La Cei accende i riflettori sull’autismo

La Conferenza Episcopale Italiana ha acceso i riflettori sulle persone affette da autismo e sulle loro necessità. Lo ha fatto attraverso il “Tavolo dell’autismo dell’ufficio nazionale per la pastorale della salute”. Il consesso è stato l’occasione per rilanciare, si legge in una nota, “il grido inascoltato delle famiglie che denuncia la carenza, in molte aree del nostro paese, di professionalità e opportunità per la diagnosi e l’intervento precoce e la costante violazione del diritto ad avere pari opportunità educativa e di sviluppo professionale”.

Aspetti su cui è più che mai opportuno soffermarsi anche in considerazione del bussare alla porta della “Giornata mondiale della consapevolezza dell’autismo” che si celebrerà venerdì 2 aprile.

Gli esperti del Tavolo hanno ricordato le ragioni della sua genesi ovvero “promuovere percorsi di inclusione sociale basati sulle specifiche competenze abilità di ogni studente e finalizzati alla socializzazione, all’inserimento lavorativo permanente o all’avvio di esperienze per la creazione di impresa, microimpresa o autoimpiego”. Nella consapevolezza che l’autismo non può trasformarsi in una duplice maledizione, sanitaria e sociale, per chi purtroppo quotidianamente con esso si trova a convivere. Il cammino non è semplice ma è doveroso, in primo luogo in ottica cristiana.

Il Tavolo non manca di evidenziare infatti che “le difficoltà associate all’autismo possono rendere davvero difficile, per la persona che ne soffre, trovare e mantenere un lavoro”. Ma la via d’uscita esiste ed è ampiamente percorribile attraverso “un supporto adeguato di personale tecnico appositamente formato rivolto ai familiari, ai colleghi, ai datori di lavoro”.

E non abbandonando mai la stella polare del concetto che “le persone con autismo possono avere molto da offrire”. Un invito che non concede nulla alla genericità ma va anzi dritto ai problemi sul tappeto e alle risorse da potere mettere in campo: “in Italia – spiega la Cei- sono ancora troppo poche le strutture in grado di dispondere al bisogno di diagnosi e terapia sancito dai livelli essenziali di assistenza, in questo panorama, spicca l’impegno delle 52 sedi operative dei 14 enti del terzo settore di ispirazione cristiana che seguono oltre 28 mila persone con autismo, di cui la metà inferiore agli 11 anni”.

0Roma, 01 aprile 2021   |  CHIESA

La Cei accende i riflettori sull’autismo

Primo punto, stare vicini in modo concreto a chi ne soffre. Punto secondo, promuoverne l’inclusione all’interno della società.cei autismo

credit “Chiesa Cattolica”

La Conferenza Episcopale Italiana ha acceso i riflettori sulle persone affette da autismo e sulle loro necessità. Lo ha fatto attraverso il “Tavolo dell’autismo dell’ufficio nazionale per la pastorale della salute”. Il consesso è stato l’occasione per rilanciare, si legge in una nota, “il grido inascoltato delle famiglie che denuncia la carenza, in molte aree del nostro paese, di professionalità e opportunità per la diagnosi e l’intervento precoce e la costante violazione del diritto ad avere pari opportunità educativa e di sviluppo professionale”.

Aspetti su cui è più che mai opportuno soffermarsi anche in considerazione del bussare alla porta della “Giornata mondiale della consapevolezza dell’autismo” che si celebrerà venerdì 2 aprile.

Gli esperti del Tavolo hanno ricordato le ragioni della sua genesi ovvero “promuovere percorsi di inclusione sociale basati sulle specifiche competenze abilità di ogni studente e finalizzati alla socializzazione, all’inserimento lavorativo permanente o all’avvio di esperienze per la creazione di impresa, microimpresa o autoimpiego”. Nella consapevolezza che l’autismo non può trasformarsi in una duplice maledizione, sanitaria e sociale, per chi purtroppo quotidianamente con esso si trova a convivere. Il cammino non è semplice ma è doveroso, in primo luogo in ottica cristiana.

Il Tavolo non manca di evidenziare infatti che “le difficoltà associate all’autismo possono rendere davvero difficile, per la persona che ne soffre, trovare e mantenere un lavoro”. Ma la via d’uscita esiste ed è ampiamente percorribile attraverso “un supporto adeguato di personale tecnico appositamente formato rivolto ai familiari, ai colleghi, ai datori di lavoro”.

E non abbandonando mai la stella polare del concetto che “le persone con autismo possono avere molto da offrire”. Un invito che non concede nulla alla genericità ma va anzi dritto ai problemi sul tappeto e alle risorse da potere mettere in campo: “in Italia – spiega la Cei- sono ancora troppo poche le strutture in grado di dispondere al bisogno di diagnosi e terapia sancito dai livelli essenziali di assistenza, in questo panorama, spicca l’impegno delle 52 sedi operative dei 14 enti del terzo settore di ispirazione cristiana che seguono oltre 28 mila persone con autismo, di cui la metà inferiore agli 11 anni”.

La Conferenza dei vescovi ricorda come “ben il 62 per cento delle strutture si occupa di diagnosi , anche se solo una minima parte lo fa con un adeguato riconoscimento da parte del servizio sanitario nazionale”.

La Cei riconosce il lodevole impegno nell’attivarsi per fronteggiare il problema delle varie strutture in un tempo tanto delicato come l’attuale contrassegnato dall’urlo della pandemia. Un impegno multiforme consistito nel “rispondere ai bisogni delle persone assistite, delle loro famiglie e degli operatori avviando percorsi formativi per il personale, riorganizzando gli ambienti per favorire il distanziamento sociale, avviando servizi di supporto da remoto attraverso piattaforme dedicate” Tutto con un concetto aureo sullo sfondo e nel cuore: “la centralità della persona umana nelle più diverse componenti e la sua accoglienza globale nel rispetto di potenzialità e limiti di ciascuno”.

Molto quindi è stato fatto, conclude la Cei, ma molto è quanto si può , si deve ancora fare affinchè la persona autistica possa esplicare il proprio vivere sociale nella più assoluta inclusione e dignità.

(immagine credit Chiesa Cattolica)

Cristiano Comelli ©

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