Garattini: i vaccini servono e anche l’Italia deve produrli

Il mondo intero è impegnato nella lotta al virus di Wuhan dapprima utilizzando le mascherine, raccomandando alle persone di lavare spesso le mani, mantenere distanziamento sociale, ma l’arma più efficace affinché si ritorni ad una vita normale è il vaccino.

In questo ultimo anno l’Europa, così come gli Stati Uniti, si sono impegnati per produrre nel minor tempo possibile un vaccino che liberi la popolazione mondiale dal virus, ma soprattutto che riduca il contagio e il numero dei morti.

Ogni giorno sentiamo parlare di Pfizer, Moderna, Sputnik, Astrazeneca e Johnson, vaccini a mRna (Rna messaggero) o a vettore virale.

Lentamente stiamo uscendo dal tunnel, ma ancora per molti è difficile comprendere che cosa sono e come funzionano i vaccini.

La situazione si complica se l’ informazione risulta essere confusa ed utilizza parole a molti incomprensibili che creano paura, poca chiarezza e soprattutto angoscia.

Il professor Silvio Garattini, presidente della Fondazione Mario Negri, ha risposto ad alcune domande che forse possono aiutare a comprendere in modo semplice termini incomprensibili che a volte producono timori ingiustificati sui vaccini anti Covid.

Che differenza esiste tra vaccino Rna messaggero e a vettore virale?

Il vaccino a Rna-messaggero è rappresentato da nano particelle (piccolissime particelle) avvolte da una materia grassa, piccolissime gocce di grasso, quasi microscopiche che contengono l’Rna.

Il vaccino a vettore virale necessita di un virus per portare un pezzo di Rna all’interno delle cellule utilizzando un tipo di virus che non è patogeno per quanto riguarda l’uomo.

Jonson & Jonson e Astrazeneca come Sputnik utilizzano il sistema a vettore virale per portare l’ Rna che produce la proteina “S” importante perché il virus si attacchi alle cellule umane all’interno delle cellule, invece gli altri utilizzano come mezzo di trasporto le nano-particelle.

Il risultato finale è identico: in entrambi i casi si sviluppano anticorpi contro questa proteina “S” formata da punte che chiamiamo “spikes”.

I vaccini possono produrre diverse immunità quella di tipo umorale, quella del sangue, cioè rappresentata dalla secrezione di anticorpi; e quella cellulare prodotta da linfociti T che mangiano il virus.

Si è parlato del vaccino Sputnik, in che cosa consiste?

Sputnik si somministra anche lui in due dosi. È composto da due virus diversi. A differenza dei vaccini a mRna come Pfizer e Moderna, il vaccino russo, così come Astrazeneca e Johnson&Johnson, utilizza la tecnologia del vettore virale. Anche per Sputnik lo scopo è di creare anticorpi che siano diretti contro la proteina Spike del Covid. Vengono inoculate due diversi virus, questo è per ridurre il rischio che dopo la prima dose l’organismo produca anticorpi contro la prima con il rischio di ridurre l’efficacia della vaccinazione.

Reithera, il vaccino italiano, è sempre a vettore virale, sarà possibile produrlo in Italia?

La corte dei Conti ha bloccato la sperimentazione affermando che non è legittimo che lo Stato sovvenzioni la sperimentazione. Il vaccino Reithera era giunto alla fase 2 ma ora è tutto fermo.

I motivi della delibera della Corte dei Conti non sono ben chiari. Il risultato è che il vaccino è fermo. È un danno perché in questo modo avremo un vaccino di meno, la fase2 sembrerebbe aver dato buoni risultati.

Il vaccino Reithera è a vettore virale così come Sputnik o Astrazeneca. Tutti in qualche modo agiscono per produrre la proteina “S” soltanto è diversa la modalità di come si introduce l’mRna nelle cellule per produrre l’immunità. Il vaccino aveva ricevuto 81 mln di euro di sovvenzioni dallo Stato, di cui 41 mln a fondo perduto e 40 mln con un tasso agevolato. Non potendo avere questi fondi sarà molto difficile proseguire con la fase 3, la più costosa.

