Avvento la profonda nostalgia della nostra vita

I teologi Andreas R. Batlogg e Peter Suchla spiegano il significato dell’Avvento per Karl Rahner, uno dei più grandi teologi del XX secolo, attraverso tre omelie che nel testo vengono riportate.

Si parte proprio dal periodo in cui si colloca l’Avvento, al termine dell’autunno e all’inizio dell’inverno, in cui ci si isola in casa, in solitudine, senza entusiasmo, rinchiusi in se stessi. È il momento di “superare la malinconia del tempo”, di pensare a ciò che ci suggerisce la fede, cioè di credere all’eternità di Dio penetrato nel nostro tempo, che cresce nel segreto di chi crede e la vita non conoscerà più morte.

Bisogna quindi solo credere all’Avvento di Dio entro il nostro tempo; la fede ci dà la forza di tollerarlo con pazienza, ascoltando nell’intimo Dio che ci chiama all’eternità, totalmente diversa dal tempo che ci rattrista. È la grazia della fede, dello scomparire dell’angoscia, consapevoli che Colui che ha creato ha compiuto grandi cose: c’è l’”adesso dell’eternità” per cui non ci sono più ansie. L’Avvento è l’inizio e finirà quando si “entra nella gioia del Signore”.  

L’omelia “Il precursore” commenta Luca 3,1-6: il personaggio è Giovanni il Battista, “precursore” di Gesù e della sua missione. Gesù si fa battezzare da Giovanni, che non conosce colui al quale presta servizio, che è poi colui che lo supera, che proclama la venuta di Dio come liberatore che perdona. Quindi Giovanni è pronto a diminuire, perché cresca colui che viene, che poi lo benedice nella pienezza dei tempi. L’autore nota che tutti noi siamo “precursori” e pensiamo che lo scopo di questa corsa sia lontano, e ci faccia paura la sua fine.

Giovanni il Battista ci insegna che ogni piccolo gesto di coraggio, di generosità, di fiducia, è illuminato dal Dio dell’amore, e se è accolto con speranza, offre una nuova vita. È l’accoglienza di Dio che ci dona se stesso e richiede che con lui procediamo verso la vita eterna. 

La terza omelia commenta Luca 3,10-18. Tutti vedono il Cristo in Giovanni Battista mentre battezza, ma lui stesso dice che verrà uno più forte di lui, che battezzerà in Spirito Santo e fuoco, molto più grande di lui. Con queste esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo. Il Battista quindi annuncia il giudizio vicino, che richiede una conversione radicale. Lui, il Battista, non è il Messia.

Egli annuncia la venuta della salvezza di Dio, per cui si richiede una conversione radicale, che muta la vita fin qui vissuta. C’è poi un elenco dei mutamenti radicali che si devono operare, ponendo alla base giustizia e legalità nell’adempimento quotidiano dei propri doveri. Così si compie il cammino di salvezza, e in queste piccole azioni quotidiane, compiute con amore, fedeli alle proprie convinzioni morali, si incontra Dio, anche se in pratica si può cogliere qualche svantaggio. Dio interviene con la conversione, come liberatore dalle nostre mancanze, proprio per la sua grazia. Basta abbandonarsi a Lui, attendere con speranza la venuta del regno di Dio nel quotidiano.

Vengono poi citate le fonti delle tre omelie e gli anni e le circostanze in cui furono tenute. Il legame che unisce le tre riflessioni è la convinzione che “l’Avvento non è solo il tempo prima di Natale per l’acquisto dei regali, ma è il modo in cui i cristiani guardano e comprendono se stessi e il futuro del mondo nel suo insieme”. 

Il libro contiene riflessioni molto valide, con riferimenti teologici, da cui si deducono consigli pratici, utili per vivere con consapevolezza il periodo dell’Avvento.  

Karl Rahner “Avvento” la profonda nostalgia del nostro tempo – Queriniana – euro 7.00

Gabriella Stucchi ©

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