Lavoro, povertà, disagio le emergenze affrontate dalla Caritas

Già presenti nella fase prepandemica, sono state acuite dall’emergenza virus. E hanno sempre nomi precisi: lavoro precario, povertà educativa, indigenza delle famiglie, disagio psicosociale delle giovani generazioni.

Emergenze che la Caritas Italiana ha fronteggiato mettendo in moto un’organizzazione assistenziale di grandi numeri fatta di 6780 servizi portati avanti da oltre 93 mila volontari a suon di progetti e iniziative. A distanza di un anno dall’approvazione del Decreto Legge della cosiddetta “Fase due” da parte del Consiglio dei Ministri, la Caritas ha voluto compiere una ricognizione della situazione per verificare se e come sia cambiata.

E l’indagine, compiuta su 190 Caritas diocesane pari all’87.1 per cento del totale, ha fatto emergere numeri eloquenti che documentano come queste emergenze siano più che mai ancora attuali e laceranti. Il periodo preso a riferimento va da settembre 2020 a marzo 2021. Le Caritas, in questo arco temporale di 211 giorni, hanno dato sostegno a 544.775 persone in maggioranza donne (53,7 per cento) e di nazionalità italiana (57,8). Quasi una persona su quattro tra quelle assistite ovvero 132.717 in tutto sono inquadrabili nella galassia dei cosiddetti “nuovi poveri” che, prima d’ora, non si erano mai rivolti a una struttura Caritas per chiedere aiuto e sostegno. Il 93,2 per cento delle problematiche affrontate ha riguardato il precariato lavorativo e l’occupazione femminile, il 92,1 per cento l’occupazione giovanile, l’84,2 per cento l’emergenza abitativa, l’80.5 la povertà educativa per effetto di dispersione e abbandono scolastico e difficoltà a seguire le lezioni e un’identica percentuali il disagio psico- sociale patito dai giovani.

Si sono però fatte e si fanno sentire anche la difficoltà delle persone anziane con il 77,5 per cento così come la povertà minorile con il 66,3 e le persone con impiego irregolare a causa del Covid-19 (61,1 ). E l’emergenza ha avuto anche il volto di lavoratori precari intermittenti, autonomi stagionali e persone in attesa di ammortizzatori sociali come la cassa integrazione. La crisi si è avventata soprattutto sul comparto della ristorazione per il 94 per cento e su quello turistico-alberghiero per il 74. Colpiti ne sono stati anche in modo significativo esercizi commerciali e attività artistiche e legate al mondo dello spettacolo.

Le forme messe in moto dalla Caritas per venire incontro a queste situazioni di difficoltà si sono articolate in più modalità: 149 diocesi hanno attivato un Fondo di sostegno economico a supporto delle famiglie in difficoltà, 140 hanno invece svolto attività di orientamento e informazione riguardanti le istituzioni eroganti assistenza, 116 si sono concentrate sul mondo del lavoro con l’accensione di tirocinii e modalità di inserimento lavorativo, altrettante su interventi nell’ambito educativo anche attraverso la donazione di tablet e pc per famiglie con studenti in condizioni di povertà, 61 hanno infine attivato un Fondo di sostegno per le piccole imprese. Aiuti che, come detto, si sono avvalsi dell’apporto di ben 93 mila volontari.

“Tra questi – spiega la Caritas nel suo rapporto – è bello evidenziare anche le attività svolte da 407 giovani del servizio civile, che si sono resi disponibili ad offrire il loro aiuto in diversi servizi e opere ecclesiali; una delle lezioni apprese in tempo di pandemia si riferisce alla crescente consapevolezza che “nessuno si salva da solo”. Insomma, una Chiesa che, all’insegna della massima concretezza, “si è fatta da subito segno di una comunità presente, con significative e diffuse esperienze di collaborazione operativa sussidiaria con vari enti pubblici o del privato sociale”.

E non con esperienze figlie dell’occasionalità ma per mezzo di iniziative stabili. Il rapporto mette l’accento anche sulla vitalità della cosiddetta collaborazione intraecclesiale: ” il 96,8% delle Caritas diocesane – vi si legge – ha avuto rapporti stabili con le parrocchie, il 60% con il Volontariato Vincenziano, il 51,1% con gli Scout dell’Agesci, il 42,1% con i Centri di Aiuto alla Vita, il 36,8% con le Acli”. Una collaborazione in piena consonanza con il messaggio di papa Francesco secondo cui “solo lavorando uniti, “a tutti i livelli della società”, si potrà infatti superare non solo il coronavirus, ma anche tanti altri virus che da tempo infettano l’umanità, come il virus dell’indifferenza che nasce dall’egoismo e genera ingiustizia sociale”.

La Caritas è peraltro sempre aperta al generoso sostegno di chiunque voglia dare il proprio contributo a sostegno delle varie iniziative assistenziali. E’ infatti possibile effettuare una donazione o consultando il sito www.caritas.it o effettuando un versamento a uno dei molti Iban messi a disposizione indicando la causale “Emergenza Corona Virus” e che di seguito si indicano: IT24 C050 1803 2000 0001 3331 111 oppure IT66 W030 6909 6061 0000 0012 474 o, ancora, IT91 P076 0103 2000 0000 0347 013 e infine IT 88 U 02008 05206 000011063119. (Cri. Com.)

Cristiano Comelli ©

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