Pubblichiamo il testo integrale dell’omelia pronunciata da don Mario Ziviani, parroco di Marchirolo e Cugliate Fabiasco, durante i funerali della giovane Sara, venuta a mancare tragicamente domenica 15 giugno. Parole intense che accolgono il pianto della famiglia, degli amici e di tutta la comunità, trasformando il dolore in un profondo ringraziamento per il bene seminato da Sara e in un appello accorato ai giovani a non sprecare nemmeno un istante della propria vita.
“Ci troviamo qui, oggi, con il cuore ferito, quasi incredulo. La morte di Sara lascia senza parole: giovane, sedici anni appena, una morteimprovvisa, tragica, arrivata dentro una catena di fatalità che appare ancora piùincomprensibile. E davanti a tutto questo, la prima verità è semplice e dolorosa: oggi non piangiamo. E il nostro pianto è vero. E’ il pianto della famiglia, di Mamma Paola, di Papà Giacomo, della sorella Emanuela, e degli amici coi quali Sarasi trovava insieme domenica scorsa, quando è successo quel tragico evento, dei giovani, dei suoi compagni di classe, di chi gli ha voluto bene, di tutta la nostracomunità.
Ma dentro questo dolore, la Parola di Dio non cancella le lacrime: le attraversa. Eci aiuta a guardare Sara con uno sguardo più profondo. Abbiamo ascoltato laparabola dei talenti. Spesso pensiamo che i talenti siano le capacità, i doni straordinari, quello che uno safare meglio degli altri. In verità, i talenti sono le opportunità della vita, le occasioni dibene che Dio mette nelle nostre mani, i volti che ci affida, il tempo che ci consegna,gli incontri che ci chiede di custodire.
E Sara quei talenti, li stava scoprendo e iniziava a farli circolare, pensiamoall’indirizzo scolastico scelto; dando la propria disponibilità come animatrice al Grest,ecc. Sara questi talenti, li ha fatti circolare. Li ha trasformati in bene. Un benetestimoniato dalla presenza di tante persone. Lo ha fatto nella sua famiglia, a scuola, con gli amici, con i bambini e in particolarecon il cuginetto donando il suo tempo per curarlo. In queste esperienze, Sara non hasolo svolto un compito. Ha avuto cura. Ha mostratopremura per ciascuno. Il Vangelo ci dice un’altra cosa: una vita è grande quando l’amore che ha seminatocontinua a vivere negli altri. Sara non ha vissuto tanti anni. Questo ci ferisce immensamente. Ma, dentro gli anniche ha avuto, ha saputo mettere qualcosa di prezioso: presenza, delicatezza, dolcezza e bontà, disponibilità, vicinanza, soprattutto ha messo cuore. E questo nonva perduto. Questo resta davanti a Dio. E resta anche dentro di noi. Per questo la prima lettura, l’inno alla Carità di San Paolo, oggi non è una paginasemplicemente bella. E’ una parola che prende carne qui, in questa chiesa, in questi giorni.
“ La carità…tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta”. Quante volte, davanti a tragedie come questa, una comunità rischia di sentirsi impotente. Eppure proprio in questi giorni abbiamo visto qualcosa di grande: una comunità chesi è stretta attorno alla famiglia di Sara, proprio come già accaduto nella tragicamorte della cara Vanessa Fino, avvenuta nella primavera di due anni fa. Vicinanza, silenzio rispettoso, abbracci, preghiera, presenza. Tante persone hannofatto sentire alla famiglia di Sara e a chi soffre: non siete soli. Questa è la carità cristiana. Non è teoria. Non è un sentimento vago. E’ il bene che si fa vicino. E’ il peso del dolore che si porta insieme, E’ il volto di unacomunità che, mentre non sa spiegare tutto, sceglie di amare sempre e comunque.E permettetemi una parola a voi giovani, che oggi siete qui numerosi e portatedentro una ferita forte. Cari ragazzi, la morte di Sara vi scuote, vi provoca, vi mette davanti a una verità dura,la vita è fragile. Sì, è fragile. Può cambiare in un attimo. E questo fa paura. Ma proprio per questo voglio dirvelo con forza: la vita è preziosa. E voi non siete fatti per lasciarvi spegnere dentro.
Non siete destinati alla rassegnazione. Non siete chiamati a vivere in superfice. Siete chiamati a vivere davvero. A voler bene davvero. A non rimandare il bene. A dire una parola buona quando è possibile dirla. A chiedere scusa quando serve. A esserci per chi è fragile. A non sprecare i giorni. La fragilità della vita non deve rubarvi il coraggio. Deve, semmai, insegnarvi la verità delle cose importanti. E allora oggi, mentre affidiamo Sara al Signore, noi non diciamo soltanto addio. Ma diciamo: grazie. Grazie Sara, per il bene seminato. Grazie per la cura data in modo speciale ai bambini. Grazie per la premura semplice e concreta che hai avuto verso tante persone. Grazie perché ci lasci una domanda seria su come vivere, e insieme unatestimonianza bella.
E al Signore chiediamo una sola cosa: Che accolga Sara nella pienezza della sua pace,che sostenga la sua famiglia in questo dolore così grande, che conforti la sorellaEmanuela ……. e i suoi amici e che a tutti noi doni di trasformare questa ferita in unavita piena, più unita, capace di maggiore carità.
Perché alla fine, come ci ha ricordato San Paolo, solo l’amore non avrà mai fine”
