Il Papa doveva morire

La vita di Giovanni Paolo II è stranamente legata al numero 13, il suo attentato avviene il 13 Maggio 1981 alle ore 17.17 così come l’apparizione della Madonna ai tre pastorelli di Fatima avviene il 13 maggio 1917.

Nel libro “Il Papa doveva morire” (edizioni San Paolo 224 pp, 22,00 euro), l’autore il giornalista Antonio Preziosi, a 40 anni dall’attentato di piazza San Pietro, analizza con dovizia di particolari il giorno in cui si compì l’attentato a Giovanni Paolo II.

L’autore nella sua opera spiegherà come il Pontefice rimarrà profondamente convinto che la sua salvezza fu dovuta dalla Misericordia di Dio per intercessione di Maria che avrebbe deviato il proiettile.

Nel libro oltre a riportare una fedele cronaca del 13 Maggio dalla corsa all’ ospedale Gemelli, le diverse versioni fatte dall’attentatore, vengono riportati dettagli non conosciuti e testimonianze dirette come quella di suor Letizia Giudici eroina suo malgrado che fermò il terrorista Ali Agca e del professor Renato Buzzonetti, il medico del Papa, i dettagli ricordati dal card. Stanislao Dziwisz, già segretario personale del Papa.

Il racconto ben dettagliato che compie l’autore coinvolge il lettore fin dalle prime pagine, ma cosa più importante getta una luce sulla profonda fede e devozione di Karol Wojtyla alla Vergine Maria, alla quale si affida totalmente con il suo motto “Totu tutus”.

Nel libro sono percorsi i ventisette anni di pontificato di San Giovanni Paolo II, che hanno attraversato scenari differenti e importanti: dalla guerra fredda, alla globalizzazione; dallo sgretolamento dell’Unione Sovietica ad un diverso ruolo della Chiesa a stare nel mondo.

Il progetto apostolico  era ben presente, fin dall’inizio del suo pontificato, in papa Wojtyla. Nell’Europa dell’Est le parole pronunciate da san Giovanni Paolo II nella Messa del 22 Ottobre 1978 ebbero un effetto dirompente “Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura!”.

Parole che hanno segnato la storia del Novecento in modo indelebile e che hanno trovato la loro piena attuazione lungo tutto il cammino di Wojtyla, non a caso fatto santo pochi anni dopo la sua morte; un evento rarissimo nella storia della Chiesa.

Donatella Salambat ©

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