Medjugorje è un piccolo centro dell’Erzegovina (Croazia) diventato famoso nell’estate del 1981. Lì, precisamente il 24 Giugno, un gruppo di sei bambini dai 10 ai 16 anni – Mirjana, Ivanka, Ivan, Vicka, Marija, JaKov – comincia a diffondere la notizia di avere incontrato la Vergine Maria.
Nell’arco di pochi giorni migliaia di persone cominciano ad interrogarsi su quanto avvenuto ai piccoli.
La Jugoslavia, anche se il suo leader Tito è morto da un anno, è ancora saldamente governata da una nomenclatura di stampo comunista, antireligiosa, che si appoggia fortemente ai servizi segreti e alla polizia.
Proprio quest’ultima interviene tempestivamente fino a portare alcuni bambini in un ospedale psichiatrico per indurli a ritrattare ciò che persistono a testimoniare: avere incontrato la Madonna.
Oltre ad osteggiare gli eventi prodigiosi, ciò che turba l’ordine costituito è il messaggio che i sei veggenti ricevano e divulgano. «Io sono la beata Vergine Maria: Pace Pace Pace», raccomanda la Vergine. «Riconciliatevi con Dio e fra di voi. Perché ciò avvenga è necessario credere, pregare, digiunare e confessarsi».
Naturalmente la solarità e la fermezza con cui i ragazzi persistono nel testimoniare ciò che viene loro rivelato scandalizzano e generano inquietudine nel loro mondo, ma nella Chiesa.
Ne nasce un contenzioso tra chi auspica un pronunciamento dell’autorità ecclesiastica favorevole alle apparizioni e chi, incredulo, invoca la sconfessione.
A distanza di oltre 40 anni, il 19 Settembre 2024, la discussione si è risolta con il “Nihil obstat” (nulla osta) promulgato dal vescovo di Mostar-Duvno, Peter Polić che sancisce che «l’esperienza spirituale di Medjugorje non contrasta né con la morale, né con la dottrina cattolica, con la seguente libertà per i fedeli di credere e di aderire ai contenuti dell’evento qualora vi trovino aiuto per l’approfondimento della loro vita cristiana e sacramentale».
Tutta la vicenda dei fatti prodigiosi accaduti nel piccolo centro delle Erzegovina e successivamente irradiatisi nel mondo è ora ricostruita in “Medjugorje un’indagine” (Il Timone, pp. 418, euro 18,90) dal giornalista Riccardo Cagnato, capo redattore dell’editrice Ares.
Il sottotitolo del libro “La mia vita per il paradiso solo andata” è la sintesi più pertinente per spiegare al lettore che le pagine del suo testo sono autobiografiche.
Come commenta nella prefazione padre Serafino Tognetti e lo stesso Autore conferma nella nota editoriale, «con i termini “apparizioni”, “messaggi”, “veggenti”, senza voler convincere nessuno, Caniato risponde alle esigenze di comunicare il vero e il bello che personalmente ha incontrato».
È evidente che “Medjugorje un’indagine” letto con gli occhi del credente ha un sapore particolare perché contribuisce a rafforzare la fede. Per altri, coloro che sono sinceramente alla ricerca di Dio, può essere uno stimolo a proseguire nell’investigazione, mentre per gli increduli, o peggio, per gli gnostici il libro è pura superstizione da relegare tra le fake news.
Da qualunque parte lo si prenda il meticoloso lavoro dell’Autore resta comunque una pietra miliare per comprendere i frutti generati da quanto accaduto a Medjugorje nel 1981 ed è un ulteriore contributo alla conoscenza per gli studiosi della mariologia.
Caniato non è solo un eccellente cronista che ha raccolto migliaia di informazioni, dati, curiosità, testimonianze che confermano come a «Gesù si giunga per Maria»; è un fervente credente che s’è affidato alla Madonna sentendosi in perfetta sintonia con il “totus tuus” di Wojtyliana memoria.
L’elevato numero di pagine non deve spaventare il lettore perché la prosa del testo è lineare ed esplicativa dei concetti teologici di cui è necessariamente arricchita.
