Confindustria Varese: le esportazioni corrono più della media nazionale nel primo trimestre

Un inizio d’anno straordinario per l’economia del territorio. Nel primo trimestre del 2026, il commercio estero della provincia di Varese ha registrato una crescita record, confermando e accelerando la scia positiva già tracciata nella seconda metà dello scorso anno.

Secondo gli ultimi dati ISTAT elaborati dal Centro Studi di Confindustria Varese, tra gennaio e marzo le esportazioni del territorio hanno toccato i 3,6 miliardi di euro, segnando un balzo del +23,2% rispetto allo stesso periodo del 2025. Si tratta di un risultato eccezionale, soprattutto se paragonato alla media nazionale, che nello stesso trimestre si è fermata a un timido +1,3%.

Contestualmente, le importazioni hanno registrato una decisa frenata, attestandosi a 2 miliardi di euro (-18,7%). L’effetto combinato di questi due fattori ha fatto letteralmente impennare il saldo commerciale della provincia, positivo per 1,6 miliardi di euro, con un incremento monstre del +281,4% su base annua.

I dati dei primi tre mesi del 2026 evidenziano un profondo cambiamento geopolitico nei flussi commerciali delle imprese varesine. Si registra infatti una battuta d’arresto nei mercati tradizionali dell’area UE27, dove l’export è sceso complessivamente del 3,9%. A soffrire sono soprattutto i partner storici come la Germania (-2,3%), la Francia (-3,7%), il Belgio (-11,4%) e i Paesi Bassi (-11,0%). Tra le poche eccezioni positive in Europa spicca la Polonia (+2,6%).

La vera svolta arriva però dai paesi extra-UE, dove le esportazioni sono letteralmente decollate (+51,1%). A trainare la corsa sono gli Stati Uniti (+39,7%), il Regno Unito (+67,7%) e la Svizzera (+71,2%). Performance eccellenti si registrano anche in Turchia (+47,9%) e in Arabia Saudita: quest’ultima, grazie a un exploit del +159,4%, entra ufficialmente nella “top 10” dei clienti di Varese. In controtendenza la Cina, che frena del 4,1%.

A fare la parte del leone nell’economia varesina si conferma il comparto metalmeccanico, che da solo genera il 55,1% dell’export provinciale. Nel primo trimestre il settore ha registrato un progresso del +27,8%. All’interno della filiera, i riflettori sono accesi sui mezzi di trasporto (prevalentemente legati al settore aerospaziale), che mettono a segno un eccezionale +88,3%. Bene anche l’elettronica e la strumentazione di misura (+46,9%) e la meccanica strumentale (+5,2%), mentre arretrano i prodotti in metallo (-3,4%) e la metallurgia (-7,4%).

Ottimi segnali arrivano anche dal tessile-abbigliamento-pelletteria (8,9% dell’export totale), che cresce complessivamente del +17,2%. Se il comparto del tessile puro cede il 4,8%, a spingere l’acceleratore sono le confezioni di abbigliamento (+39,8%) e la pelletteria (+29,8%).

Nel chimico-farmaceutico (13,1% del totale), le esportazioni crescono del +10%. Il dato è trainato principalmente dal comparto farmaceutico, che fa registrare un +33%, capace di compensare la flessione della chimica industriale (-5,8%).

Tra gli altri settori del manifatturiero spicca il dato della gioielleria e bigiotteria, inserito nelle altre industrie manifatturiere: un comparto che ha vissuto un trimestre eccezionale mettendo a segno una crescita record del +1.300,9%, che ha spinto l’intero macrosettore a un +388%.

Sostanzialmente stabile la gomma-plastica (-1,4%), dove l’aumento degli articoli in gomma (+13,3%) ha ammortizzato il lieve calo della plastica. Segno meno, infine, per il settore agroalimentare, con una contrazione del -7,2% per i prodotti alimentari e un calo più marcato del -46,7% per le bevande. In flessione anche l’arredo-legno (-22,4% per i mobili) e la filiera della carta (-19,1%).

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