Sabato 24 gennaio, a Varese, abbiamo vissuto la Marcia della Pace, dedicata al tema “Fare la pace nei luoghi in cui viviamo”. Un momento intenso e partecipato, che ha voluto ricordare a tutti che la pace è un impegno concreto da costruire ogni giorno.
Alla Marcia era presente per una delle testimonianze anche Happiness, progetto espressione della Chiesa Varesina e promosso dalla Pastorale Giovanile del Decanato di Varese, nato con una finalità chiara: ascoltare e accompagnare adolescenti e giovani, con particolare attenzione a chi vive condizioni di vulnerabilità e rischio di esclusione, offrendo occasioni reali di crescita, cambiamento positivo, coesione sociale e scambio interculturale.
Durante l’evento sono intervenuti alcuni ragazzi coinvolti nel progetto e il coordinatore. Il loro contributo, autentico e diretto, ha avuto un’eco molto ampia sui social. Accanto a numerosi messaggi di sostegno, tuttavia, sono comparsi anche commenti violenti e offensivi, contenenti insulti pesanti.
«Di fronte a quanto accaduto sentiamo il dovere di prendere posizione con chiarezza» dichiara l’èquipe di Happiness, insieme a educatori, volontari, sostenitori e con l’appoggio del Prevosto di Varese.
«Siamo consapevoli che i social amplificano tutto, anche il rancore e la superficialità. Ci auguriamo che l’odio emerso sia frutto soltanto dell’ignoranza di ciò che Happiness è e fa ogni giorno. Perché chi conosce davvero questo progetto sa che qui non si fa propaganda e non si alimentano divisioni. La porta è aperta per l’incontro, per custodire storie spesso difficili e per generare speranza. Ribadiamo con forza che accoglienza e dialogo non sono concetti “di parte”, ma rappresentano obiettivi comuni e urgenti, a beneficio dell’intera comunità».
Sono valori che la Chiesa riconosce come centrali, alla luce del messaggio evangelico, e che «ogni cittadino responsabile dovrebbe sentire come propri. Per questo motivo manifestiamo il nostro appoggio a quanto dichiarato dai ragazzi e dal coordinatore durante la Marcia: parole che hanno dato voce a un’esperienza vera, costruita con fatica e costanza, e che rappresenta, nel suo piccolo e nel suo quotidiano, una azione concreta di pace».
È un lavoro silenzioso che non fa notizia, ma offre servizi fondamentali come: sportello psicologico, orientamento al lavoro, prevenzione e informazione sull’uso di sostanze, sportello affettività e sessualità, oltre a laboratori e attività educative.
«Invitiamo chi ha espresso giudizi e insulti a fermarsi e conoscere la realtà. Noi continueremo ad impegnarci con determinazione e con responsabilità. Perché la pace non si proclama: si pratica».
