Quaresima il suo senso, oltre la rinuncia

Il libro si apre con la presentazione di Karl Rahner, gesuita e uno dei più grandi teologi del XIX secolo, ma insieme pastore d’anime, che lo ha tenuto a diretto contatto con la realtà, con le sue deformazioni, ed anche con una devozione critica verso l’esteriorità devozionale. 

Il “Martedì avanti le Ceneri” (martedì grasso) è caratterizzato dal riso, quello fanciullesco o addirittura puerile, che ci dirà cose serie, come è espresso in Qoelet (3,4). C’è un tempo per ridere, perché è creato da Dio e in virtù dell’amore per tutti e per ciascuno, nutre la “simpatia” e, come Cristo, sa “compatire” con tutto, introducendoci all’amore per tutto in Dio, rendendo l’uomo una creatura amorosa. Così si può condividere la sofferenza con gli altri o gioire con loro. Il ridere è pregustare la gioia dell’essere umano alla presenza di Dio alla fine dei tempi. 

Il “Giorno delle ceneri”, come è espresso nell’Antico e Nuovo Testamento, indica l’uomo nella sua fragilità, nella sua debolezza intellettuale e morale, che si esprime nella colpa e si manifesta nella morte. Ma nel Cristianesimo come il Verbo si è fatto carne, ha sofferto fino alla morte, poi è risorto ed è entrato nell’eternità, in Dio, così anche noi lo saremo, attraverso il Battesimo, come fratelli del Dio incarnato. 

La “Quaresima” è tempo di digiuno, aliturgico, ma non deve essere inteso come duro ed amaro, bensì come un momento in cui l’uomo credente cerca con lo sguardo la luce e la vicinanza beatificante di Dio. Anche nei momenti di disperazione, in cui sembra che non ci sia più scampo per la vita, siamo portati verso la pienezza, verso Dio. Nella solitudine e nella desolazione, se si resta fermi nel Dio vero, allora si avverte la finitezza, e il silenzio è riempito dal Verbo che non parla, ma è là, che attende che ci abbandoniamo a Lui, che è già in ciascuno di noi, è infinito. Allora sopraggiunge la calma, la tranquillità silenziosa, ricolma della parola di Dio: noi viviamo in Lui e la nostra anima è nelle mani di Dio Padre che è amore e ci ha donato suo Figlio. Se crediamo in Gesù Cristo, che ha subito le sofferenze della croce, Dio nascerà nel nostro intimo. Ma questo deve passare attraverso il peso della quotidianità, con le sue gioie e i suoi dolori, nel “tempo del digiuno”, vissuto però nella luce dell’attesa del compimento. 

Nel capitolo “Tentazione nel deserto” si rileva in primo luogo che Gesù nel deserto prega, digiuna, rinuncia a tutto, disposto al sacrificio totale per unirsi a Dio Padre. In secondo luogo, tentato dal diavolo, consapevole della sua coscienza divina, si porta verso i poveri, gli abbandonati, i deboli. Egli, pure affamato, si comporta come noi dovremmo: adattarci alla realtà che soffriamo, anche nella povertà e solitudine. Egli svolge la sua azione messianica superando l’abisso tra Dio e la creatura assumendo la nostra stessa situazione di uomini, poveri, deboli, abbandonati, pur essendo Figlio di Dio, perché anche noi lo imitiamo. Se noi realizziamo questo nella fede, nella speranza e nell’amore, diventiamo figli di Dio, siamo alla sequela di Gesù, circondati dall’amore e dalla grazia di Dio, che ci ama di amore eterno.

Quattro testi spirituali del teologo Karl Rahner offrono una lettura chiara del significato della Quaresima, che ha il suo fondamento nella fede nel profondo del nostro cuore e porta all’amore incondizionato di Dio e dei fratelli.  

Karl Rahner Quaresima – il suo senso, oltre la rinuncia – Queriniana- euro 9.00

Gabriella Stucchi ©

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