Al personale sanitario vaccinato tra Gennaio e Febbraio che cosa accadrà, tra sei mesi, diciamo alla fine dell’estate?

Si dice che l’immunità scada fra 6 mesi, perché sono trascorsi sei mesi per le prime persone vaccinate in Inghilterra. Ma non è detto, potrebbe durare un anno, due anni fin quando non passa il tempo non lo si può sapere. Si capirà che l’immunità è scaduta nel caso che qualcuno possa essere di nuovo reinfettato; in linea generale, sono conclusioni che si possono trarre da analisi basate su studi per capire se esiste ancora una risposta anticorpale.

Lei crede sia più utile diventare produttori di vaccini o liberalizzare le licenze?

Tutte e due le cose. Una non è contro l’altra. Non possiamo in Italia sperare di avere i vaccini da parte degli altri. In qualche modo siamo un Paese parassitario. Non abbiamo fatto niente di nostro. L’unica cosa che abbiamo iniziato è stata fermata. Dipendiamo dalle multinazionali, se vogliono ci danno i vaccini oppure no. Abbiamo la necessità assoluta di produrre i vaccini con accordi e se non è possibile fare ciò che ha indicato Biden, avere una licenza obbligatoria, perché la salute è un bene importante. Avendo avuto tutti tanti morti da Covid non possiamo escludere che in futuro non ci siano altre ondate oppure altre varianti che potrebbero non essere sensibili ai vaccini quindi abbiamo il dovere nell’interesse pubblico di sviluppare la produzione di vaccini. “Cosi quel che costi” come ha detto Draghi.

Quali errori sono stati commessi dall’informazione sui rischi legati ai vaccini?

Uno degli errori è non aver ordinato i vaccini in tempo, in questo abbiamo grandi ritardi. Se potevamo vaccinare dall’inizio di Dicembre, come ha fatto l’Inghilterra, avremmo avuto meno morti . Questo è il primo grande errore che è stato fatto di cui tenere conto.

L’informazione praticamente è stata veramente inesistente nel senso che tutti hanno detto ciò che gli passava per la mente e non c’è stata invece un’informazione autorevole da parte dello Stato o del Sistema Sanitario Nazionale, che avrebbe dovuto, ogni giorno, dire come stavano le cose e confutare le informazioni false che giravano. Questo non è stato fatto.

Quest’ultimo errore è stato responsabile della confusione creata intorno al vaccino Astrazeneca. Senza contare gli errori fatti all’inizio dall’industria produttrice e poi quelli commessi da noi, dove c’era un continuo cambio di età per coloro che dovevano ricevere il vaccino. Le cose possono cambiare se si danno informazioni chiare evitando così che tanti costruiscano tesi formulando pareri discordanti.

Oggi non è possibile fare confronti fra i vaccini perché non esistono studi comparativi e non ci possono essere perché non c’è il tempo per farli. I vaccini sono stati studiati in condizioni diverse su popolazioni diverse e quindi i risultati non sono paragonabili.

Gli studi potranno essere effettuati solo nei prossimi anni, non adesso, perché tutti sono impegnati a vaccinare le persone.

Non dimentichiamoci, anche se in Italia regna l’ottimismo, siamo ancora indietro nella vaccinazione. Siamo a 18 milioni di prime dosi inoculate. Una persona è vaccinata solo con la seconda dose. Siamo molto indietro, dobbiamo vaccinare circa 45 milioni di persone per due volte, ciò vuol dire 90 milioni.

È giusto estendere a tutti la prima dose e prolungare il tempo della seconda?

L’Inghilterra ha esteso la prima dose a tutti, ma era sicura di avere la seconda dose. Noi lo possiamo fare solo se siamo certi di avere le secondi dosi. La vaccinazione è completa solo quando abbiamo inoculato la prima e la seconda dose.

(Il professor Silvio Garattini, presidente della Fondazione Mario Negri)

Donatella Salambat ©

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