Lombardia fare rete contro le insidie del web

“Il 50% dei ragazzi compresi fra gli 11 e i 17 anni dichiara di essere stato vittima di bullismo. Al netto di questo dato Istat, sicuramente è un elemento che ci deve far riflettere e responsabilizzare istituzioni, Forze di Polizia, scuola. Dobbiamo consentire ai giovani di utilizzare internet, strumento straordinario, con la giusta consapevolezza”.

Si è aperto con questa considerazione di Garloenrico Gandini, Presidente di FoxPOl, il convegno Cyberbullismo e uso consapevole del web, che si è tenuto questa mattina all’Auditorium Giorgio Gaber di Palazzo Pirelli in occasione della Giornata mondiale per la sicurezza in Rete, istituita e promossa dalla Commissione Europea.

Portando il saluto a nome dell’Assemblea lombarda, il Presidente del Consiglio regionale della Lombardia Alessandro Fermi, ha ringraziato le associazioni, gli operatori di pubblica sicurezza e i numerosi studenti presenti e sottolineato come “solo l’unione delle forze e delle esperienze, può essere lo strumento per alleggerire la questione cyberbullismo, che oggi tocca troppi adolescenti delle nostre comunità”. Secondo il numero uno di Palazzo Pirelli, “bisogna fare di più”, anche in Lombardia, che pure, ha ricordato, “è stata la prima Regione a dotarsi di una legge in materia, anticipando anche la legislazione nazionale”. Passi in avanti, ha detto, “sono stati fatti, ma serve fare uno sforzo ulteriore. In rete – ha osservato – a volte è complesso capire a fondo il confine fra lecito e illecito, fra non pericoloso e pericoloso. Esiste un’ampia zona grigia, molto insidiosa, perché genitori ed educatori fanno fatica a decidere dove consentire e dove impedire. Serve perseverare, sia dal punto di vista normativo sia da un punto di vista di approccio e di conoscenza, per capire come poter guidare famiglie e ragazzi ad un uso consapevole del web e delle relazioni in rete. E’ una sfida importantissima nella quale possiamo dare tutti un contributo importante”.

Un concetto, questo, ripreso dalla Presidente del Corecom Lombardia Marianna Sala. Emerge chiaro, ha argomentato, “quale sia la parola chiave per affrontare la questione cyberbullismo: fare rete. Se è vero che Regione Lombardia ha dimostrato una grande lungimiranza nel varare, già dal 2017, una legge in materia, è altrettanto vero che le norme da sole non bastano. Occorre – ha sostenuto – porre in essere un cambiamento culturale. I nostri ragazzi, sono nativi digitali, sanno usare certe tecnologie meglio degli adulti, ma non hanno abbastanza anticorpi mentali per discernere fra ciò che è vero e ciò che falso, fra il mondo reale e quello virtuale. Bisogna – ha spiegato l’avvocato Sala – fare prevenzione a tutto tondo: nelle scuole direttamente ai ragazzi, ma anche e soprattutto parlando agli adulti. Ai genitori, agli educatori, all’interno delle società sportive, negli oratori. Bisogna creare un sistema per il quale i ragazzi sappiano che il cellulare o un qualsiasi device, è uno strumento da utilizzare e non dal quale farsi strumentalizzare. Infatti, come Corecom stiamo promuovendo corsi dedicati soprattutto agli adulti, perché solo loro i primi a dover dare il buon esempio e insegnare le buone pratiche”.

Di consapevolezza, ha parlato anche il Garante per l’infanzia e l’adolescenza della Lombardia Riccardo Bettiga. “Amnesty International – ha osservato – ritiene il bullismo, in ogni sua forma, una violazione dei diritti umani, di tutti i diritti. Un atto di bullismo – ha spiegato – tocca nel profondo, colpisce il chi sono, l’identità. Non è appunto, solo un atto di prevaricazione, ma qualcosa che lede ogni diritto: quello alla vita, alla salute, all’educazione, a vivere una quotidianità serena insieme a tutte le persone. Mi piace pensare – ha concluso Bettiga – che chiunque soffra per queste cose, sappia di avere insieme a famiglia e scuola, una porta aperta in più, quella del Garante, alla quale poter bussare per chiedere un aiuto”.

Il convegno di oggi è stato promosso e fortemente voluto dal Consigliere Segretario dell’Ufficio di Presidenza Giovanni Malanchini: “Il bullismo – ha sottolineato – è una piaga sociale che affligge in maniera sempre più incisiva la nostra società. Nella sola Bergamasca i reati di bullismo l’anno scorso sono aumentati del 28,5%, complice la pandemia di coronavirus. Le restrizioni che hanno costretto i giovani a stare chiusi in casa, per il lockdown prima e la dad dopo, hanno fatto crescere in maniera preoccupante l’abuso dei social, sfociando in vere e proprie vessazioni informatiche, non meno pericolose di quelle fisiche, per le conseguenze emotive e psicologiche negative che hanno arrecato alle vittime. E’ contro questa piaga che le istituzioni hanno il dovere di intervenire, sia a sostegno dei ragazzi che a supporto delle famiglie”. 

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