In questo video-editoriale proponiamo un’analisi tecnico-giuridica si concentra sullo sciopero del 3 ottobre 2023, indetto dalla CGIL e altre sigle sindacali in relazione alle vicende della flottiglia diretta a Gaza. Lo sciopero, che ha interessato i servizi pubblici essenziali, è stato proclamato la sera dell’1 ottobre per il giorno 3, violando la Legge 146/1990, che impone un preavviso minimo di 10 giorni. Le due uniche eccezioni all’obbligo di preavviso – sciopero in difesa dell’ordine costituzionale o per eventi gravemente lesivi dell’incolumità dei lavoratori – non ricorrevano in questo caso. La violazione comporta l’apertura di un procedimento per l’irrogazione di sanzioni nei confronti del sindacato, con valori compresi tra 2.500€ e 50.000€. Giuridicamente, secondo la giurisprudenza, questo sciopero non è tutelato come diritto costituzionale, poiché riguarda profili di politica estera. Lo sciopero protetto attiene unicamente alle rivendicazioni sulle condizioni socioeconomiche dei lavoratori. L’azione è perciò considerata un’assenza ingiustificata e un inadempimento contrattuale. L’iniziativa ha spaccato il fronte sindacale; la CISL e la UIL hanno espresso dissenso, criticando l’uso compulsivo di questo strumento. In termini di DSC, questo uso si configura come un abuso o uno sciopero che agisce contro il bene comune, causando notevoli disagi al paese e soprattutto ad altri lavoratori. L’azione è moralmente deprecabile e rischia di ritorcersi contro i suoi stessi promotori, sia sul piano sindacale che politico.
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