Ricordato il 55° di sacerdozio di mons. Stucchi

Il passa parola ha condotto sul colle di Bernaga di Perego nel comune de La Valletta Brianza, lunedì pomeriggio 28 giugno, una quindicina di amici, provenienti per la maggior parte da Valmadrera, che con la comunità monastica delle Romite Ambrosiane di Sant’Ambrogio ad Nemus, hanno partecipato alla solenne celebrazione eucaristica presieduta da Mons. Luigi Stucchi, che nella circostanza ha ricordato il 55° anniversario di ordinazione sacerdotale, avvenuta il 28 giugno 1966.

Un numero esiguo di persone, nel rispetto delle disposizioni di distanziamento sociale imposte dalle normi antipandemiche attuali, che ha condiviso un traguardo particolarmente significativo e importante del ministero di Mons. Stucchi, attualmente Vescovo emerito e collaboratore del Vicario Episcopale per la Vita Consacrata, iniziato da prete novello proprio nella comunità di Valmadrera come Vicario parrocchiale, poi Direttore del settimanale cattolico Il Resegone, quindi prevosto di Tradate, prima della consacrazione episcopale avvenuta il 5 giugno 2004.

Con Mons. Stucchi hanno concelebrato padre Enrico Redaelli e padre Eugenio, entrambi missionari dell’Istituto Missioni Consolata residenti a Bevera.
La celebrazione liturgica è la Santa Messa della Vigilia fra i Vespri della solennità dei Santi Pietro e Paolo, inclusa dunque nei Vespri, cantati dall’inconfondibile sitle delle monache Romite di Bernaga, che nella delicatezza del canto e nei ritmo trasmette sentimenti di pace e di intensa serenità interiore. Ed è l’occasione per Mons. Stucchi di ripercorrere i primi passi di una vocazione maturata nel silenzio e nella riservatezza.

«La mia vocazione è cresciuta nel silenzio, avvertivo in me, nei miei pensieri e nella mia preghiera, un desiderio e una disponibilità, ma non ne parlavo con nessuno».
Ecco che giunge una sollecitazione discreta: «Poi il mio cuore di adolescente in attesa ha ascoltato una proposta precisa, di un prete, don Angelo, poi con don Emilio, una proposta che esplicitava correttamente quanto coltivavo senza averne ancora parlato con nessuno.

Questo prete aveva intuito? Non lo so. Ci ha provato? Forse, ma così ha certamente colpito nel segno. La mia mamma, più avanti, quando iniziai a parlargliene mi disse subito: avevo già capito!».

Il discernimento interiore procede, fino a quando giunge la decisione nel vissuto di una situazione particolare del quotidiano divenire della vita: «Il mio assenso lo sentii forte in me in un contesto preciso come decisione a tutto campo senza condizioni, in un momento del tutto anonimo ma anche emblematico, dentro una moltitudine di gente che scendeva come sempre dal tram che mi portava a Monza a scuola: era un si che veniva da lontano, per il Signore e anche per la gente, anonima, quella dei trasporti pubblici tra casa e lavoro, casa e scuola, ma in quel momento, sintesi di altri momenti, era tutto il mio cuore, tutta la mia vita».

Una decisione definitiva, radicale e totale, un «Si, per sempre, perché certe esperienze non possono spezzettare la vita in tanti frammenti, ma esigono che, colto e accolto il senso della vita nella trama di ogni giorno, lo scorrere del tempo sia posto e coltivato per maturare e realizzare le scelte di vita rispondendo alla chiamata».
In sintesi: «Per vivere la gente ha bisogno di conoscere il senso della vita stessa. Poiché il senso, la luce vengono dal Vangelo, c’è bisogno di persone al servizio del Vangelo». Così cade ogni indugio e la risposta è: «Eccomi nella tua luce, Signore!».

Ora la memoria si sofferma sul giorno indimenticabile della celebrazione della Prima Messa da presbitero: «Al termine della lunga processione serale nella festa dei santi apostoli Pietro e Paolo, giorno della Prima Messa, dissi parole di ringraziamento, ma invece dei nomi delle persone, ho fatto riferimento agli stati e alle forme di vita, che sprigionano e manifestano la grazia del Signore».

Poi Mons. Stucchi si pone una domanda, che ritorna frequente proprio in questi giorni dopo oltre mezzo secolo di sacerdozio: «Chi mi ha custodito da quel giorno per tutti questi 55 anni?».

La risposta non è univoca, ma articolata nelle circostanze della vita, nelle persone incontrate, nelle situazioni più diverse vissute.
«La forza di testimonianza cristiana della gente semplice e umile nel popolo di Dio. La fedeltà delle famiglie cristiane anche dentro prove, problemi e difficoltà impreviste. La stabilità e fortezza di chi rimane ancorato alla sacra dottrina e alla parola di Dio, credendo nella efficacia dei sacramenti. Il coraggio di chi, chiamato, ha risposto prontamente e decisamente.

La fiducia di chi malato non si è scoraggiato, ma ha saputo donare la propria vita al Signore e prepararsi all’ultimo passaggio. Le persone che hanno coltivato la volontà di una santità quotidiana anche in ambito laicale. La densità e la qualità sorprendente della vita monastica e della vita consacrata in tutte le sue forme. La disponibilità, competenza e generosità di laici impegnati gratuitamente nella cura dei diversi aspetti della vita parrocchiale, sgravando il ministero di alcuni pesi impropri, ma assicurando sempre una sincera unione di intenti e di scelte operative. La generosità dei sacerdoti miei coadiutori con talenti che personalmente non avevo e non ho».

La protezione divina: «Il Signore mi ha circondato di doni vissuti da tante persone, chiamate a percorrere sentieri di formazione e consacrazione. Mi ha custodito il tempo impegnato in confessionale per ascoltare, accogliere e perdonare. Anche il tempo prioritario e paziente per incontrare persone e non affannarsi e disperdersi in aspetti esteriori e organizzativi. Svolgere il ministero nella docilità ad ogni Arcivescovo, seguire e cercar di imitare sacerdoti “santi” a cominciare da don Mario Ciceri di cui si celebrerà prossimamente la beatificazione, respirare il carisma di Madre Laura Baraggia fondatrice della Famiglia del Sacro Cuore di Brentana».

Repertorio di sintesi: «Questo elenco potrebbe non finire, ma basti avere prospettato e suggerito con quali attenzioni e criteri mi sono impegnato. Certo non posso trascurare le molte diverse vocazioni viste fruttificare nel tempo fino alla grazia di annoverare dal cammino iniziato in oratorio a Valmadrera anche il dono della chiamata al ministero episcopale di uno di noi, Italo, tra pochi giorni ordinato». Il riferimento è padre Italo dell’Oro dei padri Somaschi, che nei prossimi giorni sarà consacrato vescovo ausiliare di Galveston-Houston nel Texas e il giorno 11 luglio presiederà la Santa Messa proprio presso le Romite di Bernaga alle ore 11.00.

E conclude Mons. Stucchi: «Ho avuto anche tanti maestri e testimoni nel ministero e tanti esempi di vita vera, autentica, spirituale in forme antiche e nuove. La storia continua, non sappiamo come, ma sappiamo con chi e perché, non dimenticando mamma, papà, sorellina e tantissime persone amiche. Possiamo camminare ancora, se diciamo ancor si al Signore con tutto il cuore».

Al termine della Santa Messa conclusione dei Vespri, solenne benedizione, poi Mons. Stucchi incontra uno ad uno tutti i presenti.

Italo Allegri ©

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