Chiara Lubich. L’amore vince tutto

Nella Prefazione l’autore Andrea Gagliarducci, Vaticanista di ACI Stampa e collaboratore di quotidiani, spiega l’origine del libro: mettere in luce la figura di Chiara Lubich, partendo dalla fiction “Chiara Lubich. L’amore vince tutto”, prodotta da Eliseo Multimedia S.p.a., in cui emerge la fondatrice dei Focolari.

Chiara, nata a Trento il 22 gennaio 1920 col nome di Silvia, apprende la fede cristiana dalla madre e dalle suore di Maria Bambina, mentre attinge la sensibilità sociale dalle idee socialiste del padre e del fratello Gino, e dalla povertà della popolazione di Trento. Iscritta all’Azione Cattolica, è maestra dal 1938 al 1943, quando riesce a iscriversi alla Ca’ Foscari di Venezia, per studiare filosofia. Abbandonerà gli studi per gli eventi bellici e anche per il nuovo ideale che cambierà la sua vita.

Questo avviene mentre ha fatto esperienze di servizio in ospedale curando i poveri.
Su suggerimento di un frate cappuccino entra nel Terz’Ordine Francescano e da quel giorno prende il nome di Chiara, mentre sta ancora pensando quale sia la strada che Dio la chiama a vivere per mettere in pratica i contenuti del Vangelo. Tutto si chiarisce dopo che all’interno della casa serafica, insieme a due giovani amiche, Natalia e Dori, ha posto al sicuro dagli attacchi tedeschi un povero alcolizzato, Geremia.

Chiara sente che si è compiuta una pagina del Vangelo e il 7 dicembre 1943 esprime il suo atto di affidamento totale a Dio nella chiesa dei cappuccini, dopo aver ricevuto la comunione dalle mani di don Casimiro. “Per amare te e tutti i fratelli, come tu hai amato noi, io ti offro la mia vita”. In casa sono tutti felici, anche il padre acconsente.

Con Chiara si uniscono altre cinque giovani e insieme decidono di “vivere il Vangelo” occupandosi dei poveri per concorrere a “risolvere il problema sociale della città”. Questo atteggiamento non è accolto positivamente né dalle famiglie, né dal contesto sociale, perché manca la supervisione di ogni istituzione ecclesiastica, in una città come Trento, molto rispettosa delle gerarchie.

L’arcivescovo di Trento, mons. Carlo De Ferrari, lontano dall’ideologia fascista, pur nelle controversie suscitate dalla nascita di qualcosa di nuovo, portato avanti da giovani donne, laiche, inesperte, che condividono tutto con i poveri (tra cui la leader Chiara, con padre socialista, fratello medico comunista e partigiano), alla fine definisce i primi focolarini “il dito di Dio”.

Chiara prende come linea conduttrice il pensiero che “in tutti gli uomini e le donne che soffrono c’è Gesù abbandonato”. Le sei ragazze stanno insieme la sera, in una delle loro case, per leggere il Vangelo, e lo fanno anche quando fuori ci sono i bombardamenti. Meditando il Vangelo di Giovanni, si fanno una promessa reciproca: “La nostra vita per l’unità dei cristiani è per tutto il mondo! Per la fratellanza universale”.

Il 13 maggio 1944 il bombardamento a Trento provoca 129 morti, moltissimi feriti e innumerevoli case e abitazioni danneggiate inagibili, tra cui la casa dei Lubich, per cui il padre decide di sfollare. Ma Chiara, pur nella sofferenza, dice ai genitori che lei deve rimanere a Trento con le sue amiche per aiutare chi ha bisogno e i genitori acconsentono. Il distacco è molto doloroso per Chiara, anche perché non si sa nulla del fratello Gino partigiano.

Quando Chiara sente il grido delle madri che hanno perso i figli e i loro cari, si rende più chiara la sua vocazione. Le giovani risiedono in due stanze in piazza Cappuccini, le rendono accoglienti e lì continuano ad aiutare i poveri nella casa chiamata “casa dell’amore”. Marco, un elettrotecnico, è il primo focolarino, il fondatore nel 1948 del primo focolare maschile con il compagno Livio Fauri, con la benedizione dell’arcivescovo De Ferrari.

La guerra incalza, il numero dei bisognosi aumenta; Chiara e le giovani invitano le persone a mettere in comune il poco che hanno per diffondere l’aiuto negli altri quartieri della città. Molti rispondo all’appello e si crea un sistema di “mutuo aiuto”: si organizza una distribuzione di beni, tutto viene messo in comune e tutto viene donato. Persino i comunisti vedono un modo per eliminare la povertà mettendo tutto in comune. Ma a Chiara preme la fede, altrimenti tutto fallisce. Non si fermano però i pettegolezzi e Ines, una delle amiche, si allontana.

Il 2 maggio 1945, il giorno della fine della guerra, in Sala Massaia si festeggia; il fratello Gino, sopravvissuto al carcere, è responsabile del tribunale dei crimini di guerra e chiede di entrare nel gruppo e Chiara accetta, come pure aiuta il fascista Sartori, facendolo accompagnare dal fratello fino al confine, salvandogli la vita, secondo il principio del perdono.

Le ragazze all’inizio si applicano alle attività delle terziarie francescane, da una parte suscitando gratitudine, dall’altra discussioni sui diversi stili di vita e sul modo di pensare. L’Arcivescovo convoca Chiara e dopo una spiegazione dei fini del gruppo, nel 1947 approva il Movimento, lo difende dagli attacchi e partecipa alle prime Mariapoli nel Primiero. Nel 1952, completate le indagini, il Movimento viene approvato dalla Chiesa, ma Chiara deve dimettersi dalla guida e interrompere la partecipazione a ogni attività, per essere certi che il Movimento dei Focolari sia opera di Dio. Chiara soffre, ha un malore, ma accetta.

La fioritura del Movimento continua. Il Movimento si diffonde nei Paesi dell’Est e le Mariapoli nella Valle di Primiero dal 1950 al 1959 attirano sempre più persone; nel 1953 vi parteciperà anche Alcide De Gasperi. Nel 1956 nasce la rivista “Città Nuova” e dal 1967 i focolarini sono presenti nei cinque continenti. Il Movimento è stato approvato in via definitiva da Paolo VI il 5 dicembre 1964.

Una storia coinvolgente, inserita nel difficile momento della II guerra mondiale. Chiara è ispirata dal principio di collegare concretamente i principi evangelici con l’assistenza dei più poveri e bisognosi.

Andrea Gagliarducci “Chiara Lubich. L’amore vince tutto” – Città Nuova- euro 13,90

Gabriella Stucchi ©

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