Varese è entrata nel pieno delle celebrazioni dedicate a San Martino domenica 9 Novembre in occasione della Giornata mondiale dei poveri e della Giornata diocesana della Caritas.
Tra il corteo, la tradizionale “risottata” e le numerose bancarelle che hanno animato le vie intorno alla chiesa dedicata al Santo, il momento più significativo della giornata è stato la celebrazione della Santa Messa nella basilica di San Vittore, presieduta da monsignor Gabriele Gioia, prevosto di Varese.
Durante l’omelia, monsignor Gioia ha ricordato il gesto simbolico di San Martino che, dividendo il proprio mantello per soccorrere un povero, continua ancora oggi a essere esempio vivo nella memoria di tanti fedeli.
«Il giudizio di cui parla il Vangelo – ha sottolineato il Monsignore – ha come criterio l’amore. Saremo giudicati in base ai gesti e alle azioni ispirati dall’amore. Il Figlio di Dio si è fatto povero per servire, e anche noi siamo chiamati a misurare la nostra vita non solo sull’osservanza dei comandamenti, ma sul grado d’amore che guida le nostre scelte».
San Martino, soldato e poi santo, rappresenta l’immagine di chi sa fermarsi, vedere e chinarsi davanti al bisogno dell’altro. Il suo gesto, raffigurato in tante opere d’arte, ricorda che la solidarietà ha sempre un costo: richiede di accettare qualche disagio, di mettersi in gioco e di assumersi la fatica e i sacrifici che comporta.
Anche le autorità cittadine hanno partecipato alle celebrazioni, ribadendo la vicinanza delle istituzioni alla comunità.
Tuttavia, è stato ricordato come nessuno possieda soluzioni semplici: i problemi sociali sono numerosi e i disagi diffusi.
«I poveri che incontriamo nelle strade e nelle piazze di Varese – ha detto il Prevosto – sono cittadini come noi. La loro presenza, che talvolta ci disturba, interroga il modello di società che vogliamo costruire. Non possiamo delegare: ciascuno è chiamato a fare la propria parte».
Citando Papa Francesco e Papa Leone XIV, monsignor Gioia ha ricordato che «per costruire una “Chiesa povera per i poveri”non bastano i santi della carità del passato come San Martino, ma servono uomini e donne che oggi sono pronti a vivere concretamente l’amore evangelico. La presenza di numerosi volontari varesini, impegnati nella solidarietà in sodalizi come Caritas diocesana, è un segno di speranza e un richiamo forte per tutta la Chiesa.
