Una sala gremita ha accolto l’Arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, lunedì 9 Febbraio, alle 20.45, nella sala Cinema-Teatro San Giorgio di Bisuschio, per un incontro di approfondimento dedicato alla “Lumen Gentium”, una delle costituzioni fondamentali del Concilio Vaticano II. Un tema impegnativo, affrontato dall’Arcivescovo con il suo consueto stile diretto e spesso ironico, capace di rendere più leggera e accessibile una riflessione di grande profondità teologica.
Sul palco, insieme a mons. Delpini, erano presenti don Marco Usuelli, Parroco di Bisuschio, don Franco Gallivanone, Vicario Episcopale, e il moderatore dell’incontro, dott. Alberto Comuzzi, direttore di Vareseinluce.
Ad aprire la serata è stato don Marco Usuelli, che ha ringraziato l’Arcivescovo per la sua presenza. A seguire, don Franco Gallivanone ha sottolineato come il Vangelo sia chiamato a vivere dentro l’oggi, nel tempo presente. L’incontro è stato preceduto dal canto del coro Abba della parrocchia di San Giorgio di Bisuschio e da un momento di preghiera, a benedizione della serata.
Nel suo intervento, mons. Delpini ha introdotto il contesto storico e spirituale del Concilio Vaticano II, ricordando le parole intense e commoventi di Papa Giovanni XXIII all’apertura del Concilio. Un Papa che invitava a non leggere la realtà solo con lo sguardo pessimista di chi vede “rovine e guai”, ma a guardare la storia con fiducia e discernimento. Anche in questo passaggio, l’Arcivescovo ha alternato profondità e ironia, strappando più volte sorrisi al pubblico.
Il Concilio, ha spiegato Delpini, non nasce per cambiare la dottrina, ma per esprimerla in modo comprensibile e vicino alle persone. La Chiesa non possiede la verità come qualcosa da difendere, ma come un dono da condividere; non condanna il mondo, ma prova compassione per l’infelicità dell’uomo, consapevole di avere una parola di speranza da offrire.
Riprendendo le riflessioni di Paolo VI, l’Arcivescovo ha ricordato come il Concilio non sia solo nei testi, ma soprattutto in un atteggiamento profondo: una Chiesa che guarda all’uomo con simpatia, perché la religione del Dio che si fa uomo incontra l’uomo che cerca senso e verità.
Entrando nel cuore della Lumen Gentium, mons. Delpini ha spiegato che si tratta della costituzione dogmatica sulla natura della Chiesa, articolata in otto capitoli, che ne delineano il volto: mistero, popolo di Dio, struttura, missione e chiamata universale alla santità.
“Cristo è luce delle genti” – ha ricordato – ed è per questo che esiste la Chiesa: per essere strumento di comunione con Dio e sacramento universale di salvezza, al servizio dell’incontro tra Dio e l’umanità.
La Chiesa, quindi, non è anzitutto un’istituzione preoccupata del proprio funzionamento, ma una realtà missionaria, chiamata ad aiutare ogni uomo a incontrare Gesù. Delpini si è soffermato su immagini centrali della Lumen Gentium: la Chiesa come corpo di Cristo, un organismo vivo con molte membra diverse ma unite, e come popolo di Dio, una pluralità di persone che camminano insieme nella speranza del Regno.
In questo orizzonte si comprende anche il ruolo dei ministri ordinati: preti e vescovi sono al servizio del popolo di Dio e della missione ricevuta con il battesimo. Tutti i battezzati, infatti, sono uguali nella dignità e nella responsabilità, chiamati alla santità non come privilegio per pochi, ma come vita vissuta sul modello di Gesù.
Nel corso della serata, il direttore di Vareseinluce, dott. Alberto Comuzzi, ha rivolto alcune domande all’Arcivescovo sul ruolo dei laici nella Chiesa. Mons. Delpini ha sottolineato come i laici abbiano una responsabilità fondamentale, che si esprime nel quotidiano: seminare speranza significa avere stima della vita di ogni giorno, della famiglia, del lavoro, delle relazioni. La speranza, ha precisato, non è una semplice consolazione, ma una promessa: il mondo è chiamato a orientarsi verso il Regno di Dio, e proprio il quotidiano è il terreno in cui i laici sono chiamati a operare.
Al termine dell’intervento, numerosi partecipanti hanno preso parte attivamente al dibattito, ponendo domande in particolare sul tema dell’unità della Chiesa. Mons. Delpini ha ribadito che l’unità è decisiva e che nella Lumen Gentium le divisioni tra i cristiani sono riconosciute come un problema serio.
Pur riconoscendo le difficoltà attuali, l’Arcivescovo ha invitato a non cedere al pessimismo: il Concilio Vaticano II, ha ricordato, era animato da un grande ottimismo, come sottolineò Paolo VI al termine dei lavori. Oggi la Chiesa soffre e il mondo sembra meno interessato al suo messaggio, ma è necessario guardare più in profondità. I conflitti e i limiti non esauriscono la realtà della Chiesa, che è spesso più unita di quanto appaia.
Questo, ha concluso mons. Delpini, è il mistero da contemplare: uno sguardo capace di riconoscere l’opera di Dio nella realtà. Quando ci si ferma solo ai problemi, si rischia di non vedere ciò che Dio sta già operando nel mondo.
Didascalia: da sin. don Franco Gallivanone, Vicario Episcopale, don Marco Usuelli, parroco di Bisuschio, Arcivescovo di Milano Mons. Mario Delpini, Alberto Comuzzi, Direttore Vareseinluce




