Il tipografo: Internet ci ha ferito, ma non ucciso

Il virus di Wuhan ha riportato alla ribalta nel nostro Paese il nodo irrisolto della digitalizzazione. Molte persone durante il periodo dell’isolamento hanno imparato, per necessità, ad entrare nell’era digitale. Molti hanno affinato le pratiche tecnologiche per acquistare oggetti, lavorare, prenotare cibo.

Forse non abbiamo compreso appieno quanto la nostra vita sia cambiata. Forse anche alcune aziende stanno percependo che dovranno ripensare totalmente il loro modo di fare business se vorranno rimanere nel mercato.

Alberto Corti, insieme al fratello Mauro, sono titolari della “Tipolitografia Corti Luigi & C.”, un’azienda a conduzione familiare (con sede a Villa Guardia, in provincia di Como) che fornisce servizi e prodotti a diverse piccole e medie imprese locali.

L’azienda è stata fondata, nel 1974, dal padre Luigi, che s’è sempre sforzato di tenere il passo con l’innovazione che il settore raggiungeva rapidamente, anno dopo anno. Il virus di Wuhan ha colpito il mondo e anche l’economia italiana, già in difficoltà, è stata pesantemente segnata, provocando la chiusura di tante imprese e ingenti cali di fatturato in molte altre. Per le aziende tipografiche il virus di Wuhan è stato un ulteriore colpo che ha accentuato la crisi già innescata dalla diffusione di Internet.

«Il mondo della tipografia», afferma Alberto, «non è stato fermo. La nascita della Rete è stata peggio della pandemia. L’introduzione della digitalizzazione in campo fiscale, per esempio, ha eliminato la stampa delle ricevute fiscali. Lavori persi non perché non si è più in grado di eseguirli, ma semplicemente perché non servono più. Un genere di progresso che ha tarpato le ali ai prodotti cartacei».

Alberto s’attarda in un altro esempio di prodotto sottratto alle tipografie come la sua. Dice: «Una volta dal parrucchiere si faceva la ricevuta fiscale, adesso si fa lo scontrino che viene spedito all’Agenzia delle entrate. Così, per parlare della nostra azienda, nell’arco di un anno, il 2020, siamo passati dalla stampa di 200.000 ricevute fiscali a 10.000. Faccia lei i conti».

L’azienda Corti, in questi ultimi anni, ha differenziato l’attività: dai lavori tradizionali come la stampa di agende, biglietti di visita, locandine, etichette, partecipazioni di nozze è passata ad offrire servizi all’industria tessile. È riuscita a realizzare dei “capellotti”, che sono dei pratici cartoncini, con annessi ganci, applicabili ai campioni di tessuti che le aziende del settore possono agevolmente mostrare ai propri clienti.

Sono anche riusciti a realizzare un book, o raccoglitore personalizzato, una sorta di classificatore contenente le schede, le varianti dei colori con l’obiettivo di soddisfare anche le richieste più difficili».

Al settore tessile, coniugato con il mondo della tipografia, Alberto non è arrivato per caso perché nelle aziende che producono tessuti ha lavorato per diversi anni, prima di approdare nella sua azienda, chiamato dal padre ad occuparsi dei clienti mentre il fratello sovrintende al laboratorio.

«Io e mio fratello siamo consapevoli di vivere in un ambiente, quello comasco, che ha visto il fatturato di quasi tutte le sue aziende scendere dal 30 al 60 per cento», conclude Alberto. «Nonostante ciò non demordiamo. Ci sforziamo di restare vicini ai nostri clienti confermando, con la nostra puntualità ed efficienza, quella stima che finora non ci hanno negato».

Donatella Salambat ©

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