La Galleria Frittelli Rizzo di Milano (Viale Stelvio, 66) presenta fino al prossimo 19 Aprile 2026 un’esposizione di opere di Dadamaino (Edoarda Emilia Maino, 1930-2004). Dadamaino è una delle maggiori protagoniste dell’avanguardia del secondo Novecento, figura eccentrica del panorama artistico milanese, interprete fedele della lezione di Lucio Fontana ma anche innovatrice sotto molteplici aspetti. Una personalità con una identità ben definita ed una significatività in campo nazionale ed internazionale.
Qualificate mostre e retrospettive si sono tenute negli ultimi anni: ricordiamo quella a lei dedicata (2024) con suoi lavori in dialogo con le opere del museo MA.GA. di Gallarate: mostra curata da Flaminio Gualdoni in collaborazione con l’Archivio Dadamaino, presenti con la loro competenza ed in cordiale dialogo anche nell’evento milanese della Galleria di Simone Frittelli e Michela Rizzo, nel cui spazio il 5 Marzo è avvenuta l’inaugurazione alla presenza di un pubblico numeroso ed interessato.
“Dadamaino: il lavoro, il tempo di Nouvelle Tendance” è il significativo titolo assegnato alla mostra, commentata nell’occasione dallo stesso curatore Gualdoni. Egli ha ripercorso le tappe umane ed artistiche di Dadamaino, mostrando come la creatività dell’artista milanese sia andata di pari passo con la vita vissuta ed il rapporto con gli altri artisti della scena milanese (Manzoni, Castellani ed altri) e quelli di “Nouvelle Tendance”, e la collaborazione stretta con lo stesso curatore, finalizzata alla costante ricerca artistica ed espressione innovativa.
Il titolo (sopra citato) della mostra evoca una delle stagioni più complesse del lavoro di Dadamaino, la quale – come affermato da Gualdoni nel suo bel commento in galleria – trascorse lunghi anni, dal 1962 al 1970, senza tenere mostre personali ma molto concentrandosi su un ruolo di organizzazione culturale, dopo la scomparsa nel 1963 di Piero Manzoni (punto di riferimento artistico), collaborando quindi con artisti come Francois Morellet ed altri, che si esprimevano nel movimento “Nouvelle Tendance”. Con lo scopo di ‘fare arte nuova’.
Le opere esposte in galleria spaziano soprattutto sul periodo iniziale della vita artistica di Dadamaino: le mostre solitamente offrono l’occasione per vedere da vicino quanto un artista realizza o ha realizzato. Per un critico d’arte, soprattutto se è ‘curatore’, è raro che opere in mostra non siano in qualche modo già state viste. Non così per Dadamaino: il “cromorilievo”, perfettamente conservato, esposto dai galleristi Frittelli-Rizzo ne è, per Gualdoni, un esempio. Analogo discorso per le opere denominate “Rilievi”, realizzati da Dadamaino nel 1962 ed esposti per la grande mostra allo Stedelijk Museum di Amsterdam: molti, appartenenti a tale ciclo, sono esposti in mostra.
Opere di questo tipo, espressioni di manualità creativa, hanno contribuito – dichiara Gualdoni – alla definizione del titolo della mostra stessa. Il ‘lavoro’ espresso dalla manualità della realizzazione, risulta del tutto particolare, proprio in un ‘tempo’ (quello degli anni ’60) in cui si cercavano vie nuove nel campo dell’arte, con metodi, processi, tangenze scientifiche, combinazioni, varianti. In un tempo cioè in cui si cercavano e si celebravano nuove tecnologie, Dadamaino “pretendeva di fare tutto con le sue mani” – testimonia Gualdoni, insistendo sulla coerenza di “Dada”, fedele a “un principio assoluto: l’arte va sempre fatta con le mani”.
Lo stesso critico d’arte, da vero mediatore verso il pubblico per la comprensione di un artista, ci familiarizza con Dadamaino, proprio descrivendo il suo personale rapporto professionale e culturale con lei: la scoperta della sua arte, il sostegno per la realizzazione di alcuni cicli di opere, la prospettiva di uso di materiali innovativi, il significato vero, condiviso. Come fu per il ciclo “Il movimento delle cose”, opere che trovarono presenza alla mostra di Venezia nel 1990: “segni -secondo le intenzioni dell’artista – che viaggiano nello spazio e trovano un supporto su rotoli di policarbonato traslucidi…”: materiale di realizzazione acquistato in compagnia della stessa artista durante un viaggio per una mostra. Grandezza di un’idea associata alla banalità dello strumento.
Come pure per altri analoghi cicli di opere (“Costellazioni”, “Sein und zeit”): materiali di uso pratico o poco comune per l’arte (tradizionale) ma a cui assegnare un profondo significato culturale ed artistico: rimandano ad una dimensione cosmica, discorso artistico ma anche scientifico, nonché poetico; nel solco, ma ad un livello ulteriormente innovativo, di Fontana che aveva in qualche modo aperto il discorso sulla spazialità: e dentro il suo ‘taglio’, chi entra dentro questo spazio, chi addirittura si avventura nelle dimensioni cosmiche è Dadamaino.
In mostra sono altresì presenti opere appartenenti alla serie dei “Volumi”, che l’artista ha realizzato fra il 1958 e il 1960. Anche un lavoro (su fondo nero) del ciclo “L’inconscio razionale” della metà degli anni 70, nel quale, nel loro intreccio perpendicolare, linee orizzontali e verticali affiorano e si nascondono in modo discontinuo sulla superficie; tali linee coniugano in modi differenti ma sempre ortogonali producendo una spazialità che -secondo alcuni critici d’arte – sono in dialettica con la grande lezione di Mondrian.
Presenti in galleria anche alcuni “Oggetti ottico-dinamici”, costituiti praticamente con plaquette di alluminio composte in modo tale che la loro successione geometrica genera anziché superfici bidimensionali, delle sfericità, delle curve. Opere che sono espressione della vicinanza di Dadamaino, negli anni ’60, ai movimenti artistici esprimenti le nuove tendenze (gli italiani Gruppo T, Gruppo N), e gli analoghi d’Oltralpe, come il Gruppo Null.
Tra i lavori esposti troviamo un’opera (cinque formelle) “Ricerca del colore” (1967-68), nella quale l’artista ha approfondito il rapporto fra diverse coppie di colore. Elaborando la gamma dei sette colori dell’iride, rosso, arancio, giallo, verde, celeste, blu e violetto, mostra gli accoppiamenti cromatici complementari che si possono ricavare: esito di un esercizio assiduo, preciso, scientifico, nel solco di analoghe ricerche sul colore attuate in precedenza dai grandi della pittura e della cultura: Kandinskij, Albers, Veronesi, Goethe.
