c’è una VESTE BIANCA anche per te

Il libro, dedicato a don Roberto Malgesini, “martire della Carità” ucciso a Como il 15 settembre 2020 da una delle persone a cui dava aiuto, è presentato nella Prefazione dall’Arcivescovo di Milano mons. Mario Delpini come l’amico che con la conversazione partecipa all’angoscia delle persone e nello stesso tempo incita alla riconoscenza verso chi si è fatto carico delle cure. 

Nell’Introduzione l’autore Vittore De Carli, docente universitario di giornalismo, Cavaliere della Repubblica e Cavaliere dell’Ordine di San Silvestro Papa, spiega che i protagonisti del libro sono le persone che con il loro servizio in tempo di pandemia si sono fatti testimoni di “vicinanza, cura, sacrificio per alimentare la fraternità e la convivenza fra tutti” (papa Francesco). Le storie dei sopravvissuti e dei guariti raccolte nel libro parlano dei “samaritani” che con la loro veste bianca hanno messo in luce il valore della vita, nei legami familiari, nella comunità cristiana e nei legami civili e politici.

Sono sedici i personaggi citati, che hanno un filo conduttore comune: la preghiera, sostenuta dalla Parola di Dio, resa concreta attraverso l’esperienza di servizio agli ammalati nell’Unitalsi. Sono lombardi e hanno vissuto il dramma dell’inizio del Covid-19, del tutto inaspettato, che ha sconvolto il tenore di vita, con ricoveri improvvisi, nell’isolamento, con morti tanto numerosi da non potersi neppure celebrare i funerali, con le bare trasportate in una lunga fila, vista dalla finestra o dalla Tv.  Nelle storie raccontate ci sono persone che nella vita hanno assunto ruoli diversi.

I medici, tra cui Gino Fasoli, medico condotto tra Cazzago San Martino e Passirano (Brescia) a 73 anni, già in pensione da quattro, che non ha esitato ad accogliere la richiesta di aiuto all’inizio dello tsunami che ha travolto la Bergamasca e tutta la Lombardia, fino al dono della vita. 

Piero Ceriana, primario di Pneumologia riabilitativa di Pavia, ricostruendo il periodo di diffusione di Covid-19 dal 21 febbraio 2020 fino al 13 giugno, descrive il lavoro incessante dei medici, la vicinanza ai malati, con l’intenzione di cogliere dagli sguardi e dalle poche parole pronunciate sia lo stato di salute, sia le aspirazioni, tra cui essenziale la comunicazione attraverso le video-chiamate.

La geriatra Valeria Benatti, fedele ai pellegrinaggi a Lourdes, ha organizzato con le norme di sicurezza la Fondazione di Roncoferraro, così che il virus non entrasse nelle Rsa, instaurando contemporaneamente le video-chiamate.

Mons.Antonio Napolioni dopo l’esperienza del terremoto nel 1997 nelle Marche, come vescovo di Cremona ha condiviso con i malati l’esperienza del Covid-19. Alle dimissioni, quando ha potuto riprendere, con gradualità, la celebrazione, ha sentito la gioia della prima Messa, con gratitudine e pensiero ai preti morti nella pandemia, alla sofferenza di tutti, nel mondo intero.

Ci sono sacerdoti: don Michelangelo Finazzi assistente ecclesiale della sottoscrizione bergamasca dell’Unitalsi, sempre a servizio nel borgo nativo di Trescore Balneario. Poi il ricovero ad Alzano con operatori esausti, gente che urlava: era passato dalla parte del malato, mentre anche la mamma è morta senza che nessuno potesse visitarla, ricoverata in un altro ospedale. Ora, guarito, resta il ringraziamento di quanto ha ricevuto: la consolazione e la vicinanza, che a sua volta desidera trasmettere ai malati che spera di incoraggiare mettendosi ancora al loro fianco. 

Tra i volontariè citato Armando Pirola, che si è distinto per la sua fede, espressa nell’amore del prossimo con atti concreti quotidiani, nella Casa della Gioia di Borghetto Santo Spirito (casa di vacanze dell’Unitalsi lombarda in Liguria). Dopo la sua scomparsa per Coronavirus il suo ricordo è indelebile. 

Per Maurizio Fadini da 34 anni responsabile del Gruppo Unitalsi di Castellanza e da vent’anni ministro straordinario dell’Eucarestia, è stata fondamentale la devozione alla Madonna, sempre viva in lui, che gli ha fatto comprendere la sofferenza delle persone, soprattutto con disabilità. Così quando all’inizio del 15 marzo è stato colpito il Covid-19 si è affidato al Signore, trasformando la malattia in Grazia.

