25 Aprile: la Liberazione giunge dal cielo

di Alberto Grampa – È il 25 Aprile 1945 e la notizia dell’insurrezione generale nell’Italia del Nord viene data agli Italiani e al mondo alle ore 22.10 da Radio Busto Libera (ex Radio Tevere collegata fino a poche ore prima all’EIAR, la voce del regime fascista durante il ventennio), un’emittente con sede a Busto Arsizio.

Sono momenti concitati e di grande tensione poiché sono ancora molti i reparti in armi tedeschi e della Repubblica Sociale Italiana che non si sono arresi alle forze Alleate e partigiane. La paura di scontri a fuoco e spargimento di sangue è molto forte anche fra i lavoratori delle aziende della provincia come la SIAI Marchetti che con i suoi circa 11.000 dipendenti è una delle più importanti aziende dedite nella costruzione di apparecchi militari da bombardamento e da trasporto.

Alcuni di questi, appartenenti alla 121ª Brigata partigiana “Walter Marcobi”, vengono a sapere che una colonna tedesca (battezzata Stamm) sta transitando sulle sponde del lago Maggiore e intendono cercare di fermarla. Se in un primo momento questi partigiani progettano un’azione di forza impiegando degli apparecchi con lancio di bombe e fuoco dalle mitragliatrici di bordo, successivamente, poiché prevale il senso di responsabilità e la paura di eventuali ritorsioni verso la popolazione civile, pensano ad un’altra strategia.

Prendendo spunto dall’impresa che Gabriele D’Annunzio aveva eseguito nell’Agosto del 1918, quando sulla capitale austriaca Vienna non lanciò bombe ma volantini incitanti alla resa, i partigiani decidono di utilizzare questo strumento di persuasione per indurre le forze nazi-fasciste alla resa.

Vengono quindi predisposti due tipi di volantini di cui uno bilingue. Quest’ultimo è preparato nella notte tra il 25 ed il 26 Aprile da Egidio Migliorini, un dipendente della SIAI Marchetti ed esponente di rilievo del movimento partigiano in questa fabbrica. Egli ha già conosciuto il carcere di San Vittore a Milano con l’accusa di appartenere al movimento clandestino. Il testo del volantino, inizialmente scritto in italiano dal Migliorini, è poi tradotto da un’amica che conosce la lingua tedesca e stampato come l’altro in qualche migliaio di esemplari.

Nella mattinata del 26 Aprile, sul campo di volo dell’aeroporto di Vergiate della SIAI Marchetti viene approntato un apparecchio trimotore da bombardamento tipo “Savoia Marchetti” S.79 da utilizzare sia per il lancio dei volantini sia per controllare la posizione e l’entità delle forze nazi-fasciste.

Allo scopo di renderlo riconoscibile alle forze partigiane presenti sul territorio, viene applicata esternamente all’apparecchio una vistosa vernice rossa. A bordo del trimotore salgono il capo pilota collaudatore della SIAI Marchetti Giuseppe Algarotti, i motoristi Giuseppe Ceratti e Orlando Chiarello, oltre al tecnico Mino Mulinacci e al partigiano Alberto Ramelli (che verrà poi fucilato dai tedeschi quello stesso 26 Aprile).

Il decollo avviene alle ore 10, come ricorda il motorista Chiarello «volavamo bassi e lanciavamo sulle città e sulle vie di comunicazione gli speciali volantini che erano stati preparati per l’occasione». Vi sono anche attimi di paura: durante il sorvolo di Arona i colpi di una mitragliatrice tedesca spingono il pilota a rientrare a Vergiate. Il volo viene ripetuto nel primo pomeriggio di quello stesso giorno con gli stessi propositi di quello della mattinata.

L’S.79 decolla pilotato ancora dal comandante Algarotti coadiuvato dal motorista Ceratti, mentre gli altri membri dell’equipaggio sono i dipendenti della SIAI Marchetti Antonio Brusa, Ingignoli e lo stesso Egidio Migliorini che di suo pugno annota al retro di uno dei volantini conservati per l’occasione «parte dei volantini furono lanciati anche sul castello di Somma Lombardo dove tedeschi e fascisti non si erano ancora arresi.

La colonna Stamm sparò con mitragliatrice quadrupla da 20 mm. colpendo leggermente il velivolo che riprese terra a Vergiate verso le ore 15». La colonna Stamm, poi divisasi in due tronconi, si arrende il 28 Aprile alle forze partigiane a Novara e a Busto Arsizio. A distanza di ottant’anni da questo volo, conosciuto anche come “Primo Volo di Liberazione Zona del Verbano”, resta tutto il valore e il significato storico avendo portato, per primo dal cielo, un messaggio di libertà.

didascalia: Trimotore “Savoia Marchetti” S.79, lo stesso tipo di apparecchio utiklizzato per il Primo Volo di Liberazione Zona del Verbano”

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