Comincia ad appannarsi la figura di Draghi?

Ciò che è successo a Varese (e in tante altre città italiane) sabato 23 Ottobre, dove diverse centinaia di persone hanno manifestato contro il green pass, testimonia qualcosa di più di un semplice malessere sociale: il rifiuto dell’ideologia globalista.

Cresce nell’opinione pubblica italiana la consapevolezza che nei luoghi più oscuri della finanza internazionale si annidi il progetto di un grande reset attraverso il quale imporre a miliardi di persone un nuovo ordine mondiale.

L’obiettivo è di consegnare nelle mani di una élite di “illuminati” il governo del pianeta.

Sembrerebbe, questo, la trama di un film di fantascienza. Invece è l’aspirazione, che troppi indizi fanno apparire reale, di soggetti come i magnati Bill Gates, George Soros, i dirigenti della Fondazione Rokefeller e alcune personalità apparse nell’elenco degli invitati all’annuale riunione del Club Bilderberg. 

Certo qualche interrogativo sorge riflettendo sul fatto anomalo che, in pochi anni, ben tre  presidenti del Consiglio siano stati nominati da due Presidenti della Repubblica: Mario Monti da Napolitano; Giuseppe Conte e Mario Draghi da Mattarella.

Siamo consapevoli che la nostra è una democrazia parlamentare ed è quindi legittimo il mandato a governare, se a conferirlo sono deputati e senatori.  Resta comunque aperta la questione di affidare il potere di incidere sulla vita di 60 milioni di italiani a chi non è mai passato da una consultazione elettorale popolare.

Il 19 Maggio del 2020 in un articolo apparso sulle colonne de “Il Manifesto” sotto il titolo “Piano Usa: controllo militarizzato della popolazione”, il giornalista Manlio Dinucci spiegava i punti salienti del documento, del 21 Aprile 2020, della Fondazione Rockefeller, “National Covid-19.

Piano d’azione per i test – Passi pragmatici per riaprire i nostri luoghi di lavoro e le nostre comunità”.

Tra «i passi pragmatici per riaprire i nostri luoghi di lavoro e le nostre comunità», annotava il giornalista, «non c’erano solo misure sanitarie in senso stretto», ma una serie di provvedimenti in cui  «medicina e politica si intrecciano senza soluzione di continuità, dando vita a una sorta di “politica sanitaria” che, ancora una volta, usa l’emergenza pandemica come via verso l’autoritarismo». 

Annotava poi Dinucci che «il Piano, che vede la partecipazione attiva di alcune note università (Harvard, Yale, Johns Hopkins e altre), prefigura un vero e proprio modello sociale gerarchizzato e militarizzato».

Durante il processo di Norimberga ad uno degli imputati per crimini contro l’umanità,

Hermann Goering, luogotenente di Hiter, fu chiesto come il gotha nazista fosse riuscito a convincere il popolo tedesco a seguirlo.

La risposta, disarmante, fu che i gerarchi nazisti misero in atto una semplice regola di psicologia delle masse che chiunque avrebbe potuto adottare.

«Ciò che abbiamo messo in pratica», spiegò Goering, «non aveva nulla a che vedere con il Nazismo, ma unicamente a che fare con la natura umana». Per essere più chiaro, aggiunse: «Chiunque lo avrebbe potuto fare: in un regime nazista, comunista, socialista, in una monarchia o in una democrazia. L’unica cosa che si sarebbe dovuto fare era di rendere schiave le persone impaurendole. Se riuscite a immaginare un modo per impaurire le persone», fu la sua lapidaria conclusione, «potete fargli quello che volete».

Da qui i dubbi sull’atteggiamento di Draghi di quegli italiani (solo il 20 per cento?),  che ritengono il green pass uno strumento coercitivo finalizzato alla schedatura delle persone attraverso la quale introdurre poi un sistema dittatoriale. 

Purtroppo SuperMario sembra più preoccupato di realizzare velocemente il programma dettato dai fautori dell’ideologia globalista che non mostrare, non diciamo affetto, ma almeno interesse, per tutte le persone di cui dovrebbe prendersi cura in virtù dell’alto ufficio affidatogli da Mattarella.

La sua contiguità al mondo da cui proviene, quello dell’alta finanza internazionale, fa quindi crescere sospetti sulla sua condotta di governante.

Alberto Comuzzi ©

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