Giuseppe Misani, 58 anni, abita in provincia di Monza, socio Unitalsi da circa dieci anni e ogni anno partecipa come barelliere al pellegrinaggio a Lourdes. Lui malato e i famigliari o morti o in quarantena, tranne il padre di 89 anni, rimasto solo. Alcuni amici dei viaggi a Lourdes creano un gruppo “WhatsApp” con telefonate di incoraggiamento e preghiere ininterrotte. Poi altro amici hanno supportato con la spesa, con il telefono. La cugina si è presa cura del padre. Piccole attenzioni, ma segni di vicinanza.

Roberto Biondo Barbati, classe 1939, di Casaletto Vaprio (Cremona), falegname, da trent’anni super attivo nell’Unitalsi di Crema, il 28 marzo è ricoverato all’ospedale di Melegnano (Milano),ed anche la moglie, però all’ospedale di San Donato Milanese, come pure la figlia. L’impossibilità di comunicare gli rende difficile persino pregare, ma supera quando un’unitalsiana cremasca gli manda sul telefonino l’immagine della Madonna della Salute: riprende a pregare e sente la vicinanza di molti amici che pregano per lui. Viene trasferito a Garbagnate: segue attraverso la Tv i momenti di preghiera e il 29 maggio è dimesso: la preghiera per la Madonna della Salute per lui e per i malati non verrà più tralasciata.

Ermanno Iluzzi, classe 1943, milanese, dal 2006 vede nell’Unitalsi un’esperienza che arricchisce sul piano spirituale. Ricoverato al Fatebenefratelli di Milano dall’11 al 27 aprile ha vissuto le diverse fasi del Coronavirus isolato, ma sempre sostenuto da preghiere, messaggi, aiuti dagli “angeli” col sorriso. Tutto questo ha arricchito la sua fede e l’amore per la vita. 

Gian Battista Nana (Giamba), affetto a soli otto anni da una malattia degenerativa del sistema nervoso, ma sempre pieno di vita, grazie al sostegno della sua famiglia, inserito in uno studio di ingegneria, muore a 38 anni all’ospedale Morelli di Sondalo senza che nessuno lo possa salutare per l’ultima volta, perché tutti i familiari sono in quarantena. Lo strazio della mamma (di Lanzada, Sondrio), da cui a poco a poco esce, grazie alla fede, alla fiducia nei medici e infermieri, alle invocazioni al figlio e soprattutto al ricordo di don Renato Lanzetti, parroco di Lanzada, anche lui morto per il virus, che l’ha coinvolta in un cammino spirituale. Il suo “grazie” si estende a tutti medici e infermieri dell’”Oss” del Morelli, “eroi e angeli”. 

Raffaella Bignami, abitante nel piccolo centro di Codogno con il marito Leonardo e i due figli, ha vissuto personalmente il dramma dell’inizio della pandemia, prima con il ricovero del marito medico, poi quello dei parenti. Gli aiuti dei volontari della protezione civile, l’impegno dei figli, il sostegno di persone con la preghiera, che lei stessa ha effettuato con la recita del Rosario, mentre il marito medico ricoverato al Sacco di Milano, immobile nel letto, cercava di essere di aiuto ai colleghi, chiamando i parenti per dare notizie dei loro cari e raccogliendo i messaggi vocali che poi, attraverso i colleghi, sarebbero giunti ai malati in reparto, ha messo in luce che la cosa più bella nella “zona rossa” è stata la solidarietà. 

Emilio Valsecchi (per tutti Lupetto), uno dei “Ragni della Grignetta”, 83 anni. Nel marzo 2020, dopo la moglie, pure lui è colpito dal virus e ricoverato all’ospedale Manzoni di Lecco. Quando finalmente è dimesso, dice che “è arrivato in vetta“ grazie all’umanità e alla dedizione di medici e infermieri che hanno “scalato” in prima linea tutte le asperità, senza mai mollare la corda. Anche la preghiera l’ha sostenuto, semplice, ma solida, quella che sempre ha rivolto quando sui monti si è trovato in difficoltà. 

La lettura è coinvolgente e le storie raccontate insegnano quanto conti il valore della donazione gratuita, che trae la sua origine dalla fede, che sa vedere in tutto l’amore di Dio, che anche nella sventura offre la Grazia e dona la speranza.

Vittore De Carli “c’è una VESTE BIANCA anche per noi”- Libreria Editrice Vaticana – euro 9.50

Gabriella Stucchi ©

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