglior offerente. Un fenomeno, questo, che ha già interessato miliardi di persone.

Ci sono multinazionali che spendono milioni di euro per sondare le abitudini dei consumatori con l’obiettivo di orientarne gli acquisti. Immaginiamo che cosa farebbero se potessero entrare in possesso dei dati personali di 430 milioni di europei.

Allora, chi si beve la favoletta che possano essere immuni da tentazioni di dominio coloro che si trovano tra le mani i dati relativi a tutti gli europei: donne, uomini, giovani, anziani, sani e malati?

Stiamo parlando di un minuscolo file che conterrà tessera sanitaria, patente di guida, tessera elettorale, dati fiscali, situazione finanziaria (con l’importo dei conti bancari) e patrimoniale (rendite di case, terreni etc.).

Ingenui, sì, ma non stupidi. Il lettore non si meravigli. Non stiamo vaneggiando o gridando al complotto.

La capacità d’interferire sulla vita delle persone mediante il controllo digitale, con un semplice click, è già stata testata e con un lusinghiero successo dall’ex primo ministro canadese, Justin Trudeau.

Ricordate quando gli autotrasportatori marciarono su Ottawa, nel Febbraio 2022, per contestare le politiche restrittive del Governo mediante il greenpass?

Per stroncarne la protesta che fece Trudeau (uno dei leader aiutati a prendere il potere dal gruppo dirigente del Forum economico mondiale di Davos)?

Dispose che fossero bloccati i conti correnti bancari, sia degli autotrasportatori, sia di coloro che li sostenevano.

È evidente che non sia affatto accantonato il progetto lanciato da Davos di consegnare gli occidentali nelle mani di pochi “illuminati”.

L’idea di un governo europeo formato da tecnocrati implica una massa di quieti sudditi rigidamente controllati da un sofisticato apparato digitale. C’è chi lavora per raggiungere questo obiettivo il più presto possibile. Sarà un drammatico giorno quello in cui la vita di un europeo (un po’ come quella dei cinesi) sarà raccolta in un file di pochi Kilobyte.

Trump e Putin si stanno mettendo di traverso al progetto di Davos ed è per questo che la stampa europea, controllata dagli “illuminati”, li contrasta con ogni mezzo, bugie comprese.



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