Il Don Giovanni di Molière arriva a Borgio Verezzi

Pare sia insito nella natura umana l’essere insoddisfatti, l’aver paura di affrontare un momento di noia, lo sfuggire dalle responsabilità e, se appena possibile, il cercare di appagare all’istante il proprio capriccio per poi passare ad un nuovo oggetto del desiderio.

Questa condotta, ritenutatipicamente maschile e ormai comune a molte donne, trova il suo archetiponel personaggio di Don Giovanni. L’irresistibile libertino, l’implacabile seduttore, ha la sua origine letteraria in Spagna intorno al 1625.

Nasce difatti dalla penna del monaco Tirso da Molina, la cui stesura è preceduta da una fase folkloristica, prevalentemente orale. Il religioso, nel suo “ El Burlador de Sevilla” volto ad affermare la ferrea morale del tempo,condanna i comportamenti peccaminosi dell’antieroe, ignaro però del fatto che saranno proprio le sue azioni sregolate a renderlo immortale.

A renderlo il capostipite dell’anarchico perverso, sopravvissuto nel tempo con tutto il suo fascino diabolico. Ma è nella commedia di Molière del 1665, dal titolo “Don Giovanni o il convitato di pietra”, che la figura dell’antieroe esprime una nuova concezione dei rapporti amorosi, sintomatica di una certa categoria di persone, ahimè, molto attuale.

La versione di Molière non è priva di accenti comici, specialmente quando il nostro gaudente si confronta con Sganarello, il fedele servitore che costituisce il buon senso popolare in contrapposizione alla funambolesca filosofia del suo Don. Ed eccoli entrambi protagonista e comprimario apparire l’8-9 luglio sul palcoscenico del Festival Teatrale di Borgio Verezzi, ovvero nella famosa Piazza Sant’Agostino, quale suggestiva platea sospesa tra il cielo e il mare della Liguria.

Così, la classica commedia ha inaugurato la kermesse teatrale alla 60a edizione (8 luglio/13 agosto 2026) con una performance ricca di verve e fantasia, grazie alla regia di Carlo Sciaccaluga e il cast di prim’ordine del Teatro Nazionale di Genova.

Simone Toni dà vita a un Don Giovanni effervescente e empatico che a volte interagisce pure con il pubblico, mentre Enzo Paci garantisce a Sganarello una bonaria, esilarante umanità. Accanto a loro tre giovani attrici Federica Castellini, Giorgia Coco, Francesca Osso si dividono gli altri personaggi, sia maschili che femminili, passando abilmente da una “maschera” all’altra fra tono basso popolare e tono alto aristocratico, fra tragedia e commedia spassosa.

L’incessante ricerca di Don Giovanni di nuove conquiste nasce dall’incapacità di accettare limiti e legami, lasciando dolore dietro di lui e nessun rimorso, come da copione. Tuttavia Simone Toni, nella sua coinvolgente interpretazione, aggiunge quel quid che fa intravvedere l’individualismo e il narcisismo moderni dove il nostro antiroe è certo un mascalzone, ma anche una simpatica canaglia a cui le donne non possono resistere. Davvero nessuna.

La scena unica, come pure i costumi contemporanei, mette l’accento sulla modernità della performance: una struttura centrale obliqua fra piccoli rilievi rocciosi a rappresentare la cima di un vulcano che emette fumo e mimetizza un inferno di fiamme. E che dire del cellulare che appare tra le mani della dolce contadinella Carlotta? La quale è una vittima predestinata dell’usa e getta del Don, come Maturina, altra graziosa popolana di cui si incapriccia.

Il mascalzone vaga per la Sicilia per sfuggire alla vendetta dei fratelli di Elvira, la nobile donna che ha rapito e sposato strappandola al convento per poi abbandonarla… Dopo varie peripezie e prediche di buon senso da parte del servo e del suo stesso padre, di cui se ne fa beffe, si imbatte nella statua funeraria del Commendatore che tempo addietro aveva ucciso in duello poiché voleva impedirgli di sedurne la figlia. Una delle tante.

Ancora una volta deride il genitore e invita la sua statua a cena la quale accetta con un cenno del capo. Ancora una volta Don Giovanni sfida, in modo paradossale, le convenzioni, la morale comune, la società, l’ipocrisia corrente e soprattutto la Divinità, ma la sua punizione arriva inesorabile.La statua di fredda pietra lo prende per mano, la terra si spalanca e lo inghiotte tra le fiamme fuoriuscenti. Accettando con dignitoso coraggio la sua sorte senza alcun pentimento.

L’ultima battuta aspetta a Sganarello che si lamenta della paga che non potrà ricevere dal momento che il suo padrone è morto.‶E il mio salario?‶ – esclama disperato.

Didascalia: nella foto di scena appaiono Don Giovanni (Simone Toni), Sganarello (Enzo Paci), Donna Elvira (Federica Castellini)

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