La trappola del virus

Nella Prefazione Gherardo Colombo afferma che, mentre nella Costituzione è scritto che chiunque si trovi in Italia ha diritto di vedere tutelati i diritti fondamentali, tra cui la salute e la sopravvivenza dignitosa, purtroppo queste ultime sono messe in grave pericolo nel periodo della diffusione del virus.

Questo infatti si diffonde tra le persone “invisibili”, cioè in difficoltà e disprezzate. È scritto anche che “lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto di asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge” (10). Purtroppo si verifica che in questi mesi ciò non è stato per nulla applicato. I diseredati sono assistiti dal Centro Astalli e dalle altre realtà religiose e laiche.

Si parte dalla dichiarazione di papa Francesco il 27 marzo 2020, nel silenzio della pandemia: ”Siamo tutti sulla stessa barca”. Questo però non è avvenuto, soprattutto per le persone che stanno ai margini, gli “invisibili”.
Si ripercorrono alcuni avvenimenti tra il 2013 e il 2019. A Lampedusa c’è il dramma del gommone in cui i tra i 120 profughi viventi in Europa sul gommone e costretti a partire, 30 salvati furono imbarcati di nuovo con altre 100 persone su un altro gommone, restando in mare, finché li soccorse la Marina Militare italiana. Si tratta di “globalizzazione dell’indifferenza”, come dice papa Francesco a Lampedusa l’8 luglio 2013 e il 10 settembre dello stesso anno. Anche Benedetto XVI nella “Caritas in veritate” (n.18) aveva scritto che “La società sempre più globalizzata ci rende vicini, ma non fratelli”: “globalizzazione dell’indifferenza”.

Questo infatti si diffonde tra le persone “invisibili”, cioè in difficoltà e disprezzate. È scritto anche che “lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto di asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge” (10). Purtroppo si verifica che in questi mesi ciò non è stato per nulla applicato. I diseredati sono assistiti dal Centro Astalli e dalle altre realtà religiose e laiche.

Si parte dalla dichiarazione di papa Francesco il 27 marzo 2020, nel silenzio della pandemia: ”Siamo tutti sulla stessa barca”. Questo però non è avvenuto, soprattutto per le persone che stanno ai margini, gli “invisibili”.
Si ripercorrono alcuni avvenimenti tra il 2013 e il 2019. A Lampedusa c’è il dramma del gommone in cui i tra i 120 profughi viventi in Europa sul gommone e costretti a partire, 30 salvati furono imbarcati di nuovo con altre 100 persone su un altro gommone, restando in mare, finché li soccorse la Marina Militare italiana. Si tratta di “globalizzazione dell’indifferenza”, come dice papa Francesco a Lampedusa l’8 luglio 2013 e il 10 settembre dello stesso anno. Anche Benedetto XVI nella “Caritas in veritate” (n.18) aveva scritto che “La società sempre più globalizzata ci rende vicini, ma non fratelli”: “globalizzazione dell’indifferenza”.

L’autore descrive poi i più grandi naufragi, in cui si resta indifferenti ed elenca il numero dei migranti né recuperati né pianti in seguito al fallimento dell’operazione Mare Nostrum iniziata il 18 ottobre 2013 e conclusa il 31 ottobre 2014 per ragioni economiche. Anche l’operazione Sophia per contrastare il traffico di esseri umani attraverso il sequestro delle imbarcazioni e la missione di ricerca e soccorso in mare di Mare Nostrum da parte del Consiglio Europeo sono fallite. Ci si è focalizzati sui costi, piuttosto che riconoscere una dignità alle persone che cercano di arrivare in Europa. L’Unione Europea deve farsi carico di chi rischia la propria vita, riconoscendo i diritti come persona. Negli ultimi anni c’è stato un grande attacco alle ONG e alla solidarietà verso i migranti nella propaganda elettorale. Inoltre essendo venuta meno la solidarietà tra gli Stati, i Paesi del Sud Europa devono sostenere la gestione degli arrivi: si bloccano i migranti prima che facciano ingresso in Europa.

