Forza Italia è il ventre molle della coalizione di Centro-destra

È un copione già visto quello che sta accadendo in Valle d’Aosta, dove Forza Italia, dopo una campagna elettorale insieme a Fratelli d’Italia e Lega, ha accettato di entrare nella Giunta regionale con l’Union Valdôtaine.

Il Centro-destra si spacca come s’era spaccato dopo le elezioni politiche del 4 Marzo 2018 quando la Lega diede vita ad un governo di coalizione con il Movimento 5 Stelle dopo una campagna elettorale condotta insieme a Forza Italia e a Fratelli d’Italia.

Pierluigi Marquis (entrato in Forza Italia nel 2022 e già presidente della Regione dal 10 Marzo all’11 Ottobre del 2017 quando militava nel partito Stella Alpina) ha spiegato al quotidiano online AostaNews che «si tratta di una svolta storica».

Per il Forzista la scelta del suo partito «nasce da una precisa responsabilità politica» e aggiunge che «avremmo auspicato un governo di centrodestra, ma non c’erano i presupposti».

Di fatto, chiarisce, «sarebbe stato più semplice fare opposizione, ma noi siamo una forza di governo e i nostri elettori ci votano per amministrare», perché, dice, «la vera posta in gioco sono i grandi dossier che necessitano di un dialogo competente con il governo nazionale. Forza Italia valdostana si rende protagonista con la sua presenza a Roma, la sua appartenenza al Partito Popolare Europeo e la sua esperienza di governo».

La Lega, tradendo i compagni di cordata per governare con i 5 Stelle, ha commesso uno sbaglio di cui sta ancora pagando le conseguenze.

Forza Italia sta sperimentando nuove vie? È un primo scricchiolio nella coalizione di governo? Nella sede romana di via in Lucina c’è qualcuno che sta ipotizzando di emulare l’esperienza del Partito socialista che, nel 1983, con l’11 per cento dei voti, ottenne la presidenza del Consiglio dei ministri a fronte di una Democrazia cristiana che sfiorava il 33 per cento?

La tentazione del potere è grande e non ci si deve meravigliare se qualcuno ai vertici di FI ne è sedotto come brutalmente, ma efficacemente, ci ricorda il proverbio siciliano “cumannari è megghiu ca futtiri” (è meglio avere il potere e il controllo di comandare che essere sfruttati).

Rompere un sodalizio politico che sta comunque aiutando l’Italia ad uscire dal cono d’ombra in cui è stata relegata per anni sarebbe un atto, più che deprecabile, indegno.

Per quanto sta accadendo in Europa, dove l’ideologia woke imperversa e contro la quale il nostro Primo ministro sta tentando di opporre resistenza, è bene che il Governo Meloni prosegua fino al termine della legislatura e si riconfermi anche nella successiva.

Il Centro-destra non sarà la panacea che risolve tutti i problemi del Paese, ma dà certamente più affidabilità dei tanti governi del passato a trazione Pd o tecnici, o “a geometria variabile”.

Preoccupano gli spilli e le diatribe tra i partiti di Centro-destra che, giorno dopo giorno, indeboliscono la fiducia dei loro elettori desiderosi di vederli uniti e non litigiosi.

È un pessimo segnale quanto accaduto in Lombardia dove diversi franchi tiratori di Forza Italia e della Lega, insieme all’opposizione, hanno sfiduciato Federica Picchi di FdI, sottosegretario ai Giovani ed allo Sport, responsabile di avere sottoscritto un messaggio in un social contro le vaccinazioni dei minori.

Poiché la Regione, grazie anche al suo Assessore alla Sanità, si sta distinguendo nel sostegno alle campagne vaccinali, è ritenuto gravemente lesivo per l’immagine stessa dell’Istituzione il comportamento di chi, tra i suoi vertici, non si allinea alla linea “sì vax”.

Purtroppo durante la pandemia tanti esponenti di Forza Italia e della Lega si sono tenacemente impegnati nel promuovere le vaccinazioni anti covid ed oggi, alla luce di quanto sta emergendo sui gravi effetti collaterali causati da tali sieri, per costoro diventa imbarazzante ammettere di avere preso un gigantesco abbaglio.

Per il Primo ministro diventa sempre più faticoso tenere insieme la maggioranza con alleati che si sono compromessi su una questione, la gestione della pandemia, i cui effetti dirompenti giacciono ancora sotto traccia e per i quali l’opinione pubblica chiede giustizia.

Per il bene dell’Italia c’è solo da sperare che, al prossimo giro elettorale, il Centro-destra risulti ancora maggioritario, ma con percentuali elettorali tali da mantenere sostanziale il distacco tra FdI e i due comprimari, Lega e FI.

Se quest’ultima si rafforzasse eccessivamente – raggiungendo il 10/12 per cento – potrebbe sentirsi ago della bilancia con la prospettiva di oscillare a destra o a sinistra lucrando più potere, aldilà del reale peso elettorale.

FI è il ventre molle della coalizione. La Lega dovrebbe avere compreso l’errore fatto nell’abbandonare i compagni di cordata, ma oggi nello stesso errore rischia di precipitare FI. Per il suo bene e per quello dell’intero Centro-destra è opportuno che il Partito di Tajani rimanga inchiodato all’8,28 per cento. Anzi, meglio ancora sarebbe se perdesse qualche voto a vantaggio di FdI.

didascalia: immagine creata con Grok.IA

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