I casi Lagarde e Von der Leyen: errare è umano, ma perseverare è diabolico

Martedì scorso, 21 Ottobre, nel corso della Conferenza sul clima tenuta a Oslo presso la Banca centrale norvegese, Christine Lagarde, presidente della Bce (Banca centrale europea), ha tenuto un discorso che succintamente si può riassumere così.

«La dipendenza dell’Europa dai combustibili fossili importati non è più sostenibile. Occorre quindi sbloccare quegli investimenti per rilanciare il Green Deal che la Commissione presieduta da Ursula Von der Leyen stima in 1.200 miliardi di euro annui».

Attenzione, però: due terzi di questa enorme cifra, vale a dire 800 miliardi di euro, secondo Lagarde, vanno pescati nei conti correnti dei privati, mentre a carico dell’Unione resterebbero i restanti 400 miliardi. Una “equilibrata” proposta, non c’è che dire.

La Presidente della Bce non s’è fermata qui, però. Anzi, ha superato sé stessa aggiungendo che per produrre energia e non danneggiare il clima, non esiste altra strada che sostenere le rinnovabili (energia solare, eolica, idroelettrica, geotermica) che sono in grado di ridurre le emissioni di CO2 e, nel contempo, occorre pure frenare, fino ad eliminarli, i combustibili fossili (petrolio, carbone, gas naturale).

È la solita solfa lagardiana, che fa pure rima con von der Leyeniana, le due vessillifere dell’Agenda 2030, oggi più apprezzate di Emanuel Macron sempre meno incisivo nel perseguire il progetto globalista perché impegnato, nel suo Paese, a districarsi dai guai politici ed economici da lui stesso provocati.

Gli esponenti politici più in vista dell’Unione europea, coloro che, di fatto, la governano, persistono diabolicamente negli errori commessi. Incuranti dei disastri causati dalle loro scellerate scelte non si ravvedono davanti a milioni di cittadini ai quali hanno tolto la dignità privandoli del lavoro.

Con l’ideologia verde hanno fatto fallire la fiorente industria dell’automobile europea e favorito l’espansione di quella cinese che, controllando l’80 per cento del mercato degli elementi chimici indispensabili per le moderne tecnologie, di fatto ha il monopolio dell’automotive elettrico.

Dal canto suo anche Ursula von der Leyen non ha mancato di distinguersi nel perseguire pervicacemente il progetto lanciato a Davos dal Forum economico mondiale incurante e in spregio alla legge e ad un minimo comportamento etico.

Frédéric Baldan, che per dieci anni ha vissuto all’interno delle lobby che governano l’Unione europea, nel libro “Ursula Gate”, edito da Guerini e Associati, ha denunciato i misfatti della Presidente della Commissione europea: corruzione, abuso di potere e distruzione di documenti legati alla trattativa segreta, (condotta con messaggini telefonici) con l’amministratore delegato di Pfizer, Albert Bourla, per l’acquisto di vaccini sperimentali.

È disarmante quanto Baldan ha avuto il coraggio di svelare sulle lobby che interferiscono sulle decisioni politiche, sui conflitti d’interesse degli ambienti di Bruxelles, Strasburgo e Lussemburgo fino a smascherare la “giustizia europea” che è succube del potere politico.

La pandemia è stata un colossale imbroglio pagato con la morte da tanti, troppi, europei. Parafrasando l’Amleto di Shakespeariana memoria viene da dire: “C’è del marcio nell’Ue”.

Didascalia da Wikipedia: la sede centrale della Banca centrale norvegese a Oslo

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