L’Italia si è astenuta dall’approvazione del Global Pact attuato dalle Nazioni Unite nel dicembre 2018, approvando invece il patto globale relativo ai rifugiati.
Negli ultimi 30 anni l’Europa ha poi tralasciato la programmazione di investimenti e una politica per la gestione del fenomeno migratorio, con i temi della salute, del lavoro, della casa e, purtroppo, l’inclusione dei bambini migranti nella scuola.

I dati dell’Alto Commissariato ONU per i rifugiati rilevano che un numero molto elevato costretto a fuggire resta nei propri paesi, mentre altri rifugiati sono in situazioni di insicurezza o grave malnutrizione come in Afganistan. Da qui si comprende che la gente si sposta per motivi molto forti, mettendo a repentaglio la propria vita.

I “decreti Sicurezza” del 2018-2019 hanno reso più precaria la vita dei migranti con il tema della “clandestinità”, per cui il “clandestino” è lo straniero che invade e mette in pericolo il nostro Paese; il ritardo sulla legge di cittadinanza porta a considerare gli immigrati al di fuori della nostra comunità nazionale. Si è persino innescata una “guerra tra gli ultimi” e con l’uso delle armi si è resa più precaria l’esistenza di molti migranti.

Il quadro del periodo della pandemia è impressionante: gli “invisibili” (italiani, migranti, rifugiati) vivono sulle panchine della stazione, alle fermate della metro, sul marciapiede….; non mangiano, non conoscono la lingua, per cui non possono sapere se hanno sintomi… L’impossibilità per i bambini immigrati di seguire le lezioni on line, restando isolati; gli immigrati sul lavoro sfruttati e scartati quando non servono più; l’assistenza inadeguata alla salute nella pandemia denotano la necessità di un diritto di cittadinanza che favorisca un’accoglienza in cui si preveda una collaborazione tra persone alla pari, che coopera alla costruzione di una comunità.

Per prepararci a un futuro migliore papa Francesco ha richiamato alcuni principi fondamentali (Udienza generale 5 agosto 2020): principio della dignità delle persone, del bene comune, dell’opzione preferenziale per i poveri, della destinazione umana dei beni, della solidarietà, della cura per la nostra casa comune. Se questo non viene rispettato, si crea il fenomeno delle migrazioni forzate, come ha sostenuto anche il Presedente Mattarella nel 2015 al Parlamento Europeo a Strasburgo.

Un tema particolare messo in rilievo dalla pandemia è la crisi della cura delle persone, in particolare delle donne. Occorre un cambio culturale circa il ruolo delle donne, in particolare alle migranti, che non hanno né un salario adeguato, né un ruolo adeguato all’interno della nostra società.

Il tema migratorio deve essere affrontato in forma trasversale, nazionale e internazionale, lasciando spazio alle narrazioni delle persone, comprendendole, preparando l’accoglienza, riconoscendo la dignità dei nostri fratelli, perché possano sentirsi protagonisti del destino della propria nazione (“Fratelli tutti” n. 233).

Nella Conclusione si presentano la storia e l’opera del Centro Astalli Servizio Gesuiti per i Rifugiati-JRS attivo in 56 paesi del mondo con l’obiettivo di accompagnare, servire, difendere i diritti di chi arriva in Italia in fuga da guerre e violenze. I volontari hanno un ruolo fondamentale.

Il libro offre gli spunti per affrontare in maniera dignitosa il drammatico problema degli immigrati: una lettura indispensabile per una cambio di mentalità che si basi sul principio della fratellanza, al di là della cronaca, spesso “nera”, fornita dai mezzi di comunicazione.

Camillo Ripamonti con Chiara Tintori “LA TRAPPOLA DEL VIRUS” – Editrice Terra Santa – euro 12,35

Gabriella Stucchi ©

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