Fagnano Olona, quale futuro per il consorzio Accam?

Credere nella sua possibilità di ridecollare o dismetterne le quote? Che la situazione del consorzio Accam non sia di quelle color tranquillità è ormai evidente da tempo.

E anche il consiglio comunale di Fagnano Olona, che ne detiene circa il 2,5 per cento delle quote, si interroga su come porsi nei confronti della società che gestisce gli impianti di incenerimento di Borsano di Busto Arsizio. Perchè la questione parte innanzitutto da un dilemma fondamentale: scometttere sul suo futuro oppure no?

Marco Baroffio, consigliere comunale della lista “Siamo Fagnano”, ha ritenuto opportuno accendere i riflettori sulla questione durante l’ultima seduta. Non chiudendo la porta a possibili scenari di rinascita ma invitando a guardare la situazione con la lente del realismo: “a seguito di notizie riguardanti Accam che abbiamo appreso da diverse fonti – spiega- e che parlano, tra l’altro, di comuni che mettono in vendita le loro quote, e considerando il possibile fallimento della società e i suoi impianti vetusti e inquinanti per ammissione stessa dei suoi vertici, valutando poi che l’ultimo bilancio approvato è del 2018 e che quello del 2019 non è ancora stato pubblicato così come gli episodi di illegalità culminati in diversi arresti, noi chiediamo al comune come si ponga verso questa situazione”.

Baroffio ha poi chiesto lumi anche su come il comune di Fagnano valuti  la proposta di Legnano di coinvolgere a partire da Amga e Cap Holding una new company  per lanciare alla società la ciambella di salvataggio. Chiara la risposta del primo cittadino Maria Elena Catelli: crediamo nella società e faremo di tutto per evitare lo scenario del fallimento. E per più ragioni.

“Il bilancio del 2019 della società – ha spiegato la prima inter pares del municipio del castello visconteo –   è stato approvato ma mancano ancora alcuni passaggi per renderlo pubblicabile. Nessuno vuole che Accam fallisca, comunque, anche perchè è un bene prezioso del territorio , quindi non ci siamo neppure posti il problema di dismettere  le quote e di cercare altre società in cui far confluire le  nostre partecipazioni, qualunque strada possa scongiurare il fallimento la riteniamo da percorrere  per garantire in futuro uno sviluppo più integrato da diversi punti di vista”.

Baroffio, dal canto suo, ha rilanciato paventando il timore che, in caso di fallimento della società, il comune possa avere un onere economico da sostenere . “Se Accam dovesse fallire – ha aggiunto – come comune dovremmo partecipare economicamente allo smantellamento e alla bonifica dell’impianto? Quanto ci costerebbe come comune un fallimento della società? E’ un problema che dobbiamo porci, così come dobbiamo esigere da Accam trasparenza e una road map su come intenda procedere per rilanciare la sua società e gli impianti”.

Cristiano Comelli ©

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