A Tradate, il Coronavirus, non sconfigge la voglia della buona tavola

Nel cuore di Tradate Alberto Escalante ed il socio Ferdinando Castriota Scanderbeg, titolari de “La Gastronomia di Tradate” da oltre trent’anni, offrono ai clienti tradizione e buon cibo.

Alberto Escalante è una di quelle persone che sono riuscite a trasformare una passione in una professione. Dopo la scuola dell’obbligo frequenta la scuola alberghiera a Varese e durante le vacanze estive lavora come garzone. «Una volta si usava così», afferma Alberto. «La scuola non era separata dal lavoro. Io che ho sempre voluto fare questo lavoro e me ne sono innamorato fin da ragazzino ho coniugato alla bottega il banco di scuola»”.

L’esperienza acquisita con tanta abnegazione e il permanente desiderio d’imparare, di osare nuove ricette sono stati gli ingredienti di una professionalità vincente nel campo della ristorazione.

Questo comparto è una delle eccellenze del Made in Italy, ma l’arrivo della pandemia ha causato non pochi problemi ai piccoli imprenditori come Alberto, che hanno dovuto affrontare mille difficoltà per cercare di resistere ed evitare la chiusura della propria attività.

Prima della pandemia, la sua azienda, “La Gastronomia di Tradate”, era molto ben avviata nel comparto del catering privato e aziendale. Da Marzo 2020 la situazione della sua impresa è precipitata: blocco totale di meeting, convegni, matrimoni, comunioni, battesimi e un crollo di oltre il 50 per cento.

Nonostante l’allarmismo economico che si è propagato in tutto il Paese, quasi da far passare in secondo piano l’emergenza sanitaria, Alberto denota chiarezza e concretezza nelle scelte della sua attività. In forza della sua passione per questo mestiere e della professionalità acquisita negli anni ha saputo fare la differenza anche in un momento così duro per la ristorazione italiana.

Come sostiene Alberto «il problema non è stato tanto la conservazione dei prodotti, quanto una diversa modalità di offrirli alla clientela». Di fatto Alberto e il suo socio, Ferdinando Castriota Scanderbeg, hanno dovuto riconvertire l’attività del catering e banqueting, in cui erano specializzati, in quella del delivery, la consegna del cibo a domicilio.

«Aggiungendo e ampliando il servizio con la distribuzione», specifica Alberto, «di una serie di prodotti che prima non trattavamo come, per esempio, marmellate, conserve, ragù, patè, affiancati, naturalmente alla confezione di nostri piatti legati per lo più alla tradizione culinaria lombarda».

Gli aiuti economici paventati dal Governo non sono mai arrivati, Alberto è sempre rimasto aperto, rispettando tutte le norme di sicurezza come imponeva la norma governativa, però senza ricevere mai un rimborso.

Come ogni imprenditore della piccola impresa lombarda, Alberto, si è trovato nel mezzo di uno tsunami sanitario, che lo ha costretto a mettere in campo tutte le sue capacità e inventiva per continuare a praticare la professione che più ama e che gli ha consentito di sbarcare dignitosamente il lunario.

L’azienda ha compiuto trent’anni di attività e Alberto non ha mai pensato di cambiare lavoro. “La Gastronomia di Tradate” si pone in quell’ambito della ristorazione che punta alla qualità dei prodotti unita all’eleganza del servzio.

Nel suo negozio le persone continuano ad entrare scaglionate, come prevedono le norme di sicurezza. Sostiene Alberto che «probabilmente la ristorazione cambierà, così come forse muteranno le modalità di stare insieme a tavola, ma le idee, le tradizioni enogastronomiche non cesseranno d’esistere».

Va dato atto a questo imprenditore tradatese e, insieme a lui, ai tanti altri piccoli e medi imprenditori, agli artigiani, ai professionisti, al popolo delle partite Iva, dello sforzo titanico, eroico, che stanno compiendo per far uscire dalle secche in cui si trova il bastimento Italia.

Ai 3,2 milioni di dipendenti pubblici che, fortunati loro, hanno goduto di piene e totali garanzie economiche, fanno riscontro i 5,3 milioni di lavoratori indipendenti sui quali è gravato il peso maggiore delle conseguenze provocate dal devastante virus di Wuhan.

Prima o poi occorrerà tirare le somme della tragedia pandemica e chiamare a rispondere chi avesse avuto qualche responsabilità nel provocarla o nel gestirne malamente gli effetti.

Donatella Salambat ©

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